Enzo Monti Racconti

LE TELEFONATE DI ELENA.

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Non sono mai stato un gran chiacchierone al telefono, forse perché non mi trovo a mio agio parlare con chi non vedo in faccia. Se poi mi capita di dover registrare qualcosa sulla segreteria telefonica mi riesce a impiastricciar perfino le parole. Che siano solo questi i motivi per cui provo antipatia per chi ci sta delle ore?

 

Tra i più sciocchi che si perdono al telefono, annovero chi, andando in scooter, in auto o mentre si fanno trascinare da cani che sembrano vitelli, continuano a comunicare come se niente fosse. Ridicoli e demenziali sono poi quelli che chiacchierano per strada attraverso gli auricolari. Sembrano dei folli che parlano per loro conto. Ma cosa avranno di così urgente e d’importante da dirsi?

 

Ora sono in pensione, e di mattina rimango in casa a studiare oppure perdo il mio tempo davanti al pc. Mi capita spesso d’essere solo a ricevere le telefonate di quelle seccatrici che ti propongono offerte vantaggiose sull’energia e sulla telefonia, ma non basta, ci sono anche quelle delle amiche di mia moglie. Tra le più frequenti e come tremenda chiacchierona annovero una certa Elena. Forse perché in casa sua non l’ascolta più nessuno ormai, e allora si sfoga con Teresa e, quando non la trova, è costretta a dialogar con me. E sorpresa delle sorprese: s’è rivelata ancor più simpatica di come l’avevo considerata le prime volte.

 

Tempi addietro ci si scambiava, oltre ai saluti, solo le nuove barzellette oppure qualche allusione grassoccia, mentre per lamentele e guai le passavo subito mia moglie. Ciascuna delle nostre famiglie ha tre figli, e ce ne son così tante da raccontare da passarsi via. Delle mezzore durano le loro ciacole.(1) Il bello è che, quando si lasciano, scordano sempre qualcosa, a volte addirittura il motivo per cui avevano telefonato.

 

Un paio di settimane fa, ho ricevuto una sua telefonata dove mi narrava che, mentre si trovava a far la spesa nel reparto orto fruttifero d’un supermercato, aveva fatto la conoscenza di un’amica di Franca. Mi raccontava che questa sua nuova conquista di nome Carla è una signora molto interessane. In pensione, belloccia, dall’aspetto giovanile e che, per non annoiarsi, viaggia continuamente attorno al mondo. Da simpaticona qual è, la intrattiene con un sacco di episodi piacevoli, difficile quindi liberarsene. Tra l’altro, in un momento di scoramento le ha fatto una confessione piuttosto intima e al tempo stesso divertentissima.

 

Raccontava che aveva messo alla porta il suo ultimo compagno. Sentitene il motivo,  e poi ditemi se non c’è da spanciarsi.

 

Carla mentre palpava dei cetrioli:

 

– Almeno questi sono duri. Lo so che ci si abitua a tutto, ma quando è troppo, è troppo. Odio il mollo; e tenerlo in mano tutta notte senza poterne usufruire è un vero peccato. Ho lasciato l’ultimo mio compagno perché alla mattina  mi trovavo con il braccio che mi faceva un male boia. Non ce la facevo proprio più!

 

Dopo questa uscita, si guardarono negli occhi e si misero a ridere, a ridere come matte, tanto da far voltare tutti i vicini. Elena subito dopo aggiunse:

 

– Chissà cosa avrà pensato la gente nel vedere due donne sulla sessantina di cui una impugnava un cetriolo e ridevano in quel modo. Infatti, alcuni curiosi si erano già avvicinati per veder meglio cosa avesse di speciale quel cetriolo. Come Carla s’accorse di ciò che teneva in mano, lo gettò nella cesta come se scottasse. Mamma mia, che figura!

 

Capisco che sono pettegolezzi da donnette, ma almeno ingrassano e rendono la vita più gioiosa di quanto non lo sia. In fin dei conti, questi non sono altro che piccoli episodi di vita quotidiana, anche se sono considerati merce da salotto.

 

Ci furono altre occasioni per parlare di quella dama. Una delle ultime è talmente esilarante che non posso far a meno di raccontarla. Elena intessendo altri elogi, esordì con un:

 

– No! Non mettere giù! Ascolta quest’ultima.

 

– Son tutto orecchi, – sebbene fossi stufo di ascoltarla.

 

– Questa mia nuova amica nei suoi viaggi o nelle crociere viene avvicinata da tanti uomini, e in gran parte da quelli sposati. Nei primi approcci, raccontano della loro vita d’inferno in famiglia. Odiati e sfruttati dai figli, vessati da mogli noiose che non amano più e verso cui  non provano alcuna attrazione. Sono talmente ridotti male che si sentono già morti prima ancora d’essere sepolti. Poche sono le varianti a questi discorsi e, press’a poco, sono tutte storie più o meno simili. A cena, in un famoso ristorante con un bell’uomo, non potendone più dei suoi pianti gli disse:

 

– Piantala! Te lo dico chiaro e tondo, e non te lo ripeto più: non è necessario che ti spremi le meningi nel raccontarmi certe balle(3), nel vano tentativo di conquistarmi. Tanto, ho deciso di dartela lo stesso!(4)
 

  1. Chiacchiere.
  2. Risata sguaiata.
  3. Bugie
  4. Di concedermi lo stesso.

 

Fonte: srs di Enzo Monti del 13 giugno 2014

Link: http://enzo-monti.blogspot.it/2014/06/le-telefonate-di-elena.html

 

 

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