IL CARTIGLIO DEL FARAOLE

cartiglio-nefertari

Cartiglio Nefertari

 

Per gli antichi egizi la parola aveva un magico potere: il nome evocava, creava, “era” la cosa nominata. Chiamarsi “Protettore dell’Egitto” voleva dire divenirlo realmente.

Questi concetti davano un potere creativo tanto alla scrittura geroglifica, quanto alle raffigurazioni.

Per questo il nome del cartiglio era fondamentale per il sovrano, che ne possedeva ben cinque: la  “titolatura” reale.

Il primo ( dedicato a Horus, il dio  Falco, di cui il re era l’erede terreno e l’incarnazione ), appare già prima della I Dinastia. Sempre nella I Dinastia compare il nome del “Giunco e Ape”  ossia “Re dell’Alto e del Basso Egitto” ( il giunco è una pianta simbolo della valle del Nilo, l’ape del Delta) e il nome delle “Due Signore” cioè di Wadjet e Nekbet, dee tutelari delle due terre.

 

Dalla IV Dinastia appare il nome di “Horus d’Oro” mentre quello del “Giungo e Ape” si trasforma nel prenome che rappresentava il titolo religioso del re.

Anche il vero nome del sovrano, che gli apparteneva dalla nascita, appare dalla IV Dinastia; da allora nome e prenome vennero incisi sui monumenti dei faraoni.

Identificare i re delle prime dinastie è difficile perché sui monumenti della loro epoca appare il nome di Horus, ma più tardi furono riportati solo il quarto ed il quinto.

 

Fonte: http://www.anticoegitto.net/

 

 

QUANTI NOMI PER IL FARAONE. PER ESEMPIO: TUTANKHAMON

 

nomi di TUTANKHAMON

 

Lettura e traduzione dei nomi di TUTANKHAMON

 

Chiunque abbia visitato l’Egitto non ha saputo resistere alla tentazione di acquistare o farsi incidere un “cartiglio”, simile a una specie di cappio, con il proprio nome scritto in geroglifici. Forse non tutti sanno che il nome contenuto in un “cartiglio” (dal francese “cartouce” = cartoccio, involucro) era un altissimo onore concesso solo al faraone o a membri strettissimi della sua famiglia. Un onore tanto elevato che neanche agli dei era concesso questo privilegio. Dunque, avete tutto il diritto di “atteggiarvi” un po’ quando sfoggiate, appesa al collo, quella medaglietta oblunga con sopra inciso il vostro nome…(!)

 

Su papiri, iscrizioni tombali, bassorilievi parietali, insomma, ovunque troviate impressi dei geroglifici, sempre individuerete uno o più cartigli. Essi sono riconoscibili dalla forma oblunga, con alla base una specie di nodo, con all’interno il “nomen” del faraone.

Al cospetto di un cartiglio potrete affermare con certezza di esservi imbattuti nel nome di un re o una regina… si, ma quale?


 

Cominciamo con il più celebre di tutti, il re-bambino TUT-ANKH-AMON.


Il giovane “TUT”, come familiarmente lo chiamano gli egittologi, in verità ha meritato la sua fama solo perché è l’unico re di cui si sia ritrovata la tomba pressoché intatta. 
Ben lontano dalle epiche gesta di RAMSES II il Grande o di TUTMOSIS III, TUTANKHAMON si è tuttavia conquistato la simpatia del mondo intero.


 

All’interno del suo cartiglio riconoscerete subito tre simboli: un “pane” (già incontrato nel nome di Iside) che si legge “T” (in questo caso ha il valore di fonema e non di desinenza femminile); una quaglia stilizzata che si legge “U” e ancora il “pane”.

Le tre lettere insieme formano la parola “TUT” che significa “immagine o figura”.

A questi primi tre geroglifici segue il simbolo della croce ansata, l’ “ANKH”, che significa “vita, vivente”.

Infine troviamo il nome del dio tebano “AMON”, composto da tre segni: il giunco fiorito che si legge “I” (per convenzione “A”); la scacchiera vista di profilo che si legge “MEN”; la linea ondulata che si legge “N” (nota: in questo caso l’ultimo segno ha solo la funzione di facilitare la lettura).
Dunque TUT-ANKH-AMON significa “IMMAGINE VIVENTE DI AMON”.


 

Notare che il nome “AMON”, trattandosi di un dio, è sempre scritto per primo, anche se si legge per ultimo.

Dunque l’ordine dei geroglifici è il seguente: “IMEN” “TUT” “ANKH”, ma si legge “TUT” “ANKH” “AMON”.



 

Quasi sempre, nello stesso cartiglio o in un altro accoppiato al primo, compare anche un nome aggiuntivo e “ufficiale” imposto al faraone all’atto dell’incoronazione.

 

Nel nostro caso esso è NEB KEPHERU RA che significa TUTTE LE TRASFORMAZIONI (o ASPETTI) di RA (il sole). NEB è il geroglifico del cesto e ha il significato di “TUTTO, OGNI” o anche di “SIGNORE, PADRONE” ecc. KEPHER è lo scarabeo che significa “TRASFORMAZIONE”, i tre trattini verticali che lo seguono indicano il plurale e si leggono “U”. Infine il cerchio con un punto al centro che si legge “RA” (il dio sole). Nota: la frase si può tradurre anche “SIGNORE DELLE METAMORFOSI DI RA”.



 

Per quanto appena detto, i segni sono scritti per ordine di importanza “gerarchica”, quindi per primo RA (la massima divinità egizia), poi lo scarabeo KEPHER (con i relativi segni di plurale) e infine il cesto NEB.



Divertiamoci ora a tradurre il nome completo di TUT-ANKH-AMON – NEB-KEPERU-RA = IMMAGINE VIVENTE DI AMON – SIGNORE DELLE METAMORFOSI DI RA.


 

Non c’è male, no? Un nome così altisonante per un re che era poco più di un bambino… questo è l’EGITTO, questo è il suo intramontabile fascino.

 

(Ettore Ranalletta)

 

Fonte: http://www.anticoegitto.net/

 

 

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