NAPOLI. LO SFASCIO DELLA BIBLIOTECA DI VICO: L’ANTICA BIBLIOTECA GIROLAMINI

 

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Marino Massimo De Caro all´interno della biblioteca Girolamini di Napoli (FOTO PINDE)

 

I LIBRI SPARITI DELLA BIBLIOTECA DI VICO. IL DOTTORE SENZA LAUREA E I LIBRI SPARITI. NAPOLI, APPELLO DI DUEMILA INTELLETTUALI CONTRO IL DIRETTORE MARINO MASSIMO DE CARO SEDICENTE PRINCIPE E SENZA LAUREA

 

Aprile 2012

 

Affidereste una delle biblioteche più ricche d’ Italia cioè del mondo, piena di tesori inestimabili, a un sedicente principe dottore che non è principe e non è laureato?

 

È successo: il «nobiluomo» “Marino Massimo De Caro” ha in mano, col benestare ministeriale, la biblioteca napoletana dei Girolamini. Quella di Giovan Battista Vico. E il giorno stesso in cui usciva sui giornali l’ allarme di centinaia di studiosi si è precipitato a denunciare il furto di un sacco di libri.

 

Tutto è cominciato un paio di settimane fa quando Tomaso Montanari, fiorentino, docente di Storia dell’ arte moderna alla «Federico II» di Napoli, autore del saggio «A che serve Michelangelo?» (zeppo di pesantissimi dubbi sul crocifisso attribuito al Buonarroti e acquistato dal governo Berlusconi per più di tre milioni di euro) ha denunciato su «Il Fatto» di avere visitato la Biblioteca dei Girolamini, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose: disordine, polvere, pile di libri preziosi accatastate per terra, lattine vuote di Coca-Cola abbandonate sugli antichi banconi… «La biblioteca oggi è chiusa – scriveva Montanari – perché dev’ essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca».

 

Una denuncia clamorosa. Anche perché elencava una serie di perplessità sul nuovo direttore, il «professore» Marino Massimo De Caro: «Comunque stiano le cose è incredibile che a dirigere uno dei santuari della cultura italiana sia uno degli esemplari più pregiati della fauna del “sottobosco” esplorato da Ferruccio Sansa e Claudio Gatti nel libro (appena) uscito. Lì De Caro è il mediatore nell’ affare del petrolio venezuelano, “uno dei casi più clamorosi di alleanza tra berlusconiani e dalemiani”».

 

Console onorario del Congo, già assistente del senatore Carlo Corbinelli, già Responsabile pubbliche relazioni dell’ Inpdap nel Nord-Est, già vicepresidente esecutivo dal 2007 al 2010 di Avelar energia (parchi eolici e solari) del gruppo Renova appartenente all’ oligarca russo Victor Vekselberg, già titolare di una libreria antiquaria a Verona, già socio nella libreria antiquaria Buenos Aires (la «Imago Mundi») di Daniel Guido Pastore, coinvolto in Spagna in una inchiesta su una serie di furti alla Biblioteca Nazionale di Madrid e alla Biblioteca di Saragozza, è finito nel «giro» ministeriale con Giancarlo Galan.

 

Lo si legge in una nota del ministero stesso: «Il Dott. Marino Massimo De Caro è stato chiamato a collaborare con il Ministero dal Ministro Giancarlo Galan in data 15 aprile 2011 in qualità di consulente esperto per l’ approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura, dell’ editoria nonché delle tematiche connesse all’ attuazione della normativa concernente l’ autorizzazione alla costruzione e all’ esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e al loro corretto inserimento nel paesaggio. Il Ministro Lorenzo Ornaghi in data 15 dicembre 2011 ha confermato l’ incarico al Dott. Marino Massimo De Caro, come ha fatto con altri consiglieri del Ministro Galan, in qualità di consulente esperto per l’ approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura e dell’ editoria».

 

Riprendiamo un passaggio del libro «Il sottobosco» di Gatti e Sansa a proposito di una intercettazione: «Il 27 dicembre 2007 De Caro si lamenta di un capitano dei carabinieri del Nucleo del patrimonio artistico di Monza che lo sta “scocciando” per un libro acquistato in un’ asta pubblica in Svizzera. È indagato per ricettazione, spiega, e la cosa ha bloccato la sua nomina a console onorario del Congo perché il ministero degli Esteri non sta concedendo il nullaosta. (…) Il 17 luglio 2009 De Caro potrà finalmente rilassarsi perché il sostituto procuratore di Milano Maria Letizia Mannella, “rilevato che l’ incunabolo non è stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche”, chiede il non luogo a procedere. In altre parole, visto che l’ oggetto della presunta ricettazione è scomparso e che le tre persone coinvolte si accusano a vicenda, la pm finisce con l’ archiviare il tutto». Ripetiamo: tutto archiviato. Ma tra tante possibili scelte non c’ erano altri dal profilo assolutamente cristallino cui affidare una biblioteca di libri preziosi già molto saccheggiata nei decenni?

 

Offeso dai sospetti, il giorno dopo la denuncia il direttore spiega al Corriere del Mezzogiorno di avere tutte le carte in regola: «Mi sono laureato a Siena, ho insegnato Storia e tecnica dell’ editoria nei master di specializzazione dell’ Università di Verona». Di più: «Sono stato consulente del cardinale Mejia, bibliotecario del Vaticano, ho pubblicato un libro su Galilei, sono stato direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto…» Di più ancora, spiega al Mattino: «Il padrino di battesimo di mio nonno è stato Benedetto Croce. La mia famiglia, che tramandava il titolo di Principi di Lampedusa, si è unita con quella del famoso Tomasi ed è in quel momento che è diventato di Lampedusa, anche di questo andiamo fieri».

 

«Perdindirindina!», esclamerebbe Totò che si vantava di essere Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, Duca di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e di Durazzo. «Falso», gli risponde il giorno dopo, sempre sul quotidiano partenopeo, il vero principe Gioacchino Lanza Tomasi: «Le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dai principi di Lampedusa sono un’ impostura. Il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667. I Caro quindi con il titolo di principe di Lampedusa non hanno nulla a che vedere. … Il nostro eminente bibliotecario queste cose dovrebbe averle sulla punta delle dita. E consiglierei al priore dei Girolamini di vigilare su un archivista che invece di appoggiarsi alla documentazione si avvale di casi di omonimia».

 

Vabbé, sempre «professore» resta. Lo dice un comunicato stampa dell’ Associazione nazionale «Il Buongoverno», costituita a Milano e «presieduta dal Sen. Riccardo Villari, con Marcello Dell’ Utri presidente nazionale onorario. Il segretario è il senatore Salvatore Piscitelli. (…) Segretario organizzativo nazionale è il professor Marino Massimo De Caro». Perdindirindina bis!

 

Peccato che, a dispetto delle dichiarazioni e dei comunicati ufficiali del ministero che lo chiama ripetutamente «dottore», il nostro De Caro all’ Università di Siena, dove si iscrisse a Giurisprudenza nel 1992/1993 restando iscritto fino al 2002, non si sia mai laureato. E che lo stesso cervellone centrale dell’ Università di Verona non conservi traccia, manco di striscio, del passaggio da quelle parti dell’ illustre «docente».

 

Il dettaglio più divertente, tuttavia, è l’ ultimo. Prima ancora che uscissero tutti questi ritocchi all’ auto-agiografia, centinaia e centinaia di intellettuali avevano iniziato a firmare un appello per chiedere che il ministro Lorenzo Ornaghi come fosse possibile che una biblioteca importante come quella dei Girolamini fosse stata affidata a «un uomo che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo».

Parole durissime, sottoscritte fino a ieri sera da poco meno di duemila personalità, tra le quali Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Dario Fo e Franca Rame, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis, Tullio Gregory, Gustavo Zagrebelsky, Gioacchino Lanza Tomasi, Adriano La Regina, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino (presidente di Italia Nostra), Lamberto Maffei (presidente dell’ Accademia dei Lincei), Dacia Maraini, Stefano Parise (presidente dell’ Associazione Italiana Biblioteche), Stefano Rodotà, Rosario Villari…

 

Bene: la mattina stessa in cui esce la notizia dei dubbi di quegli intellettuali, il «Dottor», «Principe», «Professor» Marino Massimo De Caro si presenta alla Procura della Repubblica. Vuol fare una denuncia: si è accorto che nella sua biblioteca sono spariti millecinquecento libri…

 

Le origini L’ edificio La Biblioteca dei Girolamini è la più antica biblioteca di Napoli, nella quale sono contenuti alcuni dei libri più importanti della letteratura mondiale. La struttura fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini. L’ apertura La biblioteca è stata aperta al pubblico nel 1586 e consentiva di leggere testi importanti di filosofia, teologia cristiana, musica sacra e storia dell’ Europa. Le celebrità La biblioteca è diventata famosa quando iniziò ad andarci Giovan Battista Vico le cui spoglie, peraltro, riposano proprio nella chiesa vicina. Il declino Dopo il terremoto del 1980 la struttura venne usata per ospitare gli sfollati. Da allora è iniziato un periodo di declino e abbandono andato avanti per anni. Attualmente, il direttore è Marino Massimo De Caro.

 

Fonte: srs di Stella Gian Antonio da il Corriere della Sera, del 17 aprile 2012, pag. 27

Link: http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/17/libri_spariti_della_biblioteca_Vico_co_8_120417013.shtml

 

 

NAPOLI CHIAMA VERONA. MARINO MASSIMO DE CARO VIVE ALLA BIONDELLA ED È INDAGATO PER PECULATO PER I LIBRI SCOMPARSI. DAI FURTI SOSPETTI ALLA CATTEDRA
«MAI INSEGNATO QUI IN ATENEO»

 

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De Caro con in mano  uno  dei preziosi libri della biblioteca dei Girolamini

 

L´Università di Verona: «L´ex direttore della Biblioteca dei Girolamini non ha mai tenuto corsi». Dubbi anche sulla laurea e sul titolo nobiliare

 

Marino Massimo De Caro si affaccia alla porta della sua abitazione, un villino in zona Biondella immerso nel verde di un parco privato. «Sto parlando adesso con il mio avvocato», dice con tono calmo, spiegando di non voler rilasciare dichiarazioni alla stampa. Ma fa anche intendere di non escludere la possibilità di parlare nei prossimi giorni.

 

E allora, forse, avremo anche la sua versione dei fatti, ormai finiti tra le colonne di tutti i giornali nazionali, riguardo alla scomparsa di 1.500 preziosi volumi e manoscritti della cinquecentesca Biblioteca dei Girolamini, la più antica di Napoli.

 

Perché c´è un lungo filo di dichiarazioni inesatte e giri ancora poco chiari che collega Verona alla città partenopea. A tendere questo filo da un capo all´altro della penisola è lui, Marino Massimo De Caro, d´origine barese, ex direttore (già contestato) della Biblioteca dei Girolamini, scrigno di testi antichi di grande valore.

 

Ecco che succede: due giorni fa, la procura di Napoli autorizza la perquisizione delle abitazioni di De Caro. Egli, infatti, è iscritto nel registro degli indagati per peculato nell´ambito dell´inchiesta sulla scomparsa dei preziosi volumi dagli scaffali della biblioteca napoletana.

 

E Verona? C´entra per tre motivi. Primo, la villa della Biondella, sopra Borgo Venezia, è una delle abitazioni oggetto delle ispezioni dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale. É stata posta sotto sequestro la Biblioteca dei Girolamini, e perquisita anche la residenza napoletana di De Caro.

 

Secondo, De Caro ha dichiarato al «Corriere del Mezzogiorno» di aver «insegnato Storia e tecnica dell´editoria nei master di specializzazione dell´università di Verona», e quindi di intrattenere con la nostra città un rapporto professionale, oltre che abitativo. Terzo, il nome di De Caro è legato a una libreria antiquaria in centro storico.

 

Allora: da noi interpellata sui corsi tenuti dal «professor» De Caro, l´università risponde picche. Nel senso che De Caro non risulta titolare di alcuna cattedra nel nostro ateneo, né oggi né in passato. Però ci è mancato poco: «Risulta una sua proposta per l´attivazione di un corso, risalente all´anno scorso e poi più concretizzata. Comunque, non è mai stato nostro docente», dicono dall´università.

Nel frattempo, emergono dubbi sulla veridicità della laurea che De Caro afferma di aver conseguito a Siena, nonché sul titolo nobiliare di cui dice essere decorata la sua famiglia.

 

Le indagini sul filone dei libri scomparsi sono tuttora in corso. Ma non è escluso che proprio in terra scaligera possa saltar fuori qualche prezioso tomo tra quelli che risultano trafugati alla biblioteca dei Girolamini.

 

Nel frattempo, De Caro è stato raggiunto dagli strali di circa duemila personalità della cultura italiana, firmatarie di un appello per cacciarlo da direttore dei Girolamini, in quanto «non ha i benché minimi titoli scientifici e la competenza professionale per onorare quel ruolo».

Ruolo dal quale, in ogni caso, De Caro si è autosospeso pochi giorni fa. E la faccenda si fa sempre più spinosa, nonché intricata. L.CO.

 

Fonte: da L’Arena di Vverona di sabato 21 aprile 2012, CRONACA, pagina 15

Link: http://www.larena.it/stories/Home/355063_dai_furti_sospetti_alla_cattedramai_insegnato_qui_in_ateneo/

 

 

«NON HO RUBATO NESSUN LIBRO,
 ERANO STATI DIMENTICATI A CASA»

 

De Caro

De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini  (FOTO MARCHIORI)

 

OLDI. L´ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli è indagato per peculato nell´ambito di un furto milionario.

De Caro: «Ero riuscito a ottenere la restituzione di 28 volumi dalla casa d´aste Christie´s. Non potevo trasportarli tutti insieme, per cui abbiamo organizzato diversi viaggi»

 

Diceva che l´avrebbe fatto, e così è stato. Nella sua villa alla Biondella, sopra Borgo Venezia, Marino Massimo De Caro esce tra gli alberi del parco privato, per raccontare la sua versione dei fatti.
 L´ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli, indagato per peculato nell´ambito dell´inchiesta sul furto di 1.500 volumi antichi per un valore milionario, esordisce con un appunto sulla perquisizione subita pochi giorni fa, proprio qui, nella sua residenza veronese, dove abita dal 1999.

 

«I carabinieri hanno iniziato a setacciare la mia casa alle 22, per finire alle 2 di mattina». Risultato? Tre dei libri cercati erano qui a Verona. Tre dei tanti che ancora mancano all´appello, trasformando la scomparsa dei preziosi tomi in un caso nazionale.

 

ACCUSE E REPLICHE. Le indagini sono in corso. Ma la faccenda dei libri rubati è già costata a De Caro l´incarico di consigliere del ministro per i beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi, nonché quella di direttore della biblioteca dei Girolamini, ricoperto dallo scorso giugno. «Meglio così, mi sento più libero di difendermi».

 

In più, De Caro replica a chi lo accusa di non essere laureato: «Il mio titolo esiste. Chi afferma il contrario mi denunci, se ne è convinto». E contraddice quanto già dichiarato dalla nostra università, cioè che lui non avrebbe mai insegnato all´ateneo scaligero: «Nel 2005, ho tenuto alcune lezioni per lo Stedal, il master in storia e tecniche dell´editoria e antiquariato librario. Ero anche nel comitato scientifico». E la sua libreria antiquaria in piazza Erbe? «Chiusa da anni».

 

LA SUA VERSIONE. De Caro, colpito dalla gragnuola di accuse di alcuni dipendenti della biblioteca, di migliaia di intellettuali e di alcune inchieste giornalistiche, dà una sua spiegazione a tutto.

 

Qualche esempio: «Se tre libri erano a casa mia, c´è il motivo», afferma. E parte col racconto. «Il direttore di una biblioteca prestigiosa, qual ero io fino alla mia auto-sospensione, ha il dovere di aggiornarsi sui libri d´antiquariato in circolazione. Sono solito consultare il catalogo delle più importanti case d´asta, da ultimo quello della londinese Christie´s.  A marzo, mi accorgo che stanno per finire in vendita volumi marchiati con il timbro della biblioteca dei Girolamini. “Congregazione oratorio Napoli”, riportano infatti sul frontespizio. In alcuni, la scritta appare abrasa, come se si fosse tentato di cancellarla».

 

Quindi? «Dopo uno scambio di e-mail con la casa d´aste, io e il conservatore della biblioteca, don Sandro Marsano, voliamo a Londra. E portiamo con noi le fotocopie di un catalogo settecentesco dal quale risulta che quei libri provengono proprio dagli scaffali dei Girolamini, mentre non ve n´era traccia nei nostri cataloghi attuali».

 

I libri della biblioteca finiti nei depositi Christie´s sarebbero 28. «Riesco dunque a ottenere la restituzione dei volumi, e la casa d´aste li invia nella sua sede di Milano. Delego un amico per recuperarli e portarmeli a Verona. Da qui, li avrei trasferiti tutti a Napoli. Un po´ alla volta, perché io viaggio in treno o in aereo, e non avrei potuto portarmi appresso una cassa di libri. L´ultimo giro, l´ha fatto un mio amico con la sua auto. Per sbaglio ha dimenticato a casa mia tre tomi. Ma guarda un po´, il giorno stesso del rientro dei libri a Milano, escono sui giornali le accuse nei miei confronti», dice De Caro.

 

Cosa intende? De Caro punta il dito verso alcuni dipendenti della biblioteca dei Girolamini: «Loro hanno portato alla magistratura i nastri della videosorveglianza in cui mi si vede portar fuori dalla biblioteca alcune casse. Stavo solo andando a buttare pile di vecchie riviste senza valore: ecco perché non ho badato alle telecamere. Ed era il primo agosto: avrebbero dovuto denunciarmi allora».

 

Ma perché lo faceva di notte? «Quando sono a Napoli, due giorni la settimana, smaltisco il lavoro fino a tardi». Perché alla spazzatura non ci pensavano gli addetti alle pulizie? «Non ci sono fondi per pagarli». E allora chi ha rubato i libri? «Secondo me, qualcuno che lavorava in biblioteca da molti anni, e aveva avuto il tempo di scegliere e agire».

 

Fonte: srs di Lorenza Costantino da L’Arena di Verona di domenica 22 aprile 2012 CRONACA, pagina 17

Link:

http://www.larena.it/

 

 

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