Enzo Monti Racconti

LOQUE

zampogna.9.983

 

 

Rare le volte a cui non ho risposto a offese o a basse insinuazioni. E non ne sono pentito. Se mi fossi difeso, nella maggior parte dei casi, non avrei ottenuto alcun vantaggio oltre allo sfogo.

 

Spesso poi, non sappiamo toglierci con disinvoltura da alcune situazioni imbarazzanti, a volte, addirittura le peggioriamo. Ora vi racconterò un episodio che si risolse, per mia fortuna, nel migliore dei modi.

 

Negli anni Sessanta, trascorrevo le vacanze estive per lo più sulla Riviera Romagnola. Poco mare e molta vita notturna. E di notte, se non trovavo prede in qualche locale traslocavo in altri, sempre alla caccia di selvaggina. Solo all’alba m’arrendevo.

 

Era stata una serata nata storta. Sia a me che al mio amico era andata proprio male. Nessuna! Neppure uno scorfano aveva abboccato. Ed era già passata da un bel po’ la mezzanotte. Fuori dal terzo locale, il mio amico, un baldo e belloccio piacentino che lavorava nell’azienda di trasporti di suo padre, bloccò due biondine e le convinse a unirsi a noi per fare un salto in un night di Gabbice  Monte.

 

Salii dietro alla sua Seicento con una delle due. Portava una gonna corta e mostrava due cosciotti come quelli dei Tre Porcellini. Come un lupo mannaro non ressi e allungai le mani, lei mi respinse. Andai ancora all’attacco. Il mio amico non aveva ancora innestata la terza che la mia vicina rivolgendosi all’amica davanti:

 

– Loque el comincia a stricher! (1)

 

Probabilmente l’ultima parola  non l’avevo afferrata bene o l’avevo travisata, fatto sta che mi rivolsi al mio amico in questi termini:

 

– Beh, hai sentito bene?… Abbiamo raccolto due orfanelle che parlano in Latino:  quoque, cuiusque, cuius quique. Non è facile raccogliere al giorno d’oggi due belle ragazze che parlano in Latino. Forse son state educate in qualche orfanatrofio vecchia maniera.

 

L’amico alla guida senza voltarsi:

 

– Ma va là, scemo!… Sono bolognesi, e alla sua amica ha detto: “ Lui qui comincia a stringere”.

 

Tutti e tre scoppiarono a ridere, mentre io, da mona (2), mi ritirai come una lumaca senza proferir parola. Chiuso in me stesso e con il morale a terra non avevo la forza di reagire. Ero nero per non aver avuto la solidarietà di quel mio compagno stagionale. In macchina, questi tre menefreghisti cantavano a squarciagola accompagnandosi alle canzoni trasmesse dalla radio. Non mi era mai capitato d’essere così giù di corda. Non solo non avevo risposto al mio compagno, ma anche davanti alla ragazza m’ero arreso. Di solito, a un rifiuto reagivo anche aggressivamente con parole pronte.

 

All’ingresso della sala da ballo, le ragazze invece di lasciarci, presero sottobraccio il mio amico e s’accomodarono a un tavolino. Infelice e disperata situazione! Veramente insopportabile. Per non dar sfogo a ciò che avevo sulla punta della lingua, giravo a vuoto attorno alla pista sperando che qualche anima buona mi raccogliesse. Mi rifiutavo di portare il moccolo per tutta la serata.

 

Durante la sosta della musica fui costretto però a raggiungerli. Per forza: m’aspettava la mia birra.

 

Me ne stavo muto, discosto da loro, e cercavo di vedere se in sala ci fosse qualche ragazza libera, fosse pure brutta come la fame. Cercavo di distrarmi pensando alle tre leggi della Dinamica del grande Isacco. Le ripassavo in Latino, come del resto le aveva formulate; visto poi che questa nostra antica lingua era la causa delle mie pene. La terza, che si riferiva all’azione, mi suggeriva di reagire. Ormai era troppo tardi. Certe cose o si fanno subito o è meglio lasciarle perdere. Non mi restava altro che masticar rabbia.

 

Ma come la musica riprese, la ragazza dai bei cosciotti mi s’avvicinò, e in tono dolce e amichevole:

 

– Dai! Non te la prendere, sei anche un bravo ragazzo …  Sù, andiamo a ballare!

 

Una brezza notturna e la musica invogliavano all’amplesso, si ballava a guancia a guancia. E poi dicono di non aspettarsi mai che l’iniziativa possa partire dall’altro! Sentite la sorpresa.

 

– Non ti piaccio più perché non parlo il Latino?

 

E prima che potessi rispondere, con un bacio mi sfiorò le labbra.

 

Che vacanze! Quelle sì, che furono vacanze!

(1)   Lui qui comincia a stringere.
(2)   Vagina. In questo caso stupido.

 

Fonte: srs di Enzo Monti del 6 febbraio 2015

Link: http://enzo-monti.blogspot.it/2015/02/loque.html

 

 

 

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