MARANO DI VALPOLICELLA. IL TEMPIO DI MINERVA ORA SVELA I SUOI SEGRETI

Girava l’anno 2010

 

Torna alla luce il tempio pagano di Marano 

 

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Marano di Valpolicella loc Pezza zona di Sant’ Anna Val Verde,  gli scavi archeologici

 

 

MARANO. Gli scavi sul monte Castelon danno i primi frutti e mostrano le forme del manufatto. Dalle prime indagini è emersa la pianta pressoché quadrata dell’edificio pagano che risale al primo secolo dopo Cristo

 

Sono iniziati sul monte Castelon gli scavi alla ricerca del tempio di Minerva e subito ci sono le prime scoperte sulla forma e le dimensioni del tempio.

Il monte Castelon potrebbe infatti diventare un parco archeologico: il tempio di Minerva è solo il primo passo alla ricerca di interessanti testimonianze archeologiche sul monte che divide la valle di Marano da quella di Fumane. Sull’antico tempio pagano risalente al primo secolo dopo Cristo si sta concentrando il progetto di scavo che ha avuto inizio il 2 agosto scorso per volontà del sindaco Simone Venturini e condotto dal nucleo operativo della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto diretto da Brunella Bruno.

 

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La Regione lo ritiene uno dei siti archeologici più promettenti

 

Gli scavi si sono potuti avviare grazie a un importante finanziamento della Regione, in aggiunta ai 40mila euro destinanti dall’amministrazione comunale, ottenuto in virtù delle incoraggianti scoperte del primo saggio di scavo del 2007.

 

Già nella prima giornata di lavoro tre anni fa, erano emersi i resti della pavimentazione e dei muri del tempio e durante la stessa campagna erano state rilevate anche testimonianze della presenza di un Castello fortezza di epoca scaligera. Questo aveva confermato le molte testimonianze di studiosi dell’antichità, che avevano posto la loro attenzione in passato su quest’area particolarmente promettente dal punto di vista archeologico. La zona infatti conserva tracce della presenza dell’uomo fin dall’epoca preistorica e a testimoniarlo ci sono i numerosi rinvenimenti di materiale archeologico.

 

Fin dagli inizi dell’Ottocento il conte Giovanni Girolamo Orti Manara, figura di spicco e studioso di antichità locali, avanzò l’ipotesi di un’eventuale relazione tra il toponimo Minerbe, antico nome della località, e la presenza di un luogo sacro dedicato alla dea romana.

 

Le indagini dell’epoca permisero di scoprire resti murari, alcuni manufatti architettonici e reperti mobili, su cui emergevano una decina di dediche a Minerva. Ciò confermò le supposizioni dello studioso: la presenza intorno al primo secolo dopo cristo di un santuario che fungeva da riferimento per la comunità locale, votato alla divinità a cui si attribuivano doti profetiche e taumaturgiche.

Infatti sulle diverse iscrizioni sacre rinvenute il tempio viene ripetutamente definito «fanum» e cioè santuario extraurbano.

 

«Gli scavi effettuati in queste prime settimane hanno confermato la dimensione completa del tempio che ha una pianta pressoché quadrata 8 metri per 7,5, dimensioni emerse dal disegno del pittore Giuseppe Razzetti redatto sulla base delle testimonianze dell’Orti Manara», spiega il sindaco.

«L’unica discordanza sembra essere nella forma. L’ambiente rettangolare del disegno è invece pressoché quadrato. Le misure indicate in numeri, però, sembrano corrette. Se ciò fosse vero, il colonnato a nord del tempio sarebbe a circa 5 metri, in una zona dunque dove non abbiamo mai scavato. Proseguiremo dunque verso nord. Verso ovest, dove abbiamo scavato in questi giorni abbiamo rinvenuto tutti gli elementi basali del tempio», aggiunge.

 

Dal sindaco quindi le prime incoraggianti notizie riguardo alla morfologia del tempio. Tanto incoraggianti sono le aspettative, quanto problematico risulta mettere in sicurezza il luogo, che presenta una formazione a terrazzamenti. «Il tempio si sviluppa sotto una scarpata molto ripida che va rimodellata per consentire la prosecuzione degli scavi in sicurezza. Dovremo perciò sospendere, rimodellare la scarpata e solo dopo riprendere gli scavi archeologici veri e propri. Dovremo poi cominciare a pensare a una sistemazione definitiva dell’area che ha un notevole pregio paesaggistico. La copertura del tempio, il cui pavimento in coccio-pesto va necessariamente protetto, dovrà essere sviluppata secondo gi schemi della “land architecture”. Coinvolgeremo un architetto in grado di sviluppare un approccio adeguato alla circostanza», dice Venturini.

 

Per la ricchezza delle testimonianze emerse sul Castelon l’intenzione è di mappare in maniera ampia tutta l’area, anche se per il momento il progetto si concentrerà sugli scavi di epoca romana. «I finanziamenti ottenuti da parte della direzione beni culturali guidata dalla dottoressa Bressani testimoniano che la Regione ritiene questo uno dei siti archeologici più promettenti», continua il sindaco, «Qualora i risultati degli scavi si rivelassero di rilievo, l’intento è quello di fare dell’area un parco archeologico, che comprenda anche la zona del Castello scaligero, non oggetto di questa campagna di scavo. Gli scavi, che dureranno presumibilmente un paio di mesi, riguarderanno anche zone più periferiche perché abbiamo motivo fondato di ritenere che le presenze umane lassù fossero molto più distribuite» conclude.

 

Fonte: srs di Agnese Ceschi da L’Arena di Verona di Sabato 04 Settembre 2010, PROVINCIA, pagina 27.  FOTOSERVIZIO AMATO

 

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