Archeologia Verona

STRAORDINARIA SCOPERTA A NOGAROLE ROCCA – TROVATA LA PIÙ GRANDE NECROPOLI D’ITALIA

archeologo-scavo.879

Un archeologo durante un lavoro di scavi in un sito

 

 

Valeria Zanetti .  14.febbraio.2019

 La più importante necropoli dell’Italia settentrionale, probabilmente utilizzata senza interruzioni tra l’età Campaniforme, dal 2500 al 2200 avanti Cristo, e l’età del Bronzo, dal 2200 al 1600 avanti Cristo, è stata scoperta a Nogarole Rocca. Per quasi mille anni i defunti della comunità che viveva in questo territorio, ricco di corsi d’acqua e di risorse, furono seppelliti nello scampolo di campagna ora delimitato tra il casello autostradale e la vasta area in corso di urbanizzazione, denominata Porta della Città, poco distante dall’insediamento su cui sta sorgendo l’hub logistico di Zalando.

 

A Pradelle,la frazione interessata dal ritrovamento, da mesi gli abitanti guardano con curiosità le montagnole di terra scavata su un appezzamento, non ancora raggiunto da strade asfaltate, ai bordi del quale parcheggiano spesso due o tre auto. Tanto che già si vociferava di qualche ritrovamento archeologico: chi parlava di ossa, chi di utensileria. Ora però la notizia è ufficiale e contenuta in un comunicato congiunto della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo e del Comune di Nogarole, postato sulla pagina Facebook dell’ente locale.

 

«La scoperta», riporta la nota, «è frutto di attività di indagine di archeologia preventiva». In pratica, è stata possibile in seguito al monitoraggio del sottosuolo, previsto di prassi per legge, prima di partire con l’urbanizzazione e l’edificazione del comparto di proprietà di una società scaligera. I dettagli della scoperta saranno illustrati la settimana prossima nella sede della Soprintendenza di Corte Dogana, a Verona, dal sindaco di Nogarole Rocca, Paolo Tovo e dal soprintendente di Verona Fabrizio Magani. I funzionari archeologi Gianni De Zuccato e Paola Salzani faranno il punto sulle suggestive fasi della scoperta, del recupero e sull’eccezionale valore scientifico-culturale del rinvenimento.

 

reperti

Alcuni reperti trovati nella necropoli di Nogarole

 

La necropoli si è rivelata tra le più ricche mai scoperte nell’Italia settentrionale a cavallo tra III e II millennio a. C.  a partire dall’età Campaniforme che prende il nome da bicchieri e vasi in ceramica a forma di campana capovolta, manufatti tipici dell’epoca, diffusi in tutta Europa, dall’Italia alla penisola Iberica, dall’Irlanda alla Gran Bretagna, dalla Germania all’Austria. Diversi contenitori con queste caratteristiche sono stati rinvenuti anche a Pradelle. Dal Comune intanto le bocche sono cucite e non si forniscono dettagli soprattutto per proteggere l’area dall’interesse dei curiosi e dalle visite di eventuali tombaroli, che potrebbero essere solleticati dall’idea di testare di persona l’importanza della scoperta per trafugare reperti. Il ritrovamento aggiunge una pagina importante alla ricostruzione delle antichissime origini del Comune. I primi insediamenti del Nogarolese furono rilevati lungo le sponde del fiume Tione, in località Corte Vivaro, nella frazione di Bagnolo, sito sottoposto a vincolo nel 1977. Dall’attività di scavo emersero ceramiche, ossa lavorate, bronzi, una tavoletta enigmatica fittile e diverse armi, attualmente custodite nel museo archeologico di villa Balladoro, a Povegliano.

 

Fonte: srs di  Valeria Zanetti, da L’Arena di Verona del  14 febbraio 2019

Link: http://m.larena.it/territori/villafranchese/straordinaria-scoperta-a-nogarole-rocca-trovata-la-più-grande-necropoli-d-italia-1.7120465?fbclid=IwAR1kkoAYjtQS3QadLlE-gQ-sW2DWkA6V-Rxs9B4Nhxn6poGj_lKd4FAgaRM

 

 

SCOPERTA LA PIÙ GRANDE NECROPOLI DEL NORD ITALIA

 

nogarole reperti

A Nogarole Rocca durante i lavori di costruzione del centro logistico di Zalando sono emersi importanti ritrovamenti archeologici

 

 

Alberto Sogliani,  14 FEBBRAIO 2019

NOGAROLE ROCCA. Importantissima scoperta archeologica nel comune di Nogarole Rocca, in località Pradelle, a due passi dal confine con la provincia di Mantova. Nell’ambito dei lavori da tempo in atto per la costruzione del polo logistico di Zalando, precisamente nell’area tra la campagna e il casello dell’autostrada A22, è stata riportata alla luce una necropoli preistorica risalente al Terzo e Secondo millennio a.C.

 

I risultati di questa scoperta saranno resi pubblici con dovizia di particolari in una conferenza stampa organizzata dalla Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza per venerdì 22 febbraio nella sede in Corte Dogana 2/4 a Verona.

 

Fin d’ora tuttavia si può affermare, in base alle indagini di archeologia preventiva effettuate nell’area, che si tratta di una delle necropoli più ricche mai rinvenute in Italia settentrionale relativamente al periodo di competenza. Da tempo del resto gli abitanti della zona avevano notato movimenti particolari e pure si parlava di rinvenimenti di suppellettili e materiale vario. Il comunicato ufficiale congiunto di Sovrintendenza e Comune di Nogarole Rocca ha poi sgombrato il campo da ogni chiacchiera popolare e ora non resta che attendere con ansia i risultati finora raggiunti ed, eventualmente, i possibili sviluppi futuri dello scavo.

 

«Allo stato attuale delle ricerche – si legge nella nota – questo sito si configura come la più importante necropoli rinvenuta in Italia settentrionale per la quale si possa ipotizzare una continuità di utilizzo tra tra Età Campaniforme (2500-2200 a.C.) e antica età del Bronzo (2200-1600 a.C.).

 

La cultura del vaso campaniforme (in inglese Beaker culture) si riferisce a un periodo della tarda età del rame (2600 – 1900 a.C.), in cui si diffuse questa tipologia di ceramica, con forma per lo più di campana capovolta: nel riserbo tenuto dagli studiosi, sono state pubblicate nel comunicato stampa alcune fotografie di bicchieri campaniformi rinvenuti a Pradelle di Nogarole Rocca in questa prima parte di indagine. Manufatti largamente diffusi in tutta Europa, con particolare riferimento alla penisola iberica da dove sembra abbiano storicamente avuto origine, ma poi estesi anche all’Italia, Irlanda, Gran Bretagna, Germania ed Austria.

 

Il rinvenimento di questa necropoli proprio in concomitanza con la costruzione, nel luogo, di una importante multinazionale sembra quasi voler rinverdire una sorta di spinta commerciale della zona esistente fin dai tempi antichi.

 

I responsabili dello scavo sono il dottor Gianni De Zuccato e la dottoressa Paola Salzani, che illustreranno la fasi della scoperta, del recupero e l’eccezionale valore scientifico-culturale della scoperta della necropoli.

 

Fonte: srs di Alberto Sogliani, da GAZZETTA DI MANTOVA  del 14 febbraio 2019

Link: https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2019/02/14/news/scoperta-la-piu-grande-necropoli-del-nord-italia-1.17755786?fbclid=IwAR3GgHh644R5AbAMb6NS4tTH5t7UK5WKetj6A6FedH5kx8lTqNs2r0cy39M&refresh_ce

 

 

VERONA, SCOPERTA NECROPOLI: SCHELETRI, PUGNALI E VASI DEL 2500 AVANTI CRISTO

 

di Davide Orsato

 

VERONA Decine di sepolture in diversi stili: c’è uno scheletro rannicchiato, con una lama di pugnale in mano, un altro ancora supino, alcune urne cinerarie, segno che quel “cimitero” è stato utilizzato per centinaia d’anni, forse per un intero millennio. E poi c’è quell’oggetto un po’ bizzarro, che compare in corredi funerari che vanno dalla Scozia fino al Marocco, e che raccontano di un popolo viaggiatore.

 

Nogarole1.1000

 

Otto vasi rarissimi

 

Un bicchiere di ceramica, dalla forma a campana (da qui il nome con cui è stata battezzata la cultura del “vaso campaniforme”), che presenta un motivo ornamentale riconoscibilissimo e che era utilizzato per le bevande fermentate.

La squadra di archeologi composti da ricercatori delle università di Trento, Padova e Milano ne hanno rinvenuti ben otto praticamente integri: abbastanza per farne la più importante scoperta a livello italiano per questo tipo di società preistorica.

Il ritrovamento, in un lotto destinato a prossime costruzioni a Nogarole Rocca, nella Bassa Veronese (non lontano da dove è in costruzione il nuovo hub della Zalando) è stato reso possibile grazie al fatto che le antiche sepolture, databili fino al 2500 avanti Cristo, si trovavano nell’alveo di un fiume prosciugato già in epoca preistorica, la cui sabbia e profondità ha protetto il materiale da manipolazioni successive.

Gli scavi, iniziati nel 2017, si sono conclusi la scorsa settimana.

 

Nogarole2.1000

 

Nuove ricerche

 

Questa mattina, alla sede della Soprintendenza di Verona sono stati presentati i primi risultati. «Il sito è stato sgomberato – fa sapere Paola Salzani, archeologa che ha diretto le operazioni

– Ma gli studi in ambiente protetto inizieranno adesso. E ci potranno dire moltissimo su una cultura che è rintracciata in tutta Europa ma di cui si hanno pochissimi indizi sull’origine. Basti pensare che uno dei più importanti ritrovamenti, l’arciere di Amesbury, rinvenuto in Inghilterra presso Stonehenge, era un uomo nato in zona alpina e poi spostatosi nelle isole britanniche. Sapevamo che il territorio attorno al Garda era stato interessato da una fitta presenza di questa popolazione, ma nessuno si aspettava una scoperta di questa importanza».

 

Fonte: srs di di Davide Orsato, da Corriere del veneto del 22 febbraio 2019

Link: https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cultura-tempo-libero/19_febbraio_22/verona-scoperta-necropoli-scheletri-pugnali-vasi-2500-avanti-cristo-a064bbf0-36a5-11e9-878f-2e8ce3a3b4b1.shtml?fbclid=IwAR1eV7AA8rMCMD-xNhdslFl6Pzz7EcnuII17_pu-7jUM_dx8TF6i9pBjgk0

 

 

NOGAROLE ROCCA. LA SOPRINTENDENZA ILLUSTRA I RISULTATI DEGLI SCAVI ESEGUITI ALLA PORTA DI NOGAROLE, LA ZONA INDUSTRIALE DEL PAESE IN CUI STANNO SORGENDO NUOVI CAPANNONI

 

Tombe antiche come a Stonehenge

 

Vasi e lame assieme agli scheletri nel la grande necropoli usata dal 2500 al 1600 a. C. Salzani: «Scoperta rilevante sul piano internazionale». Tesori dell’età Campaniforme

 

VALERIA ZANETTI

 

paolo tovo

Paolo Tovo, Fabrizio Magani, Gianni De Zuccato e Paola Salzani

 

 

«Un salto da vertigine fino al 2.500 avanti Cristo, per riportare alla luce una magnifica storia che, se raccontata bene, può portare lustro a Nogarole Rocca, e a tutta la provincia. Oggi come ieri crocevia di scambi di persone, merci e conoscenze».

 

È entusiasta Fabrizio Magani, soprintendente all’archeologia, belle arti e paesaggio di Verona, commentando il ritrovamento della necropoli nogarolese, risalente all’età Campaniforme (2500-2200 avanti Cristo), usata fino almeno all’età del Bronzo (2200-1600 avanti Cristo).

La scoperta, di cui si è avuta notizia solo la settimana scorsa, quando sono tra l’altro stati ultimati i lavori di scavo, è stata presentata ieri mattina nella sede della Soprintendenza di Corte Dogana, a Verona, da Magani con il sindaco di Nogarole,Paolo Tovoe i funzionari archeologi Gianni De ZuccatoPaola Salzani.

 

Tutto è partito nel 2017, ma l’opera di recupero del patrimonio è proseguita tra stop and go.«L’area interessata ha riguardato una superficie di 12.800 metri quadrati», spiega Salzani. L’appezzamento nella frazione di Pradelle era stato sottoposto ad attività di indagine di archeologia preventiva, come previsto per legge prima di partire con l’urbanizzazione e l’edificazione del comparto di proprietà di due società, Consorzio Porta Città e Verona Porta Sud. Queste ultime, verificata la presenza della necropoli, si sono accollate le spese degli scavi, per decine di migliaia di euro. «Avevamo già trovato a Gazzo e sul Garda tracce di presenze risalenti al periodo Campaniforme. Lo scavo di Nogarole Rocca non si limita a confermare le ipotesi», prosegue Salzani. L’età Campaniforme prende il nome da bicchieri e vasi in ceramica a forma di campana capovolta, diffusi in tutta Europa, dalla Scozia alla Sicilia, dal Marocco, e dal Portogallo la Polonia. «Le sepolture hanno restituito, tra i corredi, materiali archeologici di straordinaria rilevanza, che collocano la necropoli tra le più importanti d’Italia. La scoperta non mancherà di suscitare la curiosità della comunità scientifica internazionale», afferma.

 

In pratica, nell’alveo prosciugato di un corso d’acqua che scorreva dove ora si trova la vasta area in corso di urbanizzazione, denominata Porta della Città, poco distante dall’insediamento su cui sta sorgendo l’hub logistico di Zalando, sono stati trovati 25 tumuli sepolcrali, simili a quelli diffusi nel resto del continente a cavallo tra le Età del Rame e del Bronzo. All’interno 48 sepolture di tre tipi: defunto in posizione rannicchiata, cremato con ceneri deposte in nuda terra o in vaso-primi casi in pianura-ed infine inumato in posizione supina.

 

Scoprire perché nei secoli, forse nei millenni, è cambiata la modalità di seppellire i defunti è uno dei tanti rebus da sciogliere. I corpi degli uomini e delle donne erano seppelliti in aree separate. «Anche i corredi sono diversi e da qui si comprende che nella comunità esistevano differenze sociali: c’è chi è stato inumato con vasi, lame di pugnale in metallo, ornamenti», afferma Salzani.

 

«Per la prima volta in Italia le sepolture di Nogarole di età Campaniforme sono addirittura otto», precisa. Sono stati trovati inoltre otto vasi interi o ricostruibili e armi.

Proseguendo nelle ricerche, si potranno evidenziare relazioni nascoste tra il territorio veronese ed il resto del continente. «Ad esempio, si è scoperto che una delle sepolture più famose del Campaniforme europeo, nota come l’arciere di Amesbury, rinvenuta a pochi chilometri da Stonehenge, in Gran Bretagna appartiene a un giovane uomo nato sulle Alpi. Come è evidente gli spostamenti erano frequenti anche nell’antichità», dice Salzani, che ha già coinvolto nello studio del materiale le università di Padova (geoarcheologia), Trento (studio lame e pugnali), Milano (archeozoologia), Cagliari (ceramiche).

 

 

«IL VASO ROVESCIATO RESTA UN ENIGMA»

 

Franco-Nicolis.750

Franco Nicolis

 

Uno dei massimi studiosi a livello europeo del fenomeno del vaso campaniforme è Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia di Trento che l’altro pomeriggio, al Centro ambientale archeologico di Legnago, ha tenuto proprio sul tema una conferenza dal titolo «Simbolo e enigma. Il bicchiere campaniforme nella preistoria italiana e europea del III Millennio a. C.». L’appuntamento era inserito nel corso di archeologia curato dall’archeologo veronese Giampaolo Rizzettoe dalla dottoressa Marisa Morellato.

 

Dottor Nicolis, cosa si intende con vaso o bicchiere campaniforme?È un vaso a forma di campana rovesciata, decorato con motivi caratteristici ottenuti imprimendo su questa particolare ceramica una cordicella o un piccolo pettine. La vera particolarità è che non si trova in piccole regioni, ma sparso a macchia di leopardo in tutta Europa, arrivando addirittura a toccare alcune aree dell’Africa settentrionale.

Perché si parla di enigma? Perché fin dalle sue prime scoperte in Italia alla fine dell’Ottocento, si pensi ad esempio alla necropoli di Remedello, nel Bresciano, ha suscitato notevoli problemi di interpretazione legati soprattutto alla sua estesa diffusione e all’alto valore simbolico, ma anche al suo carattere unitario che, stranamente e non occasionalmente, ritroviamo però in contesti culturali diversi.

La prima domanda che si sono posti gli archeologi è stata quella della provenienza. Ovvero da dove aveva tratto origine questo fenomeno così diffuso, elemento tuttora incerto, e chi fossero i portatori del vaso campaniforme che si è spostato per secoli in Europa.

Il fatto che nelle sepolture questi uomini e donne siano accompagnati da diversi materiali, tra i quali punte di freccia, ha portato ad identificarli come un gruppo nomade di arcieri.

Come veniva utilizzato il vaso campaniforme?Si è pensato che questo vaso fosse una moda, oppure, meglio ancora, che facesse parte di un pacchetto, di una sorta di set di oggetti legati a certi rituali. Perché questo fenomeno è presente in alcune aree e in altre è totalmente assente? È proprio questo l’elemento più interessante sul quale occorre indagare a fondo.

 

 

GLI ESAMI DEL DNA SVELERANNO LE ORIGINI

 

sepoltura nogarole

 

SPESE URGENTI. Servono fondi per scoprire da dove venivano gli uomini e le donne sepolti ed analizzare i reperti.  Necessario il restauro in tempi brevissimi degli oggetti recuperati per evitare il deperimento

VA.ZA.

 

Procedere il più rapidamente possibile al restauro di reperti in ceramica e materiali in metalli. I primi che potrebbero deperire. Avviare poi la fase di studio sulla datazione degli scheletri in modo da comprendere, dall’esame delle ossa chi erano gli antenati dei nogarolesi, da dove provenivano, di cosa si cibavano, se c’erano malattie diffuse e frequenti tra la popolazione della zona nell’età compresa tra la fine dell’età del Rame e l’età del Bronzo.

«Al momento tutto ciò che è stato trovato è, come previsto per legge, sottoposto alla burocrazia dei Beni culturali», dice il soprintendente scaligero Fabrizio Magani. «Adesso serve individuare chi si potrà fare carico dei costi della conoscenza». Costi che almeno in prima battuta non sembrano esorbitanti. «Serviranno circa 30mila euro per il restauro delle ceramiche», ipotizza la funzionaria archeologa, Paola Salzani, «mentre per l’analisi dei materiali in metallo occorreranno altri 20 mila euro circa». Denaro che servirà per mettere in sicurezza quanto appena estratto. Poi si potrà partire con la fase di disegno dei materiali archeologici e l’esecuzione di analisi archeometriche (datazioni, analisi degli isotopi dell’ossigeno e stronzio, Dna, istologiche, ndr) sui materiali osteologici e sui resti organici e non solo.

Le tecnologie d’avanguardia disponibili consentono non solo di far luce sulla datazione ma anche di scoprire il luogo di provenienza di chi fu sepolto nella necropoli appena scoperta.

«La Soprintendenza si attiverà, come già fatto per altri beni culturali veneti, in modo da far convergere le offerte di privati sullo strumento dell’art bonus che non consente sponsorizzazioni e dunque visibilità a chi sostiene un restauro, ma offre il beneficio fiscale pari al 65 per cento della donazione effettuata», annuncia Magani. «Speriamo che il tentativo funzioni anche se la regione si è dimostrata piuttosto tiepida finora, fatto salvo l’esempio del restauro dell’Arena, sostenuto da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona», spiega.

Il Comune offre tutto il suo supporto. «Sentiamo la responsabilità diretta nell’investire in restauro e studi anche con risorse dell’amministrazione», afferma il sindaco Paolo Tovo, che comincia già ad interessare tutte le imprese della zona. Nella sala della Soprintendenza ci sono rappresentanti di Vailog, la multinazionale che costruisce soluzioni logistiche per imprese specializzate in e-commerce, all’opera per conto di Zalando, che a mesi si insedierà. L’impresa tedesca leader nel commercio elettronico di abbigliamento, calzature ed accessori pare sia già stata contattata per farsi carico di alcuni costi. Il 22 marzo è in programma a Nogarole la presentazione dell’esito degli scavi alla cittadinanza e ai numerosi imprenditori.

 

Fonte: da L’arena di Verona del 23 febbraio 2019

Link: http://www.larena.it/territori/villafranchese/tombe-antiche-come-a-stonehenge-1.7143290

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...