Archeologia Verona, Storia e arte - Verona, Storia moderna e revisionismo

8 SETTEMBRE 1943. FUGA DALLE CASERMETTE (CASERMA DUCA) DI MONTORIO VERONESE

casermette momtorio

Casermette di Montorio 

 

Carissimi,
come saprete da molti anni mi occupo della ricerca dei parenti di caduti in guerra, deceduti in prigionia e sepolti nei Cimiteri Militari Italiani d’Onore in Germania, Austria e Polonia.
Dalla pubblicazione del mio blog (
Dimenticati di Stato) ricevo decine di richieste di ricerca, che cerco sempre di esaudire nel minor tempo possibile.


Qualche giorno fa’ mi e’ arrivata una mail un po’ particolare.

Mi scrive da Codogno (Lodi), il figlio di un ottantaseienne chiedendomi di aiutarlo in una ricerca per conto del padre.
Il Signor Monai Faustino, classe 1924, si trovava alle Casermette di Montorio (ora Caserma Duca) l’8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l’armistizio e migliaia di militari italiani finirono in ostaggio dei tedeschi. La caserma fu completamente circondata dai soldati della Wermacht e gli occupanti fatti prigionieri per essere deportati in Germania.
Per sua fortuna il signor Monai, e alcuni altri con lui, riuscì a fuggire passando dalle fognature, che, secondo il suo racconto, sbucavano nei pressi di una corte in aperta campagna. Fu accolto, rifocillato e gli vennero dati degli abiti civili, così poté raggiungere la ferrovia, prendere un treno e tornare a casa, evitando la deportazione in Germania.
Ora, dopo 67 anni dagli eventi, questo signore vorrebbe venire a Montorio per rivedere quella cascina e magari le persone che contribuirono a evitargli 20 mesi di internamento, salvandogli probabilmente la vita.

Per questo mi rivolgo a voi, auspicando che possiate pubblicare queste righe e la lettera inviatami dal signor Monai, nella speranza che qualcuno si ricordi di quei ragazzi, permettendo magari di poterli far incontrare.
Sono in contatto con il figlio del signor Monai, che intende venire a Montorio nel mese di aprile o maggio.
Vi terrò informati.
Il Monai parla di un tombino all’interno del cortile delle Casermette che fungeva da fognatura e che scaricava in aperta campagna. Quale poteva essere la corte dove si recarono i tre militari in fuga?

Spero di riuscire a trovare delle risposte da poter girare al signor Faustino.

Di seguito la lettera del signor Monai.

Roberto Zamboni

 

Breve storia della fuga dalle Casermette di Montorio Veronese, l’indomani dell’8 settembre 1943

 

Faustino Monai

Faustino Monai

 

Breve storia della fuga dalle Casermette di Montorio Veronese, l’indomani dell’8 settembre 1943, raccontata da MONAI FAUSTINO al figlio Pietro il 09 Aprile 2010, dopo 67 anni, con la voglia di tornare a visitare quei luoghi che hanno cambiato in positivo la sua vita, a differenza di altri che, purtroppo, furono deportati nei campi di concentramento tedeschi e li vi morirono.
Parliamo di Faustino Monai, nato ad Amaro (UD) l’11/02/1924, attualmente residente a Codogno (LO), padre di quattro figli e nonno di tre nipoti. Questa storia possiamo farla cominciare con la chiamata alle armi nel mese di aprile del 1943. Qui inizia il racconto orale: “Arriva la cartolina precetto e da AMARO, primo paese della Carnia sulla riva sinistra del Tagliamento, devo presentarmi al Nono Reggimento Bersaglieri di Cremona, nella Caserma di Via Palestro.
Raggiungo Cremona in treno e mi presento in caserma. Divento Bersagliere ed inizio l’addestramento militare. La guerra era in corso. Noi stavamo con i Tedeschi. Rimango a Cremona per circa due mesi poi ci trasferirono al campo estivo di Gropparello (PC) prima e di Castell’Arquato (PC) poi. Mi ricordo la partenza da Cremona a mezzanotte e l’arrivo a destinazione l’indomani mattina, dopo il viaggio notturno in bicicletta. Ritornammo a Cremona, sempre in bicicletta, nel mese di luglio del 43.

Nel mese di agosto la nostra compagnia, cacciatori di carri, fu trasferita a Montorio Veronese, nelle casermette. Ricordo il breve periodo di addestramento dove ci fu insegnato come “aggredire” dal retro un carro armato, che ti passava sopra mentre eri nascosto in una buca, con bombe al plastico da inserire nel vano motore. Ricordo anche che una di queste casermette era occupata da una compagnia corazzata tedesca. Non ricordo se i nostri istruttori fossero anche tedeschi, in quel periodo eravamo alleati, ma è probabile. Durante la breve permanenza a Montorio mi ricordo che la sera uscivo in libera uscita e che c’era un collegamento tranviario o ferroviario con Verona centro. Spesso in caserma suonava l’allarme per l’avvicinarsi degli aerei anglo-americani che bombardavano il nord Italia. Mi ricordo che scappavamo in aperta campagna e ci rifugiavamo nei vicini frutteti di pesche. Erano così frequenti le fughe nei frutteti e le conseguenti scorpacciate di pesche, che i contadini si lamentarono con il comandante e chiesero il risarcimento danni per “pesche mangiate”. Dovemmo pagare con trattenute sulla decade.

Non ho altri ricordi della permanenza nelle casermette di Montorio, se non quella specifica della sera dell’annuncio dell’armistizio.

Mi trovavo in libera uscita ed appresi, come tutti, dalla radio che i nostri alleati non erano più i tedeschi ma gli anglo-americani. L’Italia era divisa in due. Ero contento per la notizia, speravo che la guerra finisse, ma non sapevo cosa fare, temevo la diserzione. A diciannove anni dovevo prendere la prima decisione importante della mia vita. E sbagliai, rientrando in caserma anziché scappare a casa. Mi rifeci la mattina seguente, dopo una notte tranquilla. Mi accorsi che tutto era cambiato. La caserma era stata circondata dalla compagnia corazzata tedesca che li alloggiava.
Gli ingressi furono bloccati, come pure le porte carraie. Capii l’errore che avevo fatto la sera prima rientrando in caserma. Insieme ad altri valutammo possibili vie di fuga, tenendo ben presente che i tedeschi avrebbero sparato a vista. Nel cortile interno della casermetta, costruita su tre lati, vi era una grata o un tombino, non ricordo bene, che portava nelle fognature. Io ed altri due, un caporale maggiore mi sembra di Treviso ed un altro, dei quali non ricordo il nome, decidemmo di entrare nel tombino. Non so se altri ci seguirono. Mi sembra di no.

Era la nostra unica possibilità di fuga. Se andava bene, potevamo sperare di scappare. Se andava male, ci avrebbero ammazzato. Ci andò fortunatamente bene. Ricordo che la fognatura, nel sottosuolo, era di grandi dimensioni, comunque piena di m……L’odore era insopportabile. Gli abiti erano pieni di m….Camminammo piegati sulle gambe per molto tempo. Non so dire per quanto. A me è sembrato un tempo lungo. Questo canale sotterraneo doveva sbucare da qualche parte. Non sapevamo dove.
Fortunatamente sbucò in aperta campagna. Uscimmo all’aperto guardandoci intorno. Non c’era nessuno. Il sole era alto. Non ricordo l’ora. C’incamminammo verso la prima cascina che incontrammo. Sull’aia c’erano delle persone a lavorare che ci vennero incontro. Raccontammo la nostra storia. Ci fecero lavare e ci diedero dei vestiti borghesi. Non ricordo se mangiammo qualcosa con loro, probabilmente si. Ricordo perfettamente una cosa: la voglia di tornare a casa, in Carnia, era enorme. Salutammo, ringraziando per l’aiuto i contadini e ci incamminammo verso la prima stazione ferroviaria. Qui presi la Littorina per Udine. Mi ricordo che molte persone viaggiavano anche sul tetto. I ferrovieri ci aiutarono dandoci tutte le informazioni per tornare a casa. Non avevamo soldi e chiusero un occhio. Degli altri due compagni di avventura ho perso completamente ogni ricordo. Arrivai ad Udine e mi ricordo che scesi dal treno con altri prima di entrare in stazione. Arrivai in stazione a piedi per prendere l’altro treno che mi avrebbe portato in Carnia. Arrivai a casa, sano e salvo, nella notte fra il 9 e il 10 settembre.

Qui finisce il racconto di Faustino. Si rende conto che gli è andata bene. Oggi manifesta la volontà di rivedere, prima di tornare alla casa del padre, quel tombino o quella grata, nel cortile della casermetta di Montorio, dal quale è iniziata la fuga per la libertà. E quella cascina in aperta campagna, vicina al luogo dove sbucavano all’aperto le fognature delle casermette. Magari qualcuno di questa cascina si ricorda, oppure ha raccontato in passato, di quel giorno dopo l’armistizio in cui si presentarono quei tre soldati italiani scappati dalle casermette di Montorio, con abiti pieni di m…., che furono aiutati a tornare a casa.

 

Fonte: www.montorioveronese .it  del 12 aprile 2010

Link: http://www.montorioveronese.it/2010/04/12/fuga-dalle-casermette/

 

casermette montorio acquedotto fugga .1200

 

LA VIA DI  FUGGA , L’AQUEDOTTO ROMANO

 

Con tutta probabilità la fognature usata per   la fugga era l’acquedotto romano, il quale   dopo  aver viaggiato in   parallelo al lato est  delle mura, nella parte  sud   interseca  per alcune decine di metri  la caserma, ed era adoperato come  fogna per la   struttura militare.   Ancora adesso nel tratto sud, al di fuori della caserma, per alcune centinaia di metri viene ancora usato  dal comune di Verona come fognatura pubblica.

 

 

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