IMMAGINI DEL DIVENIRE CRISTIANO NEI SERMONI DI SAN ZENO

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Verona Basilica zenoniana: Statua di San Zeno 

 

 

Dopo Costantino, nel giro di pochi decenni, la Chiesa acquisisce una posizione non solo di legalità, ma pure di privilegio. Anche per questo il numero dei convertiti al cristianesimo aumenta notevolmente.

 

Il secolo quarto è chiamato l’«età d’oro» della catechesi patristica: l’attenzione della Chiesa si concentra sulla Quaresima, tempo privilegiato della preparazione al Battesimo, essendo ormai in decadenza il catecumenato come struttura pastorale di maturazione alla fede(1).

 

C’è infatti una tendenza a prolungare il catecumenato in una specie di «status», più o meno definito, che non consente una programmata azione pastorale. La preparazione quaresimale e la celebrazione della Pasqua è accompagnata da una intensa attività di predicazione da parte dei Pastori, predicazione che ha come oggetto i testi biblici letti e le celebrazioni dei Sacramenti e del mistero di Cristo(2).

 

A Verona S. Zeno assiste, nel tempo del suo episcopato(3), ad una fioritura di conversioni.

 

La diffusione del cristianesimo nel Nord Italia ha conosciuto una certa lentezza iniziale, rispetto ad altre regioni, ma ormai si ha un deciso affermarsi della Chiesa(4).

 

I Sermoni di San Zeno risuonano di questo fervore di  conversioni e dell’impegno pastorale per far capire i divini misteri, per trasformare la mentalità da pagana in cristiana(5).

 

Tre sono i gruppi di discorsi che abbiamo di San Zeno. Quelli dottrinali e morali (circa 25) sono i più elaborati, anche se qualcuno ci è rimasto incompleto: parlano delle virtù teologali e morali, dei vizi, specialmente dell’avarizia e dell’impudicizia, ed espongono la dottrina sulla divinità di Cristo.

Un secondo gruppo di discorsi, una quindicina, sono commenti alla Scrittura; erano tenuti probabilmente nel periodo quaresimale, quando venivano lette, specialmente, le vicende dei Patriarchi.

Infine, più numerosi, preziosi, anche se spesso brevissimi o solo frammenti, i discorsi della Pasqua e delle celebrazioni pasquali. Sono inviti al Battesimo, saluti ai neobattezzati, annunci della Pasqua. Sono tutti pervasi da un clima primaverile di gioia e freschezza. Sono pagine piene di poesia e di simbolismo, con un vocabolario che difficilmente può essere reso dal latino.

 

C’è un sovrapporsi ed un rincorrersi di immagini che cercano di tradurre l’indicibile meravigliosa ricchezza dei sacri misteri celebrati.

 

Tra i discorsi liturgici prendo in considerazione alcune pagine di più ampio respiro letterario, particolarmente significative sul piano del simbolismo(6).

 

Emergerà il cammino della «illuminazione», della preparazione cioè al Battesimo nel tempo della Quaresima.

E una preparazione che comprende una componente dottrinale (l’approfondimento della fede), una componente liturgica (il succedersi delle celebrazioni), una componente ascetica (l’adeguamento della vita alla fede ed alla celebrazione). Ed emergerà anche il clima della celebrazione della veglia pasquale e dei giorni immediatamente successivi (settimana in «albis»), il più festoso di tutto l’anno liturgico.

 

In queste note sottolineerò alcuni aspetti del divenire cristiano.

 

Trasparirà così in primo luogo il significato delle cure della Chiesa per i candidati al Battesimo, il cammino cioè di illuminazione e conversione richiesto nel tempo quaresimale e si aprirà maggiormente alla nostra comprensione la solennità unica delle celebrazioni pasquali, che nel mistero del Cristo morto e risorto inseriscono i cristiani, rigenerandoli nel Battesimo, effondendo l’abbondanza dello Spirito nella Confermazione, introducendoli alla festa del convito eucaristico. Ed emergerà anche come il cammino, iniziato con questi sacramenti, si prolunghi nell’impegno di tutta l’esistenza del cristiano, «neonato», che la Chiesa ha generato per opera dello Spirito nel fonte battesimale e «figlio» che essa accompagna, quale Madre, attraverso le stagioni della vita, fino al raggiungimento della «misura» perfetta(7).

 

  1.  La vigna

 

Iniziamo con il Tractatus II, 11, che è commento al salmo 79: è un testo letterariamente elaborato ed anche ampio(8).

 

Gli agricoltori veronesi capivano molto bene cosa voleva dire San Zeno quando paragonava le attenzioni e la premura della Chiesa per la preparazione dei catecumeni alle cure che richiede la coltivazione della vite, quando paragonava i frutti della vita cristiana alla vendemmia, al vino ricavato dalle splendide uve.

 

«O miei bravi agricoltori, perdonatemi se per la mia pochezza, io, che sono come il vostro agricoltore, descrivendo il lavoro per la vigna, non so dire tutta la vostra bravura, come voi, così bene, usate fare nei campi.  Il tralcio, tagliato in giusta misura, viene messo nella terra, affinché ivi si nutra, mentre continua a vivere del suo primo fecondo umore. Gli si deve mettere un paletto, perché cresca, così sostenuto e protetto. Quando poi si sarà sviluppato fino ad essere una vera vite e si sarà elevato fino in cima alla pergola, verrà tagliata ogni rigogliosa sovrabbondanza e così la pianta, ben ripulita, verrà stesa sul pergolato e legata perché non si strappi dal legno che la sostiene e la porta e, quasi, la guida a distendersi per portare frutto.

La vite poi, piangendo abbondantemente, si irrugiada dolcemente della sua linfa, e con lacrime felici manifesta d’essere ripiena degli umori del mosto.

Poi dalle gemme aperte spuntano le foglie, raggiate, sotto le quali, come protetti e sicuri, ben presto arridono i frutti. Gli ardori del sole, le piogge ed i venti li rafforzano, li ingrossano e li portano a maturazione.

Ma quando verrà il tempo della vendemmia l’uva, strappata senza riguardi, viene messa nel torchio e pestata dai piedi dei vignaioli, schiacciata e spremuta con forza tra le due tavole, finché non se ne sia cavata tutta la dolcezza dell’umore. Umore prezioso, che dopo l’assaggio dei pigiatori, viene portato nelle cantine del padrone, per migliorarsi invecchiando».

 

La descrizione, così particolareggiata, della coltivazione della vigna ha raggiunto il suo scopo, ha suscitato l’interesse ammirato degli uditori: i particolari del lavoro sono stati sottolineati con questo scopo preciso ed ora sono lì tutti vivi e presenti all’attenzione dell’uditorio. E’ il momento buono per applicare i diversi tempi del lavoro alle varie tappe del divenire cristiano:

 

«Per quanto, nei nostri limiti, possiamo comprendere del significato spirituale, il tralcio tagliato nella giusta misura è il competente(9) sottoposto al dovuto numero di prove. Il fossato è il fonte battesimale che come veri tralci dà subito la vita agli uomini che accoglie morti, vivificandoli con l’acqua celeste. Il legno di sostegno al quale viene alzato o dal quale è portato il tralcio, è il segno della croce del  Signore, senza del quale è impossibile per il cristiano vivere e raggiungere l’immortalità. La vite viene stesa sul pergolato: ci mostra la sublimità della via e della vita del cielo. Il tralcio poi è legato: è la rinuncia al mondo ed il legarsi spiritualmente con la professione sacra della fede. La rigogliosa fioritura che viene tagliata con il falcetto indica che tutti i peccati sono tolti per il Battesimo e la potenza dello Spirito Santo.

La vite piange felicemente una volta liberata dalla sovrabbondanza delle ramificazioni: dall’uomo purificato, una volta dischiusi e spiritualmente aperti gli occhi, scorrono più felicemente i fiumi della sapienza celeste.

Preannunciati dalle foglie vengono i frutti che ne mostrano la preziosità: il cristiano viene difeso e nutrito tenendo dietro ai divini insegnamenti, nei quali c’è il frutto della vita eterna. Al giogo giunge una volta che, impegnato ogni suo avere per i poveri, portando la propria croce e dando compimento alla giustizia, segue più speditamente Cristo.

L’uva giunge a maturazione per la forza dei venti, del sole e della pioggia: il giusto ottiene la corona a motivo delle frequenti, grandi, molteplici tentazioni.

Quando poi viene il tempo della vendemmia, il giorno cioè della persecuzione, le uve vengono strappate dovunque: si mettono violentemente, senza alcun riguardo le mani sui santi.

Le uve vengono portate al torchio, il luogo del supplizio, e pestate dagli operai: con un ultimo affronto i santi vengono scherniti e scannati.

Per il massimo rendimento nel torchio l’uva viene schiacciata tra le due tavole: nel giorno del giudizio vien chiesto conto del sangue dei confessori sulle due tavole della legge, fino all’ultima goccia.

I pigiatori bevono dal mosto: anche i persecutori, spesso, gustano e bevono anche il calice prezioso che poco prima hanno effuso, convértendosi a Cristo.

Il mosto infine viene riposto nella cantina del padrone perché nel travaso migliori: il martire viene accolto nella dimora del Signore, affinché trasmutato da uomo in angelo, abbia la beatitudine della vita eterna».

 

Fomentato dalle istruzioni sempre più ricche e dalla grazia operante dello Spirito, il desiderio dei catecumeni aumentava continuamente nel lungo tempo della preparazione, fino a diventare ansiosa attesa della spirituale rinascita. In questo clima di fervore parla S. Zeno: la lunga preparazione era giunta al termine. Era la Pasqua del popolo cristiano, ma specialmente dei neofiti che entravano nel mistero della vita: una letizia che non conosce più la tristezza della colpa, destinata a crescere ogni giorno, fino a maturarsi per la vita eterna. È il tema che troviamo nel testo che ci accingiamo a leggere, dal Tractatus I, 42.

 

  1. Il pane

 

C’è un’altra immagine significativa e vicina per la vastità di applicazione, all’allegoria della vigna. Non è tanto l’aspetto della fecondità che viene qui messo in luce, quanto la perfezione della nuova vita, la pienezza della fede che ha portato alla misura perfetta.

 

Zeno insiste tanto sulla presenza operante della fede nel battesimo: non solo la conoscenza e l’accettazione di una dottrina che è stata presentata durante il catecumenato, ma l’unità di fede che fa partecipi dell’unica Chiesa, nella quale il sacramento opera la salvezza. Anche nell’immagine della preparazione del pane vengono illustrate le diverse tappe della vita cristiana, dal catecumenato alla gloria:

 

«Esultiamo, fratelli, in Cristo e arricchiti di così tanti beni rendiamo lodi e grazie a Dio Padre onnipotente. Egli ha mutato la zizzania, il loglio, le lappole, le spine in messi beate. Queste messi, ripulite con cura solerte e lietamente frantumate dal benevolo peso della pietra molare, stacciate come si conviene e liberate da ogni crusca, divennero farina candida di mirabile splendore. Non alterata da alcun lievito questa venne bagnata ed impastata con cura solerte. Vi è stato messo il sale, è stata resa malleabile con olio buono per la cottura, cotta bene come si conviene, trasformata in pane azzimi. Questi che vedete profumati giunti a giusta e soave cottura, sono cotti non al forno, ma al fonte, con fuoco non umano, ma divino; non sono guastati dall’aria o infestati dall’amarezza del fumo o induriti per il freddo; quel che è più sono lievitati senza fermento. Non sono certo né flosci né stantii, né bruciati, né crudi, né ammuffiti. Del latte è il loro colore, del latte il sapore».

 

Qualcuno forse tra la gente mormorava o per l’eccessiva larghezza di Zeno nell’ accettare per il Battesimo, o per l’incompetenza ed impreparazione di qualcuno tra i catecumeni.

 

Zeno non tollera queste insinuazioni, chiama a testimoniare, sicuro del suo operato, quelli che sono con lui responsabili della Chiesa:

 

«Forse, per il fatto che alcuni di questi pare sembrano ridotti di misura in qualche cosa si vuol sospettare del fornaio: non me ne importa, fratelli. Sono povero, ma difendo il mio onore e conosco la mia parola. Ciò che sanno lo dicano coloro che lavorano con me. Godo sì del guadagno, ma senza il rimorso di aver rubato; ve lo dico sinceramente. D’altronde anche voi conservate l’antica misura (la regola della fede), avete la bilancia: esaminateli quanto volete, pesateli ad uno ad uno. Troverete che nulla manca a nessuno. Hanno tutti la triplice misura, segnati con lo stesso stampo del sacro sigillo, questi pani che oggi sono portati alla mensas»(10).

 

La triplice e, nello stesso tempo, unica misura di cui parla San Zeno esprime la fede nella Trinità.

 

Siamo al tempo delle lotte in difesa della dottrina trinitaria contro l’arianesimo, ed è naturale l’insistenza su questo punto. Inoltre, a parte ogni controversia, era proprio la professione di fede trinitaria che accompagnava (come accompagna ora), scandita nella triplice proclamazione, la celebrazione del Battesimo(11).

 

  1. L’oroscopo

 

Un motivo teologico viene tradotto in un originale simbolismo.  Il Battesimo è nascere nella novità di Cristo, generati dalla Madre Chiesa(12) nel grembo materno che è il fonte battesimale: È una generazione che apre alla festa della vita nella liberazione della morte. È questo gioioso rinascere che viene espresso da S. Zeno negli Inviti che rivolge ai candidati al Battesimo.

 

«Rallegratevi, o fratelli in Cristo, e affrettatevi pieni di desiderio a ricevere i doni celesti. Vi invita il salutare calore del fonte eterno. La nostra Madre, la Chiesa, è ansiosa di darvi alla luce, … le vostre madri vi misero alla luce tra i gemiti dolorosi del parto, piangenti e sporchi, prigionieri di fetidi panni. Non così la Madre Chiesa, che lieta vi generò nella gioia, celeste e libera, liberi da ogni colpa; essa non vi nutre in culle maleodoranti, ma alla profumata balaustra del sacro altare» (I, 32).

 

I neofiti sono dunque dei neonati: su di loro come su di ogni culla, è bello pensare ad un domani pieno di felicità: alla nascita spirituale corrisponde un oroscopo spirituale, che San Zeno sviluppa in maniera curiosa, mostrando i diversi doni che il Battesimo e gli altri sacramenti portano e garantiscono.

 

I riferimenti sottintendono gli episodi biblici e di conseguenza una conoscenza notevole della Bibbia da parte dei candidati.

 

C’è quasi «spregiudicatezza» in certi accostamenti tra Scrittura e mitologia, ma insieme un contributo alla liberazione da elementi pagani ancora radicati nei convertiti.

 

«Per un ‘abitudine della vecchia vita vi aspettate, forse, da noi che vi diciamo sotto quale segno la vostra unica madre vi abbia dato alla luce, in un solo parto. Compirò quanto si usa fare per i neonati e vi svelerò in breve i segreti dell’oroscopo sacro. Ecco, o fratelli, qual è stata la vostra nascita. Primo ad accogliervi fu, non l’Ariete, ma l’Agnello che non condanna alcuno di quelli che credono in lui. Egli coprì la vostra nudità con il niveo candore del suo velo, teneramente porse il latte della beatitudine alle vostre labbra schiuse al vagito … » (I. 38).

 

E Zeno passa in rassegna i dodici segni; non le ricchezze di un solo segno possiede il cristiano, ma di tutti dodici: non manca certo l’artificio, ma Zeno ne ricava lo svolgersi di un’unica storia nei due Testamenti, la centralità di Cristo vittorioso, l’inserirsi del cristiano nella ricchezza del mistero di Cristo(13).

 

  1. Le quattro stagioni

 

Nelle quattro stagioni, con le trasformazioni che attraverso di esse assume la natura, San Zeno trova modo per illustrare le tappe della vita cristiana:

 

«Per i nostri competenti finisce oggi l’inverno dei peccati; saranno allietati dall’olio perfetto. Oggi la ridente primavera, con svariati carismi, li renderà fiori diversi, quando aspersi dall’onda salutare, godendo dei frutti della limpida estate, cominceranno a mangiare il pane nuovo. Non tarderà, per loro, a venire anche il mosto d’autunno. Ripieni ed ebbri di questo, arderanno del calore dello Spirito Santo» (II, 13).

 

Vengono richiamati i Sacramenti dell’iniziazione cristiana; il Battesimo nell’ «onda salutare» la Confermazione nell’ «olio perfetto», nel «calore» e nell’ «ebbrezza» dello Spirito(14); l’Eucarestia nei «frutti dell’ estate» e nel «pane nuovo».

In un altro testo (I, 33) molto più ampiamente, è tutta la vita cristiana che viene significata nelle stagioni. La tristezza ed il gelo dell’inverno rappresenta il tempo del peccato.

Il tempo primaverile, che fa respirare di vita la natura è il sacro fonte,  dal quale, al soffio dello Spirito, nascono i figli della Chiesa.

L’estate è il tempo del popolo cristiano: il fervore delle opere buone lo matura, come splendida messe, lo purifica per i granai del cielo.

L’autunno è il tempo della vendemmia: simbolo del martirio e della morte preziosa del giusto.

Tutto l’anno infine celebra il mistero del Signore, che è il giorno eterno, al quale servono le dodici ore che sono gli apostoli, i dodici mesi che sono i profeti, le quattro stagioni che sono come i quattro Vangeli che lo annunciano.

 

  1. Il convito simbolico

 

I figli della Chiesa, nati per la loro fede nel fonte, perfezionati dall’ azione dello Spirito raggiungono la pienezza della partecipazione al mistero gustando del convito celeste, l’Eucarestia, culmine sacramentale dell’iniziazione cristiana.

 

Zeno presenta questo banchetto eucaristico come la conclusione della lunga serie di conviti, di cibi, di doni dei quali parla la Scrittura. È come un’ideale processione nella quale i diversi personaggi rivelano un particolare, talora inaspettato, curioso, magari anche artificioso, del convito eucaristico.

 

«Dopo aver devotissimamente adempiuto ai purificanti digiuni della necessaria espiazione, dopo la dolcezza delle veglie della luminosissima notte, dopo che le anime si sono fervidamente aperte alla speranza dell’immortalità nel rigenerante bagno del fonte materno … vi esorto a celebrare con un lieto convito la letizia di una così nobile nascita …. un convito divino, onesto, puro.

Il padrone di casa da a voi, del suo, della sua mensa, pane e vino prezioso. I tre fanciulli recano per primi, insieme, i legumi sui quali, perché abbiano giusto sapore, versano il sale della sapienza. Cristo versa l’olio. Mosè prontamente ha procurato la primizia di ottima carne di agnello, Abramo la grassa e ben condita carne di vitello. Isacco, ignaro, porta la pentola e la legna … » (I, 24).

 

Vengono ricordati ancora Giacobbe che porta le pecore, Giuseppe, Noè, Tobia, Pietro … il miele di Giovanni Battista, l’abbondanza delle elargizioni di Zaccheo dopo la sua conversione, la dolcezza di Cristo Signore. Le applicazioni raggiungono fin l’inverosimile nel tentativo di esprimere l’inesprimibile ricchezza del convito eucaristico.

 

Una tipologia eucaristica non può fare leva su questi elementi, ma per San Zeno, qui – come nel discorso sull’oroscopo (I, 38) – si vuole indicare la novità ed insieme la ricchezza di una situazione nella quale si viene introdotti: una novità ed una ricchezza a lungo desiderate attraverso i secoli dell’attesa veterotestamentaria e nel tempo della preparazione dei candidati al Battesimo(15) .

 

Conclusione

 

Il mistero della vita, splendente nel Cristo risorto, viene partecipato ai cristiani, in modo particolare ai neofiti: il loro passare dalla morte alla vita, il loro vivere dello Spirito, il festoso ritrovarsi fratelli al convito, sono il perpetuare e l’inserirsi, attraverso la celebrazione, nella Pasqua di Cristo.

 

  1. a) Diventare cristiano significa soprattutto «nascere di nuovo», nascere alla vita divina, dal fonte battesimale, che è come il seno della Madre-Chiesa, nascere per la forza della fede e per l’azione fecondatrice dello Spirito Santo.

 

  1. b) La presenza attiva dello Spirito Santo si prolunga oltre il rito dell’ acqua, portando la perfezione della nuova vita, che si esprime nello splendore, nella ricchezza dei doni. È la Confermazione.

 

  1. c) L’Eucarestia, infine, è il convito che fa partecipare nella pienezza al mistero di Cristo, e che annunciandola, garantisce, a chi sarà fedele, la gioia senza tramonto.

 

  1. d) Costituita dai sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucarestia, l’iniziazione cristiana è così un inserirsi progressivo nel mistero di Cristo, un inserimento progressivo che comprende tutta la vita, fino alla piena partecipazione alla vita divina nella gloria eterna.

 

Queste tematiche qui velocemente riprese, che ripetono del resto la tradizione liturgica e patristica, non rendono certo la ricchezza del pensiero di San Zeno. Larga parte della sua testimonianza resta intraducibile, al di fuori della poesia e del simbolismo. Non ci è consentito ricostruire nei particolari la celebrazione, ma ci accostiamo alla tematica ricorrente della predicazione pasquale di San Zeno: la fecondità e la freschezza primaverile del Battesimo, lo splendore e la varietà dei doni dello Spirito Santo, la piena e beatificante letizia del convito eucaristico, 1’operoso impegno che comporta il «divenire cristiano».

  1. Zeno riceve gli ambasciatori

 

 

NOTE

 

 

I.) Il Catecumenato durava due o tre ed anche alcuni anni, ed aveva una articolazione che costituiva un cammino in progressione; con il diffondersi del Battesimo all’ età adulta o alla fine della vita’ esso perde di significato e non è più accompagnato dall’attenta azione pedagogica della Chiesa. Rimane invece, e solenne, il tempo della Quaresima, chiamato per i «candidati» all’iniziazione, tempo della illuminazione.

 

2.) Cfr. DUJARIER M., L’évolution de la pastoral catéchumenal aux six prémiers siècles de l’Eglise, in LMD 71/1962 e LAURENTIN A. – DUJARIER M., Catéchumenat. Données de l’histoire et perspectiues nouvelles, Paris 1969.

 

3.) Non possediamo, al di là della raccolta dei Sermoni, molti dati sull’episcopato di S. Zeno. I Documenti esistenti sono stati raccolti e studiati, nella quasi totalità dai Fratelli Ballerini nella loro ottima settecentesca edizione dei  Sermoni: Sancti Zenonis episcopi Veronensis Sermones … Recensuerunt et dissertationibus perpetutsque adnotationibus illustrarunt Petrus et Hieronimus fratres BALLERINI presbyteri veronenses. Veronae 1739.

L’edizione critica di LÖFSTEDT B., Zenonis Veronensis Tractatus, CCh 22, Turnhout 1971, non apporta, sul piano storico (e dottrinale) alcuna novità.

Per una recensione di questa edizione nella prestigiosa collana del Corpus, si veda ad es. BANTERLE G., La nuova edizione dei Sermoni di S. Zeno, in AA. VV. Studi Zenoniani in occasione del XVI centenario della morte di S. Zeno. Accademia di Agricoltura, scienze e lettere, Verona 1974, p. 35-48.

Una recente ricostruzione dell’ attività e della personalità di Zeno è lo studio di TRUZZI C., Zeno Gaudenzio e Cromazio. Testi e contenuti della predicazione cristiana per le chiese di Verona, Brescia e Aquileia (360-410 ca.), Istituto per le scienze religiose di Bologna, Paideia editrice, Brescia 1985.

Il tempo dell’Episcopato di S. Zeno si colloca tra il 362 ed il 380, una collocazione sufficientemente fondata, anche se non direttamente testimoniata.

 

4.) Quando Zeno giunse a Verona la città era ancora in gran parte pagana ed ancor più la regione circostante. Se l’inizio del cristianesimo a Verona si pone alla metà del secolo III, se Zeno è il settimo Vescovo (cfr. ad es. Il Velo di Classe, Verona 1972) è con lui che la città viene portata al Battesimo Veronam praedicando reduxit ad Baptismum, vedi in PIGHI GB., Versus de Verona, Bologna 1960, p. 153).

 

5.) Zeno ricorda con crudo verismo la corruzione ed il culto pagano, ad es. Tr I, 1 ed I, 3; a lungo dovrà rimproverare anche ai convertiti la persistenza delle tradizioni pagane nei culti campestri e in quello dei morti, cfr. Tr I, 25. Ma trova modo anche di esaltare il fiorire della carità: «Le vostre case sono aperte ad ogni pellegrino … i nostri poveri non debbono più chiedere il cibo, le vedove ed i bisognosi fanno testamento. E potrei aggiungere altri motivi ancora alla vostra lode, per le vostre belle qualità, se non foste miei» (Tr I, 14).

 

6) A parte i due sermoni di ampio respiro De spirituali aedificatione domus Dei (II, 6) e De Natali S. Arcadii (I, 39), si tratta di brevi testi, talvolta schematici, talvolta incompleti, spesso richiamantisi anche nelle espressioni e comprendono gli «Inviti» ai catecumeni, il «Saluto» ai neofiti ed al giorno di Pasqua, come pure i brevi commenti o riferimenti ad Isaia, all’Esodo, a Daniele. Cfr. DE PAOLI G., I Sermoni di S. Zeno di Verona. Contributo alla storia della catechesi e della liturgia dell’iniziazione cristiana, Roma 1969 (Tesi dattiloscritta al Pont. At. S. Anselmo) e TRUZZI C., o.c. a n. 3, p. 200-222 e lo schema di p. 328-333 (non numerate). Alcuni sermoni sono attribuibili sia alla Quaresima che alla Pasqua: ad es. I, 34; II, 11.

 

7.) «L’acqua generatrice vi dà alla luce nei sacramenti, voi che già foste concepiti nella fede», cfr. Tr. II, 28. Il Tr. I, 49 «tripondes sunt omnes») fa riferimento alla fede trinitaria, particolarmente significativa nella sua professione in un tempo, anche quello di Zeno, in cui l’Arianesimo era presente.

 

8.) Viene spontaneo anche il riferimento ad Is. 5. Il popolo giudaico è la vigna che dall’Egitto viene piantata nella Terra Promessa. Dalla figura Zeno passa all’ allegoria ed aggiunge, di suo, una più particolareggiata descrizione della coltivazione della vite e della vendemmia per illustrare i diversi momenti dell’iniziazione cristiana. La cella dominica è la Chiesa alla quale introducono i Sacramenti, ed è insieme il Paradiso, del quale il sacramento e la Chiesa sono anticipazione. Per il tema della vigna cfr. ad es. DANIELOU J., Un «testimonium» sur la vigne (Barnabé, 12,1). Etudes d’éxégèse judéo-chrétienne, Paris 1966, p. 99-107. Cfr. TRUZZI C., o.c. n.3, p. 216 s. Nella mia traduzione e nella numerazione seguo il LÖFSTEDT, o.c. n. 3.

 

9.) È il termine con il quale venivano indicati i candidati che nel tempo quaresimale si preparavano prossimamente al Battesimo.

 

10.) Tr. I, 42. Non abbiamo nei testi di S. Zeno testimonianza esplicita della traditio (consegna) e della redditio (restituzione) del simbolo della fede, che costituiva un momento molto significativo nel cammino dei catecumeni, ma dei cenni, come questo, ce la fanno supporre; cfr. anche Tr. II, 10.

 

11.) Per la dottrina cristologica e trinitaria di Zeno, cfr. STEPANICH F., The Christology of Zeno of Verona, Washington 1948; TRUZZI C., o.c. n. 3, p. 126-142.

 

12.) Il tema della Chiesa Madre è frequente e significativo nella tradizione patristica e liturgica: cfr. ad es. DELAHAYE K., La comunità, madre dei credenti negli scritti dei Padri della Chiesa primitiva, trad. it. del titolo primitivo Ecclesia Mater, Bari 1974.

 

13.) Due sono in S. Zeno le applicazioni del simbolismo zodiacale: i dodici apostoli (Tr. I, 61) ed i diversi tempi della vita cristiana qui presentati. Quanto all’ applicazione «cristiana» la testimonianza di Zeno non è l’unica. Cfr. HUBNER W., Das Horoskop der Christen (Zeno I, 38) in Vigiliae Christianae 29/1975, p. 120-137.

 

14.) L’insieme dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, come si celebrava nella Chiesa antica, non consente una separazione dei riti del Battesimo e della Confermazione, anche se nell’insieme ne ricaviamo la ricchezza di significato e di doni. Cfr. NEUNHEUSER B., Baptéme et Confirmation, trad. fr. Parigi 1966, p. 131.

 

15.) Non si tratta certo in San Zeno solo di un «jeu d’ésprit édifiant» come dice il CURTIUS, in: La Littérature européenne et le Moyen Age latin (trad. fr.) Parigi 1956, p. 583. Cfr. DANIELOU J., Le repas de la Bible et leur signification, in LMD 18/1949, p. 7-13 e TRUZZI C., o.c. nella n. 3, p. 219 e note corrispondenti.

 

Fonte: srs di Giampietro De Paoli da Annuario Storico Zenoniano 1986

 

 

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