L’ORGANUM DI VERONA. IL MISTERIOSO E GRANDIOSO OROLOGIO ACUSTICO ROMANO AZIONATO DALL’ACQUA E REGOLATO DAL SOLE

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Iconografia rateriana

 

Rovistando tra antiche pagine di storia veronese incontriamo continue e strabilianti invenzioni di segnatempo. Ora sembra di poter riconoscere un monumentale orologio di costruzione romana, raffigurato in una antichissima mappa di Verona «l’Iconografia rateriana» del IX secolo.

Guardando in alto, questa antica pianta cittadina del Codice CXIV-106, conservata presso la Biblioteca Capitolare di Verona, sulla destra, tra le costruzioni, osserviamo un enorme edificio a forma di Torre che sporge dietro i fabbricati, al di fuori delle mura cittadine, ai piedi della collina e lambito dall’Adige: L’Organum.

 

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Dicitura orfanum

 

La parola scritta tra le colonne «orfanum» è stata riconosciuta alterata per la cattiva copiatura attraverso i secoli, con la sostituzione della G in F molto simili graficamente tra loro in quell’epoca.

La monumentale costruzione romana, visibile quasi per intero è composta da strutture massicce sovrastanti un basamento gradinato che sostiene un robusto corpo centrale, sormontato da una corona di archi.

Osservando attentamente il loggiato a colonne, lo notiamo raffigurato all’interno vuoto, e circolare. Lo dimostrano l’ombra al disopra della nicchia e i due archi estremi prospetticamente più stretti: perciò è intuibile che altrettanti archi a colonne eguali girino nella parte retrostante (1).

Disegnando in piano la forma geometrica ottenibile, passando da tutte le colonne si forma esattamente un ottagono; figura largamente usata da popoli antichi come base di costruzione di segnatempo solari verticali.

Ricordiamo qui l’orologio di Andronico di Cyrros, citato da Marco Vitruvio Pollione (1°secolo) che nel suo primo libro «De Architettura» nomina la «Torre dei Venti», famoso segnatempo solare dotato all’interno di un orologio ad acqua e usato dai Greci come cronometro, costruito in Atene nel primo secolo avanti Cristo.

 

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Atene: torre dei venti

 

Su detti orologi parallelepipedi solari, la lettura delle ore semplificate in quaternarie o periodi di tre ore, veniva indicata su quattro facce, quelle rivolte verso il Sole a mano a mano che successivamente si illuminavano dall’ alba al tramonto.

L’Iconografia Rateriana che pone chiaramente il lato orientale a destra di chi guarda, mette in piena luce lo parte funzionale dell’orologio solare: i quattro archi visibili della loggia «Organum».

 

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Corona d’archi sulla parte superiore dell’organum per l’indicazione delle ore quaternarie

 

Ogni arco, come dicemmo, determina l’ora quaternaria composta di tre ore temporali, pertanto nel settore od arco rivolto ad oriente viene letto il primo orario, ossia l’ora terza, mentre nel secondo arco si rileva lo sesta ora che chiude con lo colonna centrale, mentre continuando troviamo lo nona ora e nell’ultimo arco seminascosto lo successiva dodicesima, che chiuderà il ciclo col tramonto solare.

Dal sorgere del Sole sino all’imbrunire, tutte le ore sono qui indicate e divise a destra e sinistra della colonna centrale; mezzodì ora sesta, a conferma della mezza giornata.

È evidente che la lettura viene fatta all’interno della loggia e sulla proiezione modificata e progressiva dell’ombra sul pavimento, che funge da quadrante indicativo come in una normale meridiana a logica graduazione.

 

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Quadrante solare di Aquilea

 

La spiegazione per la quale l’orologio solare fosse installato in alto sulla Torre, viene chiarita dalla parola Organum inserita tra le colonne dall’artista disegnatore, come specifica informazione che il monumento era dotato di congegni complementari importanti nonché di una apparecchiatura sonora (4).

 

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Orologio ad acqua. IX libro «De Architettura» di Vitruvio (da stampa antica)

 

Vitruvio riporta nel suo IX libro «De Architettura» grandi clessidre con suonerie, «Buccinae canunt» suonano trombe… e più tardi A. Cassiodoro famoso ministro di Re Teodorico, riferendosi all’acustica di un orologio ad acqua «Metalla mugiunt» muggiscono metalli… scrive nelle sue memorie. Questi suoni di trombe o muggiti, si ottenevano facendo entrare l’acqua con impeto in recipienti in cui l’unico pertugio di uscita dell’aria era una specie di canna d’organo o zufolo appositamente studiati (5).

Spiega A. Cassiodoro, in una lettera datata anno 507, Varie 45:

«Organa estranei vocibus insonare… strumenti musicali risuonano di voci strane… ottenuto dall’espandersi impetuoso di acque sgorganti… Facis aqua ex surgentes precipites cadere…».

Dunque una clessidra sonora, che doveva essere un imponente strumento idraulico, stava racchiusa sicuramente nel corpo centrale della Torre.

 

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Tromba ad acqua

 

La difficoltà inoltre di lettura oraria su l’orologio solare da parte dei cittadini veronesi là in alto, conferma maggiormente che 1’«Organum» indicava attraverso suoni lo scorrere del tempo per la pubblica utilità.

D’altra parte è logico arguire come una clessidra che funzioni sempre, bello o brutto tempo, notte e giorno dovesse essere accoppiata ad un altro orologio esatto per accordarsi, tempo permettendo con l’unico riferimento preciso di base: il Sole (6).

Il connubio tra orologio solare e clessidra sonora era perfetto e completo di una struttura architettonica e funzionale il cui nome dato a questo segnatempo «Organum» è consono alla sua prestazione. Cassiodoro sembra voglia descrivere questo tipo di orologio nella sua lettera

«Varie 46»… «Unum in quo humana sollertia videtur colligi, quod totius caeli noscitur spatia pervagari: aliud ubis solis meatur sine sole cognoscitur etaquis guttantibus horarum spatia terminantur…» data anno 507 (lett. orig.)

«Uno (orologio solare) in cui sembra raccolta l’industriosità umana, poiché vediamo descrivere il cammino della volta celeste; l’altro (clessidra interna) in cui il percorso del Sole è conosciuto senza il suo intervento essendo regolato dal gocciolare dell’acqua».

L’orientamento e lo scelta dell’ubicazione di questo Organum, in piano presso il fiume, ai piedi dell’arco collinare, nonché testata (7) di allineamento del «Kardo Maximus» è indubbiamente il risultato di un ponderato studio di esperti costruttori e di sapienti astronomi. Anche oggi molte torri sono dei riferimenti alle strade che guidano i punti cardinali verso lo metropoli.

 

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Centuriazione romana

 

Il colle situato alle spalle forniva, di certo, l’acqua per il funzionamento dell’orologio (Fontana di Ferro?)(8) e fungeva anche da padiglione acustico per una maggior udibilità periferica, mentre alla base della Torre il fiume Adige raccoglieva il riversarsi dell’acqua usata dai congegni della clessidra.

 

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Blocchi di rosso ammonito catalogate n° 534-533;   Maffei – Teatro romano

 

Due blocchi di pietra rossa (9) trovati durante l’arginatura dell’Adige alla fine del secolo scorso, (1890), nelle vicinanze del Teatro Romano ed a sostegno del ponte medioevale sul Canale dell’Acqua Morta, confermerebbero attraverso un termine tecnico sopra scolpito la un probabile legame di testimonianza del nostro segnatempo idraulico.

Vien da chiedersi tuttavia come mai nessuna descrizione accompagni la «Iconografia Rateriana» per far luce su questo meraviglioso ed imponente orologio?

Si può solamente dedurre che il disegnatore dell’iconografia abbia incluso quello che probabilmente aveva visto su altre mappe o piante precedenti inserendo la denominazione informativa tra le colonne, per Lui più che eloquente. Infatti l’’Iconografia Rateriana è del IX secolo, ed, a quel tempo, credo che l’ Organum non esistesse proprio, per i documenti che espongo.

 

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Lettera «varie» XLVI Cassiodoro (Biblioteca Apostolica Vaticano).

«Cossiodori variarum di Theodorus Monmsen» Lettera 46°

 

Contenuto dell’epistola inviata da re Teodorico a Gundibado re dei Borgundi. Anno 507

Il goto re veronese esprime il soddisfatto invio, fatto all’amico Gundibado, del segnatempo più volte richiestogli.

Il gruppo – dice re Teodorico – composto da un orologio che descrive ingegnosamente il movimento del cielo (meridiana anaphorica) ed un altro che segna il percorso del sole, con un sistema ad acqua gocciolante (clessidra) è accompagnato da esperti specialisti montatori.

La Borgogna – sentenzia infine il re goto – godrà di un perfetto strumento romano e queste popolazioni avranno modo così di distinguere le varie ore del giorno ed impiegarle nel modo più confacente.

 

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Cassiodoro

 

Pochi secoli prima in Verona soggiornava la reale corte di Teodorico e, dalle epistole lasciateci dal suo noto senatore A. Cassiodoro, oltre a quanto già soprascritto, troviamo riportata la esigente richiesta di «Gondembaldo» re dei Borgundi, in cui pretende dal veronese sovrano un orologio come quello ammirato con stupore dai suoi ambasciatori.

Al re dei Borgundi verrà dato l’annuncio dell’avvenuto imbarco del prezioso segnatempo completo del gruppo solare idraulico accompagnato da esperti per il montaggio… «Quapropter salutantes gratia consueta per harum partitores illum et illum oblectamenta prudentia vestrae horologia cum suis dispositoribus destinanda…» Varie 46 anno 507.

È facile incorrere in errori ma è altrettanto logico pensare che il re Goto conquistatore di Verona smontasse per puro gioco politico 1’«Organum» e lo inviasse in Borgogna, e chissà se oggi in quelle terre vi si trovino dei reperti dell’antico regalo!(11).

Così l’Organum tolto dalla sua funzione di segnatempo nella città di Verona, è rimasto raffigurato solamente nella Iconografia Rateriana.

Esso viene col tempo dimenticato sino a scomparire dalle memorie dei cittadini lasciando ai posteri come ricordo toponimico, il rione Organo, porta Organo, S. Maria in Organo.

A distanza di quindici secoli circa attraverso la documentazione epistolare di Aurelio Cassiodoro, l’iconografia del vescovo Raterio e le logiche deduzioni si può credere che questo illustrato segnatempo «Organum» fosse un monumentale orologio sonoro «per poter dar modo – afferma Re Teodorico – di distinguere le varie ore del giorno e di stabilire ogni momento le loro faccende nel modo più conveniente», data anno 507, Lettera Varie 46.

 

NOTE

 

– 1 Per un parametro architettonico si osservi il «Battistero di Callisto» entro il Duomo di Cividale del Friuli. Probabilmente nato per lo stesso scopo e successivamente adattato ad altri servizi. Oppure vedi la cella campanaria della Torre Lamberti pizza Erbe.

– 2 Atene: Torre dei Venti, ottagonale, situata nell’Agorà, molto rovinata alta circa 14 metri. Su ogni lato solare vi è una meridiana. Il suo orientamento sui punti cardinali è esatto, A levante, a meridione e ponente in alto sulla Torre vi sono dei pertugi-finestre per regolare la clessidra interna (oggi scomparsa) sulla posizione del sole (orario), Dietro vi alloggia una cisterna di alimentazione d’acqua fornita da una sorgente, un rio invece serve al deflusso,

– 3 G.B. Pighi: Verona nel  VlII secolo, 1963.

– 4 A Platone, viene attribuito il primo orologio idraulico sonoro 400 anni avanti Cristo (Enric Bruton «Storia degli orologi» De Agostini – Novara, pag. 21).

– 5 I Forni detti Catalani, descritti da Giambattista Porta 1588; ottenevano forti correnti d’aria (vento) dalla caduta d’acqua guidata in cisterne per alimentar le fornaci (vedi reperto antico al museo Antropologico S. Michele all’Adige – Trento).

– 6 Le antiche Torri corredate di orologio sin dall’inizio della cronometria avevano la loro meridiana di regolazione, Nel Torrazzo di Cremona 1450 è visibilissima anche oggi.

-7 La centuriazione e la cartografia romana si basava sul sole e non essendo ancora scoperta la bussola definivano i punti cardinali attraverso orologi solari. (Prof. O.A.W. Dilke «Gli Agrimensori di Roma Antica» – Edagricole).

– 8 La sorgiva di modesta portata era usata dai romani (Mario Benini – L’aquedotto di Verona 1967 Vita Veronese) dunque, adatta al limitato consumo dei congegni idraulici dell’’Organum, oltre alla giustificata vicinanza.

– 9 Pietre catalogate con n. 534-553 presso museo Maffeiano e Teatro Romano.

-10 «Salientes» parola di congegno particolare di uso tecnico idraulico – (Lanfranco Franzoni – Nuova historia l°, 1960, pag, 62),

– 11 Due sono i reperti d’orologi idraulici romani trovati in Europa centrale a cavallo del secolo. Indicativamente vicino a Digione: Vosges – e vicino a Monaco: Salzbourg -. Sono degli interessanti dischi di bronzo (quadranti) lavorati ed incisi per l’informazione giornaliera del movimento del Sole e tarati sulle stagioni. («Orologi Francesi» l° voI. Tardy Parigi. 1974).

Fonte: da srs di PAOLO FRANCESCO FORLATI, da SEGNATEMPO VERONENSIS;   (1987)

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