AKHENATON: IL RITORNO DELLA MUMMIA DEL FARAONE MONOTEISTA

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A stela at the Egyptian museum in Cairo is seen Thursday, March 11, 2010 , Egypt, showing Pharaoh Akhenaten, his Queen Nefertiti and their children worshipping the sun in the more natural artistic style of the time. The identification of Akhenaten’s mummy through DNA tests could be a step toward filling out the picture of a time 3,300 years ago when Akhenaten embarked on history’s first experiment with monotheism

 

I test del DNA che hanno rivelato le probabili cause della morte del giovane faraone Tutankamon hanno risolto uno dei tanti misteri dell’antico Egitto.

La scoperta potrebbe aiutare a completare il quadro di un affascinante periodo che risale a più di 3300 anni fa, quando Akhenaton intraprese il primo tentativo della storia di introdurre il monoteismo.

 

Nel corso dei suoi 17 anni di governo, Akhenaton cercò di rovesciare più di due millenni di religione e arte egiziana per stabilire il culto di un unico dio del sole. Alla fine il suo audace esperimento fallì e suo figlio, il giovane Tutankhamon, che gli successe ripristinò la vecchia religione. Nessuno seppe mai cosa accadde al faraone eretico, la cui tomba nella capitale che egli si fece costruire ad Amarna non fu finita e il cui nome fu cancellato dalla lista ufficiale dei re.

 

Due anni di test di DNA e TAC sulle 16 mummie reali, condotti dal Supreme Council of Antiquities d’Egitto, hanno prodotto solide prove per attribuire una mummia non identificata a quella di Akhenaton, conosciuta come KV55, numero che le fu assegnato dopo la scoperta della tomba in cui fu trovata nel 1907 nella Valle dei re in Egitto.

 

Gli esami, i cui risultati sono stati comunicati lo scorso mese, hanno stabilito che KV55 fu il padre del re Tutankhamon e il figlio del faraone Amenhotep III, una stirpe che, secondo le iscrizioni, corrisponde a quella di Akhenaton. Si è a lungo pensato che KV55 fosse la mummia di un individuo troppo giovane per essere Akhenaton, che si stimava avesse 40 anni quando morì. Le analisi hanno anche stabilito la corretta età della mummia, e si è avuta la corrispondenza dei dati della ricerca con Akhenaton.

 

Albert Zink, direttore dell’Istituto per le Mummie e dell’Iceman dell’Accademia Europea di Bolzano, che ha lavorato al progetto, ha dichiarato che c’era solo una soluzione per attribuire i dati genetici a disposizione. La ricostruzione dell’albero genealogico ha mostrato che la mummia doveva essere quella di Akhenaton e non di qualcun altro.

 

Ora gli esperti hanno intenzione di effettuare altri test per scoprire ulteriori dettagli sulla famiglia reale del faraone. Questi approfondimenti potrebbero dare un impulso alla realizzazione del nuovo museo di Akhenaton, vicino Amarna, la sua capitale lungo il Nilo dove ora si trova la provincia di Minya, a 220 km a sud del Cairo. La mummia del faraone sarà esposta in una sala del museo.

Le analisi hanno stabilito che un’altra mummia prima non identificata è quella della sorella del Akhenaton, con cui il faraone concepì Tutankhamon e che sembra sia morta per colpi subiti al volto e alla testa.

 

Resta ancora non individuata Nefertiti, la moglie più importante di Akhenaton, famosa per la sua bellezza. Il capo direttore delle antichità d’Egitto, Zahi Hawass, ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi è di individuare la mummia della regina.

 

La scoperta dei resti di Akhenaton ha dato spazio a varie ipotesi sulla ricostruzione del suo aspetto. Le statue reali del tempo mostrano una figura effeminata con fianchi femminili, testa allungata e labbra carnose, inducendo a pensare che potesse soffrire di malattie che avevano deformato il suo corpo. La mummia e i test del DNA, al contrario, hanno rivelato che il corpo del faraone era di un uomo normale non segnato da tare genetiche che potessero implicare entrambi i caratteri maschile e femminile.

Barry Kemp, che si sta occupando degli scavi ad Amarna dal 1977, ha affermato che i dati dovrebbero smorzare le tante interpretazioni tendenti al sensazionale.

Jerome Rose, dell’Università dell’Arkansas, collaboratore di Kemp, ha confermato che la scoperta rende ancora più interessante il loro lavoro ad Amarna.

 

La scoperta, tuttavia, non aiuta a capire come sia morto Akhenaton. A differenza della mummia di Tutankhamon ben conservata, per cui è stato possibile sapere che soffriva di anomalie congenite e di malaria, i resti di Akhenaton sono poco più che ossa senza tessuti non in grado di fornire indizi sulla sua morte.

La differenza nella conservazione del suo scheletro rispetto a quelli di tutte le altre mummie reali potrebbe essere dovuta alle sue credenze religiose o all’ostilità nei suoi confronti di coloro che si occuparono della sua sepoltura.

 

Secondo Carsten Pusch, dell’Institute of Human Genetics di Tubinga, che ha partecipato al progetto, le condizioni dei resti è un’altra prova che la mummia sia davvero quella di Akhenaton; il suo corpo fu trattato in modo diverso rispetto alle altre mummie.

 

Per la maggior parte del mondo Tutankhamon incarna la gloria dell’antico Egitto, perchè la sua tomba è stata riempita di tesori della ricca XVIII dinastia (1569-1315 a.C). Ma di fatto Tutankhamon fu un re minore. Il regno di Akhenaton, i cui inizi sono fissati intorno al 1350 a.C, fu molto più importante.

 

Akhenaton ruppe con i potenti sacerdoti di Amon, la principale dività d’Egitto, ripudiò molte divinità e ordinò il culto del sole, Aton. Trasferì la sua corte nella sua nuova capitale Amarna, che vide incrementare la popolazione fino a 30.000 abitanti.

 

Insieme alla rivoluzione religiosa, il faraone monoteista fu promotore di un drammatico cambiamento nell’arte egiziana, promuovendo uno stile naturalista in contrasto con le rigide convenzioni e le fredde pitture tombali con cui abbiamo familiarità. Un esempio del nuovo stile sono i resti di un pavimento in gesso dipinto di un palazzo, dove sono raffigurate anatre colorate che vengono fuori da un canneto lungo il Nilo.

 

Dopo la sua morte, la memoria del faraone monoteista fu epurata dai suoi successori e il sovrano rimase sconosciuto al mondo fino alla scoperta, avvenuta nel diciannovesimo secolo, della sua città reale di Amarna: unico caso di resti estesi di un’antica città egiziana e non solo di un tempio o di una tomba.

 

Per l’Europa vittoriana, già affascinata dal flusso di scoperte in Egitto, la notizia dell’esistenza di un faraone monoteista stimolò l’immaginazione del pubblico. Si sono susseguite diverse teorie riguardanti il retaggio di Akhenaton. Freud ipotizzò che il sovrano abbia potuto influenzare il giudaismo, una teoria che, per quanto superata, ha perdurato notevolmente.

Diversamente dalle divinità egiziane con sembianze di animali e uomini, il culto di Akhenaton era diretto a qualcosa di più astratto.

 

Il faraone, stando a Kemp, era disposto a credere solo in una fonte di potere soprannaturale che egli poteva vedere con i suoi propri occhi, il disco o la sfera del sole. Akhenaton fissò anche un nuovo codice etico. I suoi uomini di corte lo esortarono ad insegnare loro a distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e si pensa che probabilmente scrisse un trattato di guida morale che non è sopravvissuto.

 

La scoperta del corpo di Akhenaton rappresenta una benedizione per Minya, una delle più povere province d’Egitto, un territorio trascurato dai turisti diretti dalle piramidi di Giza, fuori il Cairo, ai templi di Luxor nel sud, dove si trova la Valle dei Re.

 

Hawass ha dichiarato che il museo di Minya ospiterà le mummie di Akhenaton, di sua madre, la regina Tiye, e della sua consorte e sorella. Ai visitatori sarà proposta una ricostruzione della storia del faraone.

 

Le rovine di Amarna una volta erano una tappa abituale delle crociere che si dirigevano a sud del Cairo. Una sommossa da parte di militanti islamici negli anni ‘90 allontanò purtroppo i turisti e solo in pochi sono tornati più di un decennio dopo.

I modesti hotel della città hanno ancora i cartelloni turistici degli anni ‘80 che pubblicizzavano, con l’immagine di Akhenaton, l’area come la “culla del monoteismo”.

 

Fonte: srs di Eugenio  da  Custodia di Terra Santa;  Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme (SBF) di giovedì 01/04/2010

 

 

 

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