VERONA-PIAZZA CORRUBBIO: LA NECROPOLI «SARÀ (SOLO) NEI LIBRI DI ARCHEOLOGIA»

 

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PARCHEGGIO E REPERTI. Dagli scavi è affiorato un eccezionale cimitero cristiano medievale

 

Correva l’anno 2010

Un enorme cimitero cristiano risalente all’alto Medioevo: il più significativo mai emerso a Verona. Ecco cosa c’è sotto piazza Corrubbio. Tombe di foggia diversa, sia a «cappuccina», ovvero con coperture di tegole, sia a cassone, cioè simili a bare di pietra: le ultime, queste, affiorate dal terreno. Almeno una novantina le sepolture rinvenute dagli archeologi in questi mesi di scavi: e molte di esse contengono i resti di più persone, talvolta anche una decina ciascuna. Potrebbero essercene ancora altrettante.

 

«Prezioso materiale di studio per approfondire la conoscenza della storia veronese», dicono gli esperti al lavoro.  Se si continua di questo passo, si prospetta una mole di reperti eccezionale: un evento che «entrerà nei libri di archeologia».

 

Ma questo non basta a fermare il parcheggio sotterraneo che nessuno, a San Zeno, vuole.

Le tombe, spiegano gli archeologi, sono facilmente smontabili e asportabili dal luogo di ritrovamento, anche perché povere: prive, cioè, di strutture massicce e corredi.

 

Secondo indiscrezioni, si sta già pensando di riservare un angolo dell’area del futuro parcheggio per esporre la ricostruzione di qualche sepolcro. E ora sembra che i tempi dei sondaggi nel suolo siano destinati a dilatarsi ulteriormente: il lavoro per togliere i reperti è molto rilevante.

 

Nel frattempo, il comitato «Salviamo piazza Corrubbio», guidato da Mao Valpiana, torna all’attacco con una nuova trovata «contro lo sfregio all’urbanistica del quartiere, alle attività commerciali messe in ginocchio, e alla natura, poiché i 15 alberi della piazza saranno tagliati».

 

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Le facce di Piazza Corrubio

 

Ai balconi e alle finestre delle palazzine affacciate sul cantiere sono stati esposti oltre 50 ritratti di abitanti. E altri seguiranno nei prossimi giorni. Volti di cittadini dipinti a tempera su pezzi si stoffa colorata dall’artista sanzenate Loretta Viscuso, già promotrice della protesta contro il taglio delle robinie sulle Regaste. «Le vedete, non sono facce sorridenti», spiega lei, indicando le «tele» ai poggioli. «Sono lì per ricordare al Comune, alla Soprintendenza e alla ditta Rettondini che noi stiamo qui per controllare ciò che succede».

 

Valpiana rilancia le tre domande cruciali indirizzate in particolare al sindaco Tosi e all’assessore Corsi:

Primo: «Perché il Comune ha fatto retromarcia sul parcheggio di San Giorgio, mentre in piazza Corrubbio si insiste solo sulla questione della penale?».

Seconda: «Se la tramvia, a lavori già commissionati, si è potuta trasformare in filobus, perché anche il progetto di quest’opera non ha potuto essere modificato?».

Terza: «Perché non è stata trovata un’alternativa da proporre alla ditta».

(L.CO.)

 

Fonte: da L’Arena di Verona, di Sabato 20 Marzo 2010, CRONACA, pagina 10

 

VERONA: TRAFORO E CULTO DEI MORTI, OGGI SI SCAVA NEI CIMITERI PER FARCI PASSARE I VIVI

 

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Dicono che non passa quasi giorno che sotto Piazza Corrubio a San Zeno, dove si sta scavando per ricavarne il grande parcheggio sotterraneo, non si trovino una o più tombe.

Chi l’ha visto, racconta di un bellissimo scheletro intatto, riparato dalle grandi tegole di una tipica tomba a capanna, e fotografato da qualcuno degli addetti ai lavori prima che venisse asportato e mandato chissà dove.  Fotografato per sfizio personale, pare, perchè le antichissime salme non interessano a nessuno, neppure alla Soprintendenza archeologica che non sa più dove mettere i reperti.

 

Come si sa, nella nostra civiltà che dal comunismo è passata direttamente al consumismo si è persa l’usanza del culto dei morti, che fin dalla più antica antichità aveva un grande valore perchè rappresentava, prima ancora che si pensasse alla sopravvivenza in una vita futura, la continuità con gli antenati.

Oggi, pare che il culto dei morti sia in uso soltanto fra i cinesi, dei quali non ce n’è neanche uno nei nostri cimiteri, e si fanno trasportare tutti nei loro cimiteri in Cina, così che si pensa che anche i commercianti cinesi che attendono di sostituire gli italiani a Piazza Corrubio non abbiano alcun interesse ai poveri morti che ancora stanno sotto quelle che diverranno le loro botteghe.

 

D’altra parte, non rispettare i cimiteri è diventato quasi un obbligo nella nostra civiltà, e si capisce perchè il progetto di far passare in fianco ai cimiteri di Avesa e Quinzano un’autostrada destinata a ridurre il percorso dei tir sloveni, croati e serbi da Venezia al Brennero non abbia fatto muovere un sopracciglio a nessuno, neppure ai cultori delle tradizioni e delle memorie territoriali.

 

I due cimiteri di Avesa e Quinzano non sono più «frazionali», destinati agli abitanti della zona, ma sono molto appetiti anche da gente che vi porta i suoi morti da tutta Verona e anche da fuori, perchè sono tranquilli, con parcheggi dove si può sperare di poter far sostare la macchina, non come nel grande falansterio del Monumentale, dove se un visitatore si perde nel labirinto del sottosuolo è ritrovato soltanto con le trombe del giudizio universale.

 

Ma tutti i cimiteri per legge hanno diritto ad un’area di rispetto che ne salvaguardi la sacralità e il silenzio, e non pare che questo avverrà quando i poveri fiori sulle loro tombe saranno continuamente sconvolti dal vento caldo, rumoroso e puzzolente causato dal passaggio dei tir sulla vicina autostrada, e se c’è qualche antico lumino, residuo di un’epoca che metteva una fiammella a celebrare la vita, sarà irrimediabilmente spento.

 

Ma oggi, si sa, la terra si scava non più per deporvi i morti, come una volta, ma per farci passare i vivi, che hanno fretta magari anche soltanto per arrivare prima a quell’ultimo incontro che ferma la marcia e la vita.

 

Verona, sabato 3 aprile 2010

 

Fonte: srs di Giuseppe Brugnoli, da L’Arena di Verona di  Giovedì 04 Marzo 2010; LETTERE, pagina 21

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