Archeologia

PREMESSA ALLA TESI DI MELPUM

Melpum

Ortelius, 1624, Italia Gallica sive Gallia Cisalpina ex conatibus. Dettaglio. Nella parte centrale dell’immagine ingrandita si può vedere l’indicazione Melpum

 

 

Tengo ad evidenziare che questo Testo, articolato in più capitoli, non espone un qualcosa che è stato trovato, ma l’opinione su come si possa trovarlo, secondo un metodo deduttivo, che conoscendolo, può essere applicato a qualunque ricerca, perché segue logiche precise e solitamente funzionanti.

 

Il problema della ricerca archeologica sta nell’essere autorizzati a farla, e perciò un privato che non lo è, può ugualmente individuare Siti archeologici, con queste analisi che consentono di indirizzare Prospezioni Strumentali preventive, da cui poi si attiveranno veri scavi autorizzati.

 

Nei capitoli precedenti, relativi al Viaggio di Annibale, è stato esemplificato come l’analisi dettagliata di un testo, produce un assemblaggio di indizi, che per confronto con la carta geografica e l’esplorazione territoriale, consente una serie di conferme ed esclusioni, che, con la comune logica ipotetico-deduttiva, porta a scoprire realtà che non sono state citate dai testi storici, o sono state distorte o mentite, così che si possa ricostruire come fu la vera storia.

 

L’esempio ha identificato quale fu il vero passaggio di Annibale sulle Alpi, diverso da quello che intendeva fare, come e perché sbagliò strada, e poi in Padania, dove avvenne la Battaglia del Ticino.

In questa seconda parte, lo stesso metodo viene applicato per individuare dove si trova una città etrusca perduta, basandosi sulla sola conoscenza del Nome, e minime indicazioni che rivelano che anche gli storici antichi non sapessero dove fosse questa città.

 

Questa analisi mostra le possibilità di trarre dati non noti, applicando il metodo dell’esplorazione con le percorrenze stradali, dettagliate in altro Studio successivo, sulle Antiche Strade.

 

E’ proprio l’analisi ipotetico-deduttiva (che qualcuno svaluta) che rende possibile impiantare la costruzione di dati e circostanze che, nel confronto geografico, consente di scoprire tutto ciò che la Storia non dice, correggere la Storia narrata, identificare Siti ignoti, ed anche individuare dove sono i punti vitali di riconoscimento, ove indirizzare le Prospezioni geofisiche che dimostrino se la Tesi regge o va ridimensionata, così da decidere come attivare più concrete ricerche storico-scientifiche.

 

I miei interessi per la Civiltà Etrusca si accesero tra il 1991 e il 1993 quando fui a Perugia per realizzare un grande impianto industriale; le serate in albergo stimolarono le letture, ed i week-end attivarono esplorazioni sul territorio. Dai tempi di scuola conservavo l’idea che l’Umbria fosse il cuore d’Italia, perché è un ovale al suo centro, ma quando vissi a Perugia e presi a gironzolare nei dintorni, spostai il significato sul cuore che batte, per le emozioni che suscita questa terra stupenda.

 

Esplorai l’Etruria dal Casentino ad Orvieto, Da Volterra alla Cascata delle Marmore, ed oltre alle guide turistiche e gastronomiche, lessi anche tutti i libri sugli etruschi che potei trovare.

 

Un giorno giunsi a Città della Pieve, da dove si può ammirare l’immenso panorama della Val di Chiana, e davanti a tanto spettacolo, mi ricordai che in un museo di Milano, c’è un’intera parete che mostra un disegno di Leonardo da Vinci, con il progetto della Bonifica di questa Val di Chiana.

 

Lessi che quello fu il ripristino di una più antica bonifica, fatta dagli etruschi nel VII secolo a.C. che produsse una enormità di grano, da cui venne tutta la potenza di Porsenna.

 

Per un tecnico che ama la storia, l’argomento idraulico divenne l’occasione per capire quali capacità esistessero nell’antichità, e dunque iniziò l’analisi delle citazioni dei testi sugli Etruschi; l’acquisto di carte geografiche idonee (IGM 1:25000) e grandi camminate a piedi, come nello stile del nonno, per trarre dettagli dalle forme del paesaggio. L’interessante Studio della Val di Chiana seguirà in altre circostanze, perché ora è più importante dire che allora, appresi dai testi che non si conosceva dove fosse la grande città etrusca di Melpum.

Ma come? In casa nostra, tra tante città antiche perfettamente note, ne manca una grandissima?

Compresi la situazione quando mi imbattei in un testo che diceva:

“Si ritiene che Melpum fosse sul luogo di Milano, perché quei Galli che distrussero Melpum poi fondarono Milano, e nell’antichità è ripetitivo il fatto che si costruiscano città, una sopra l’altra”.

 

Ci rimasi male per tanta leggerezza, perché significa non conoscere gli Etruschi né i Galli. Le città che crescono l’una sopra l’altra sono sempre state costruite dai popoli a tecnologia edile, e quando sorse una Milano muraria, fu due secoli dopo, quando quei Galli, che erano nomadi ed abitavano nelle tende, si integrarono con gli Insubri, che erano già un popolo stanziale e tecnologico, persino preesistente ad Etruschi e Romani.

 

In ogni caso non si può identificare Melpum con Milano, perchè la costruzione di una città sopra l’altra, comporta “sempre ed ovunque” che le fondamenta delle precedenti costruzioni distrutte diventano la base per le costruzioni successive, e dunque l’impianto urbano conserva l’orientamento della prima fondazione. Ebbene Milano ha chiaramente un orientamento Nord- ovest Sud-est, che non corrisponde al criterio etrusco, che costruiva sempre rigorosamente con orientamento Nord-Sud.

 

Si può anche dire che l’enormità di lavori di escavazione fatti a Milano, per ogni costruzione, non ha mai rivelato la presenza di reperti con attinenze etrusche.

 

Anche l’analisi linguistica non indica somiglianze tra il nome Melpum ed il nome Milano, Mediolanum, Midland, mentre è stata individuata l’attinenza della parola Mediolanum con la parola celtica Meedelan, che è molto diffusa in tutta l’Europa gallica, e si riferisce ad un centinaio di centri di culto analoghi, dove si trovavano Meenhir, orientati astronomicamente sulle tipiche ricorrenze celtiche.

 

Su un altro testo trovai invece l’ipotesi che Melpum potesse essere dove è Melzo, per una questione di assonanza del nome. Anche questo mi sorprese, perché Melzo non è su nessuna linea dei grandi percorsi di comunicazione dell’antichità, e lo studio della storia con i miei criteri, indica che tutte le città etrusche sono sempre ubicate sui grandi percorsi stradali e fluviali, secondo il criterio dei transiti commerciali, che collegavano la Toscana, la Padania, le Alpi e il mondo celtico e germanico.

 

Nei prossimi capitoli sono dettagliate queste cose, ma qui conta evidenziare che come al solito c’è un problema di Metodo; viene seguito un tipo di studio che non focalizza i connotati essenziali, e si limita a dire che non sappiamo un qualcosa perché non ci è stato detto ! ! !

 

Ma la scienza non è una cosa fatta così, come si può stare per anni, indifferenti al sapere che mancano dei dati? Ogni volta che si perde qualcosa, la si va cercare, sia che si tratti dell’accendino, del significato di una parola, una perplessità, o un intero tassello della Conoscenza.

 

Tutti i miei Studi rimasero sempre sotto forma di appunti, perchè fui sempre intensamente preso da attività lavorative in mare o a terra in trasferta; e solo quando giunsi alla pensione, iniziai a trasformare appunti in testi, che ora possono entrare in Internet, grazie ai professionisti del sistema, perché ritengo che questa sia la vera e più importante via per diffondere Conoscenze, perché i libri costano e possono raggiungere qualche migliaio di persone, mentre internet è gratis, e può raggiungere milioni di persone.

 

Fonte: Rodam Premessa alla tesi di Melpum; da Archeomedia del 3 aprile 2011.

Link: https://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2011/04/12_Premessa.pdf

 

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