LA CUPOLA DI SAN PIETRO NASCONDE UN GRANDIOSO FALSO STORICO

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Città del Vaticano:  La  silhouette  del cupolone di San Pietro

 

 

Ci sono falsi storici talmente radicati nella mentalità collettiva che è pressoché impossibile sradicarli.

 

Uno di questi, tra i più clamorosi, è certamente quello che attribuisce a Michelangelo la costruzione della cupola di S. Pietro.

Il “cupolone” che noi oggi ammiriamo, in realtà è stato ridisegnato, ristudiato e costruito dall’architetto Giacomo Della Porta di Porlezza (Como), figlio di Bartolomeo scultore, fratello di Tomaso il Vecchio (Porlezza 1532 ca.   Roma 3 settembre 1602).

 

Il disegno di Michelangelo, infatti, che era una perfetta semisfera, secondo i calcoli statici effettuati da Giacomo Della Porta, era irrealizzabile, perché il peso della struttura avrebbe gravato troppo sul timpano basale e lo avrebbe letteralmente “aperto” come gli spicchi di un’arancia. Alla morte di Michelangelo si trovava costruito solo il timpano e non la cupola. Il Della Porta, ventun anni dopo la morte del Buonarroti, rifece il disegno della cupola e la edificò. Essa risultò alla fine più slanciata di 17 metri e assai più bella dell’impossibile disegno michelangiolesco.

 

Riassumo molto brevemente, citando le più importanti tappe della vita di questo architetto rinascimentale, il figlio più illustre della famiglia porlezzina dei Della Porta, che enumera una lunga serie di artisti: Antonio detto il Tamagnino, Giovanni Battista, Giovanni Giacomo, Guglielmo, Tommaso il Giovane eccÂ… Giacomo Della Porta fu attivo soprattutto a Roma, dove svolse un’attività veramente prodigiosa. I dati che seguono si possono consultare in “Dizionario biografico degli Italiani” alla voce “Della Porta” (Treccani).

 

Giacomo Della Porta nasce a Porlezza, dallo scultore Bartolomeo, fratello di Tommaso il Vecchio. I suoi primi disegni architettonici sono quelli per la facciata esterna di Porta del Popolo. Nell’ottobre 1562 “lavora in S. Maria Maggiore per la costruzione del nuovo coro” e altri interventi. Attorno al 1577 fa la decorazione interna, le finestre della volta e la facciata esterna della cappella del Campidoglio.

Quando Michelangelo muore (1564), Giacomo Della Porta eredita il suo titolo di “architetto del Popolo Romano” (ottobre 1564) e di architetto capitolino.

“Come architetto del Popolo Romano il Della Porta non ebbe solo l’incombenza delle fabbriche del Campidoglio, ma gli vennero affidate pure tutte le costruzioni la cui giurisdizione spettava all’amministrazione dell’Urbe” e così “nel 1563 cominciò i restauri e le trasformazioni della chiesa di S. Maria in Aracoeli.

Tra la fine del 1600 e il primo trimestre del 1601 Giacomo Della Porta curò la nuova copertura in piombo del Pantheon, su cui aveva diritti il Popolo Romano”.

Come “architetto del Popolo Romano si occupò della costruzione e manutenzione delle infrastrutture urbane e dell’ispettorato dell’edilizia cittadina.

Nel 1585 mise a giorno l’obelisco vaticano e scelse il luogo dove erigerlo in piazza San Pietro.

Nel 1587 curò l’erezione dell’obelisco a Santa Maria Maggiore”.

Il 18 settembre 1568 la Congregazione cardinalizia affidò al Della Porta, in sostituzione del tecnico della Congregazione Nanni di Baccio Bigio, i lavori per la distribuzione urbana dell’acqua. Così egli è il progettista e l’esecutore delle fontane realizzate durante i papati di Gregorio XIII, Sisto V e Clemente VIII: piazza Navona (iniziata 1574), piazza Colonna (iniz. 1575), al Pantheon (iniz. 1575), piazza di Ponte S. Angelo (iniz. 1578), piazza S. Marco (iniz. 1588), al Campo Vaccino (iniz. 1592); le due fontane dei leoni egizi sotto le scale del Campidoglio, come idea urbanistica.

La famosa fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, effigiata nelle vecchie mille lire, è invece di Taddeo Landini, non di Giacomo Della Porta.

Della chiesa del Gesù il Della Porta assunse il ruolo di architetto della fabbrica, ne disegnò la facciata e costruì il transetto.

 

Alla morte del Vignola Giacomo divenne l’architetto di casa Farnese, prendendo il posto del Barozzi anche nella fabbrica di San Pietro, alla quale mancavano ancora l’intero braccio ovest, la volta dell’emiciclo est, la cappella Clementina e soprattutto la cupola. Per ordine di Sisto V nel luglio 1585 (quindi 21 anni dopo la morte di Michelangelo) il Della Porta riprese i lavori per il tamburo e per la cupola, da lui ridisegnata a sesto rialzato (invece della cupola a tutto sesto di Michelangelo, la quale, se fosse stata realizzata secondo il disegno michelangiolesco, avrebbe aperto, con l’enorme peso della sua mole, il tamburo di sostegno). In questo egli ebbe la collaborazione dell’architetto ticinese Domenico Fontana.

 

Come architetto di San Pietro e con la protezione del cardinale Farnese, il Della Porta monopolizzò l’ambiente romano all’epoca del papato di Gregorio XIII e incrementò la costruzione di lussuosi palazzi: Fani (ora Pecci-Blunt), Accademia di S. Luca, Crescenzi, Maffei, Altemps a S. Apollinare, Serlupi, Giustini, Capizucchi, Fabbrica della Sapienza.

 

Durante il pontificato di Sisto V si verificò il prevalere di Domenico Fontana su Della Porta che, pur mantenendo l’incarico della Fabbrica di S. Pietro, passò in secondo piano. Clemente VIII reintrodusse il Della Porta in tutte le fabbriche papali, riabilitazione originata anche dalle errate scelte tecniche di Domenico Fontana nella costruzione del ponte Felice al Borghetto presso Orte.

 

Il 2 settembre 1602 venne colto da una congestione intestinale e il giorno seguente, il 3 settembre, si spense a porta S. Giovanni, nella casa del custode di quella porta. Aveva settant’anni. Venne tumulato nella chiesa di S. Maria Aracoeli.

 

Questo è solo un elenco stenografico dell’attività prodigiosa dell’architetto porlezzese nella Roma Felix rinascimentale. Senza togliere nulla a nessuno è pur giusto che ognuno abbia nella storia il posto che merita di pieno diritto.

 

Così, se, invece che “cupolone di Michelangelo” chiamassimo la gloriosa struttura di San Pietro “cupolone del Della Porta” non sarebbe alcuna vuota bufala, ma la storica verità. Si sfaterebbe con ciò uno dei “falsi storici” più rilevanti che ancora ostinatamente perdurano, annidati nelle pagine di una storia poco informata.

 

Fonte: da Antikitera  del  18 ottobre 2010

Link: http://www.antikitera.net/

Link: http://www.antikitera.net/news.asp?id=9269&T=4

 

 

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