SANT’AMBROGIO DI VERONA. I RESTI DI «DOMUS» ROMANE

santambrogio valpolicella sito archeologico

I resti dell’antica «domus» venuti alla luce a Sant’Ambrogio e destinati a tornare sotto terra (FOTO AMATO)

 

 

L’importante ritrovamento archeologico in una zona abitata da sempre: e sotto c’erano insediamenti retici dell’età del ferro. Ma ritorneranno sotto terra coperti dalla nuova via Roma Impossibile prelevare i mosaici: intervento troppo caro.

 

Sono venuti alla luce a testimoniare l’antica storia di Sant’Ambrogio e della Valpolicella, ma il loro destino è di ritornare presto sotto terra. I resti di un’ampia domus romana e di un nucleo abitativo dell’età del ferro hanno la “colpa” di trovarsi nel luogo sbagliato: cioè nella lottizzazione Ca’ di Rossi, a fianco della chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio.

 

Terreni ex agricoli destinati non solo alla costruzione di abitazioni e di un parcheggio, ma anche alla nuova traiettoria di via Roma: uno dei progetti di punta del Comune.

L’imbocco della strada per San Giorgio Ingannapoltron – ricordiamo – andrà spostato dal lato interno del campanile a quello esterno per un tratto di 200 metri, così da permettere all’edificio sacro la realizzazione di un sagrato più ampio e riparato dal traffico di questo crocevia, già teatro di incidenti: operazione resa possibile da una permuta di proprietà tra il Comune e la parrocchia.

Ma quando, lo scorso autunno, nella lottizzazione è iniziata la fase preliminare dei sondaggi archeologici, obbligatori in questa zona considerata “sensibile”, si è capito che lì sotto c’era qualcosa di piuttosto imponente.

E oggi, dopo circa sei mesi di scavi, si sa di cosa si tratta. «È un complesso romano che deriva da più fasi costruttive: è probabile che in origine, nella prima età imperiale, i nuclei fossero più d’uno, unificati e ampliati all’inizio del IV secolo», spiega Brunella Bruno, funzionario della Soprintendenza per i beni archeologici e responsabile per la provincia.

Doveva essere la residenza di una famiglia benestante, considerando che, tra le varie stanze, vi erano anche quelle adibite a terme private, con calidarium e frigidarium, i bagni con acqua calda e fredda. E i pavimenti erano in parte ornati con mosaici: ne sono stati ritrovati due, pur non completi. Raffigurano motivi floreali e geometrici con tessere in pietra locale di vari colori, rosso, rosa e grigio. Accanto alla domus sono emersi i resti di abitazioni di tipo retico risalenti all’età del ferro: «L’antica usanza di costruire case interrate, accessibili tramite scale, è comprovata in particolare a Sant’Ambrogio».

 

«La zona è stata abitata da sempre», continua la Bruno, «perché collocata in un punto strategico, non lontano dalla via Claudia Augusta, dall’Adige, e soprattutto dalle cave di pietra: già allora un’importantissima risorsa economica. Un luogo molto fertile, come l’intera Valpolicella, dove si era intrapresa la coltura della vite».

Sono resti di valore? «Intercettare un sito del genere capita raramente: la scoperta esige il vincolo di inedificabilità del luogo. La Soprintendenza ha disposto che, sebbene i resti siano ricoperti, non vi si possa mai costruire sopra, rischiando di distruggerli».

 

Ed ecco il punto dolente: perché rispedire la domus e le casette retiche sotto terra? Le nuove villette da costruire potranno sorgere a margine dell’area interessata dai resti, ma per la nuova traiettoria della strada e il parcheggio non c’è soluzione alternativa: copriranno l’area degli scavi. L’idea iniziale era di prelevare i mosaici, «ma sono in cattivo stato», spiega il funzionario, «perché le tessere tendono a staccarsi».

Consultato un restauratore, la stima dell’intervento risulta sui 30mila euro. Per la Soprintendenza, «la cifra è eccessiva rispetto ai fondi oggi a nostra disposizione», risponde Brunella Bruno.

I proprietari della lottizzazione si sono già sobbarcati la spesa per gli scavi archeologici. Spesa cui il Comune, con atto formale, si è impegnato a partecipare per l’area di sua competenza. «La strada, al contrario delle case, non rischia di danneggiare i reperti, anzi li proteggerà», rassicura la Bruno, «così passeranno ai posteri».

 

Fonte: srs di Lorenza Costantino; da L’Arena di Verona di Mercoledì 11 Agosto 2010,   PROVINCIA, pagina  2

Link: http://www.larena.it/

Link: http://www.larena.it/stories/Provincia/174029__scoperti_i_resti_di_domus_romana/

 

 

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