Enzo Monti Racconti

SELFIE

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Mi manca, mi manca qualcosa. Ah, già! voi avete pensato subito a qualche rotella. È probabile. Mi manca però un racconto che li riunisca un po’ tutti quanti e che si accordi con il primo che parla di mia madre. Ho trovato!  Con la scusa di descrivere un episodio che ha come protagonista un mio amico, colgo l’occasione per parlare un po’ di me.

 

Guerra permettendo, ricordo d’essere stato per qualche mese all’asilo: quello che c’è in fondo a Via Volturno. Ve lo immaginate un selvaggio campagnolo in grembiulino azzurro, colletto bianco e con un cestino di vimini per la merenda? Ebbene, quello ero io. E già lì, mi tolsero braghette e mutandine e mi diedero una scaldata da farmi passare la voglia di sedermi. Più che il male, fu la rabbia che la maestra avesse fatto vedere il mio pistolino (1) alle bambine.

 

Sempre a causa della guerra, le aule delle prime classi elementari erano state sistemate nei locali del chiostro della chiesa di Sant’Ilario; ne ricordo le porte con le loro maniglie d’ottone dove un giorno m’attaccai e scalciai perché non volevo essere espulso dalla maestra Fornari.

 

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Enzo Monti Racconti

ICO

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Di professione pittore, Ico vive della pensione minima: avendo lavorato qualche anno per la nostra Arena dipingendo scenografie. Con la crisi, non è che i pittori se la passino proprio bene: racimolano qualche spicciolo anche se sparano certe cifre.

 

Orbene, quel che è di rigore per il resto degli uomini, non vale in genere per gli artisti. Hanno i coluri equinoziali sfasati e i più vivono anche fuori dalle righe. Ma la legge, al pari della vita, non transige purtroppo, e, come spesso accade, vengono castigati.

 

In casa sua son tutti artisti, gatto compreso. Figlio d’arte, oltre il metro e settanta, con un profilo da medaglia, con occhi acuti e penetranti evidenziati da folte sopracciglia, porta un taglio di capelli d’altri tempi. Cavalca la moda, anzi, l’ha anticipata senza cadere nell’esagerazione dei calciatori del giorno d’oggi. Infatti, sulle tempie e ai lati il taglio è sempre stato piuttosto corto, mentre una scriminature centrale divide i capelli se non proprio ricci almeno mossi. Veste sempre con robetta da poco, rivelando buon gusto e stile d’artista. Mi fa impazzire quando d’estate sfodera la sua tuta di jeans su camicette variopinte  che gli danno un’aria di vacanziere più che da operaio in pausa di lavoro. Lo potete incontrare in tutte le osterie che praticano buoni prezzi, e lo potete riconoscere per le saracche che tira. Alla frontiera, potrebbe essere arrestato solo per contrabbando di bestemmie.

 

Grande suo amico è Faustino, anch’egli artista: un ometto pelle e ossa, più piccolo di me, con muso da volpino, capelli biondo-castani lunghi e lisci raccolti a coda. Formano una coppia formidabile. A chi è dotato d’immaginazione danno l’idea d’un cane dal pelo lungo al guinzaglio del suo padrone. Certo che di Faustino non ne ho mai sentito  la voce, in compenso, so che non abbaia.

 

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Enzo Monti Racconti

NELLE BORSE DELLE DONNE

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Circa un mese fa, Il mio amico mi spedì attraverso FB un messaggio in cui chiedeva se ricordassi gli ingredienti di un cocktail che si beveva a Cremona in un piccolo bar del corso. Da che c’ero, avrebbe gradito che accompagnassi la ricetta con un piccolo racconto sull’argomento. Come si fa a non accontentare un vecchio e caro amico? È inventato di sana pianta: uno dei pochi, se non addirittura il solo.

 

 

NELLE BORSE DELLE DONNE

 

 

Secondo voi: si può giudicare una donna dal contenuto della sua borsa e poterne anche intuire la professione?

 

Da ciò che vedevo sul tavolo del negozio quando qualche donna disperata, cercando l’occhiale, la carta di credito, il borsello o il telefonino, rovesciava il contenuto sul tavolo, credevo che le donne fossero tutte uguali nel portarsi dietro la casa. Analizzando con più cura il contenuto, m’accorsi che non sono gli occhi lo specchio della loro anima, ma quello delle loro borse. Certo, che sì! Il contenuto delle  borse rivela molto di più delle cianfrusaglie che contengono, addirittura, può essere un elemento di giudizio sulle loro condizioni sociali, culturali, morali, e perché no, anche di lavoro.

 

Ne ebbi la conferma a Cremona, il giorno che in compagnia di Sperangelo entrai in un bar del corso.

 

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Enzo Monti Racconti

LA RIVA DEI BRUTI

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Me ne stavo a pranzo con i miei familiari in Piazza Dei Signori, seduto al Caffè Dante, quando venni distratto dalla gente ch’era in piazza.

 

Constatai che non atterrava più nessun piccione. Non c’è più spazio per loro. Oltre ai tavoli della pizzeria, della gelateria e dei due ristoranti che occupano la bellezza di quasi metà piazza, attorno alla statua severa del nostro Dante, si davano il cambio a tutte le ore gruppi di turisti che, in tutte le lingue, ascoltavano le loro guide. E a quest’ora, il resto della piazza di fronte alla Loggia di Fra’ Giocondo è sempre affollata da genitori e nonni che tengono d’occhio figli e nipoti. Delle piccole pesti che, con il vento in poppa, corrono e giocano in piena libertà. Giocano perfino al pallone.

 

Figuriamoci se mia madre o mio padre, appena finita la guerra, avrebbero giocato con me al pallone! E non ero il solo! Non ce n’erano di papà che giocavano con i propri figli.

 

A Cremona, dopo il Quarantacinque e fino ai primi anni Cinquanta, noi ragazzini andavamo a giocare con palle di stracci (rare e preziose erano quelle di gomma) sui sagrati, nelle piazze, nei vicoli, nei viali.  Bastava che ci fosse un po’ di slargo per segnare una porta. Traffico automobilistico non ce n’era, e un solo semaforo lo regolava: quello che ancor oggi si trova a fianco della Galleria. Solo tre erano i vigili urbani, di cui due in bicicletta. E quest’ultimi venivano a rompere a noi ragazzini. Ci sequestravano le palle cercando di appiopparci delle multe. Un vero tormento!

 

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Enzo Monti Racconti

UNO SGUARDO DAL BUCO

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Negli anni Settanta, contrassi amicizia con la proprietaria d’una famosa boutique che, con i primi freddi, organizzava ogni anno una sfilata di moda per proporre alla sua ricca clientela i nuovi modelli.

 

Quella volta, pensando di poter fare un po’di pubblicità e dar prestigio al mio negozio, proposi di abbinare ai suoi abiti anche i miei occhiali. L’idea piacque e fu accolta.

 

Una ditta emergente del Cadore m’inviò gratuitamente il suo campionario. A me restava il solo compito di far indossare alle modelle gli occhiali da sole o da vista che più s’intonavano al loro aspetto e ai modelli della sfilata.

 

L’evento si sarebbe svolto in un teatro cittadino. Per l’occasione, era stata approntata una pedana che dal palco percorreva per il lungo quasi tutta la platea. Dietro al palco poi, avevano ricavato uno spazio dove le modelle potevano spogliarsi e cambiarsi. Come divisorio era stata messa una parete di compensato o di cartongesso. Ricordo perfettamente che nelle parete erano stati fatti due fori in modo da coprire tutta l’area da tener sotto controllo. Erano poi stati coperti da quadratini di schotch opaco che si confondevano bene con la parete. Li aveva fatti Carletto, una birba diciottenne alle dipendenze della boutique.

 

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Enzo Monti Racconti

REGOLO

 

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Che simpatici i personaggi d’una volta! Ora di questa gente ce n’è sempre meno. Un vero peccato!

 

Al giorno d’oggi, l’uomo mostra solo il suo aspetto triste: preso dalla vanità di ostentare, dalla fame di soldi e di successo, più che dalla voglia di vivere. Colpa della globalizzazione? Mah! È cambiato un po’ tutto quanto … nei rapporti, nelle abitudini, nei valori, e in tutto quel che ci sta dietro.  Non so proprio come spiegarlo e cosa dire!

 

Tra i personaggi singolari che animavano il centro di Verona dagli anni Ottanta in poi, in vetta alle classifiche si trovava un certo Regolo, soprannominato Barone per via di un De prima del cognome che ne nobilitava falsamente l’origine.

 

Frequentatore della Bottega Del Vino e dei bar di Piazza Delle Erbe, questo falso barone aveva come nemico dichiarato un altro personaggio famoso: Cavra. Questi due si confezionavano alle spalle certi abiti da far invidia ai nostri migliori firmaioli.

 

Per alcuni, il nomignolo lo si doveva al fatto che non si lavasse; mentre lui, per giustificarsi, si gloriava d’aver avuto rapporti di lavoro con il famoso regista americano Frank Capra. Che vantasse conoscenze tra grandi registi e attori era pur vero, anche se esagerava sull’amicizia con Luchino Visconti, avendo collaborato con lui giù in Sicilia alle riprese del Gattopardo.

 

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Enzo Monti Racconti

QUEL BEL CULETTO

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Accompagnandomi  con  persone non sempre a modo, mi capitava spesso di sprofondare dalla vergogna e, benché mi ripromettessi d’evitare situazioni dove erano possibili far brutte figure, a volte ci cascavo lo stesso.

 

Già dovevo star attento a qualche mia uscita o a qualche gaffe; se poi dovevo pure preoccuparmi delle puttanate che sparavano a raffica amici o compagni occasionali, allora sì, che stavo fresco!

 

Ve ne racconterò una che, invece di rattristare, ebbe un epilogo piuttosto piacevole. Forse la sola  che mi sia capitata.

 

Se ora notate che vocabolario e stile nei miei scritti non sono sempre uguali, non è dovuto a un capriccio, ma al semplice motivo che ogni racconto deve avere il suo linguaggio in modo che si adatti a ciò che si vuol narrare. Sbaglierò, ma io la penso così!

 

Eravamo ai primi anni Ottanta, a quel tempo, il mio negozio era sull’angolo del Vicoletto Mazzanti. Verso le diciannove e trenta, stavo chiudendo il negozio quando entrò Marietto. Era venuto alla chiusura per accompagnarmi al bar per un goto e fissare gli orari per andare a giocare a tennis.

 

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Enzo Monti Racconti

GITA PARROCCHIALE

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“Guarda quanti uccelli ci sono in cielo quando ce ne sarebbe un gran bisogno qui in terra!”

 

Questa constatazione, che potrebbe essere anche l’espressione d’un desiderio, era sfuggita durante una gita parrocchiale a una non più giovane vedova  a cui era mancato da poco il marito. Ma secondo voi, questo è un peccato?

 

Buon Dio, sei stato Tu a dire che hai fatto l’uomo “a Tua immagine e somiglianza” oppure siamo stati noi?

 

Se siamo stati noi, la cosa non è poi tanto grave, ma se sei stato Tu, la faccenda si complica. Tu sei solo spirito. Hai diviso le tenebre dalla  luce, hai creato il mondo, gli animali, e, tra loro, quell’eccellenza di bestia che è l’uomo. Che sempre bestia è. Forse eri rimasto deluso per il fatto che alcuni angeli si erano ribellati pur essendo solo spiriti, e allora hai provato con gli animali. Alle bestie invece di dare l’immortalità, hai dato la possibilità di moltiplicarsi e, per poterlo fare, nella procreazione ci hai messo il piacere. Oh, mica brontoliamo per questo! Anche se, al giorno d’oggi, in questo genere di cose c’è un po’ di confusione, ci lamentiamo dei Tuoi preti che ci fanno apparire peccato tutto quello che ci da piacere. Quei maledetti che Ti descrivono tanto severo e pronto a castigarci, non solo per un atto impuro, ma anche per un semplice desiderio.

 

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Enzo Monti Racconti

PANE E CICCIA

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Ne combino di tutti i colori, invecchiando. Fra le tante, di venerdì notte verso le venti e trenta, salgo in macchina e vado a prestare il mio aiuto presso la Ronda Della Carità.
Non chiedetemi perché mi son preso questo impegno. No! non sono obbligato. Lo faccio e basta.

 

Come arrivo in sede, indosso i guanti igienici e mi metto con altri alla catena di montaggio per la preparazione di sacchetti da offrire ai clochard. Circa centotrenta in tutto. In ogni sacchetto mettiamo una bottiglia d’acqua e una di tè, un paio di panini, un frutto, dello yogurt, marmellata e, se ne abbiamo, anche qualche fetta di dolce.

 

Prima delle ventidue, dopo che si sono fatte le divisioni per caricare il cibo sui tre furgoncini che ogni notte fanno il giro della città e della periferia, arrivano le taniche termiche con la pastasciutta e il minestrone. Quest’ultimo viene preparato e offerto dal marito della Graziella, mentre la pasta (pagata da noi) viene cotta e preparata dalla sezione degli Alpini di San Massimo. Si carica il tutto e si parte.

 

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Enzo Monti Racconti

IL POSTINO

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Eravamo nel Sessantasette, un paio di giorni prima di ferragosto mio fratello mi lasciò a terra, e con una bella creola prese il volo per Parigi e Madrid.

 

La partenza improvvisa e la notizia comunicata solo a pochi intimi costrinsero la maggior parte degli amici di mio fratello ad arrivare in bottega per tutto il 21 agosto: giorno d’apertura del negozio dopo una settimana di sosta per le ferie estive. Fu un vero via vai. Entravano di corsa e, con faccia tosta, chiedevano a voce alta a mia madre:

 

– È vero che Vito è fuggito?- i più delicati.

 

– Ma è vero, signora Monti, che Vito è fuggito con una negra? – i più tremendi.

 

E senza attendere risposte, ma solo dopo averne visto le sue occhiate, se ne uscivano ancor più veloci.

 

Povera mamma, quanto ci soffrì! E quante ne disse a riguardo della ragazza è meglio lasciarvelo immaginare. Forse ne disse ancor di più sul conto di mio fratello per avermi lasciato a secco di denaro e illuso di trascorrere, assieme e per la prima volta, le vacanza estive. Lacrime di rabbia e di dolore che non furono così tante rispetto a quelle versate quando Vito andò a sposarsi a Panama.

 

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