Archivi categoria: Giustizia Iniquità e legulei

FOLLA A TERRALBA PER L’ULTIMO SALUTO ALL’INDIPENDENTISTA DODDORE

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Un lungo applauso e il grido di “Libertà” e “Indipendentzia” con le bandiere dei quattro Mori, di Malu Entu e anche quelle col Leone di San Marco della Serenissima che garrivano al vento per l’ultimo saluto a Doddore Meloni, l’indipendentista sardo morto il 5 luglio in stato di detenzione al’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari dopo 67 giorni di sciopero della fame e 35 della sete. I funerali si sono svolti questo pomeriggio a Terralba (Oristano), dove viveva con la famiglia, nella Cattedrale di San Pietro gremita di gente arrivata un po’ da tutta la Sardegna.
Doddore aveva espresso il desiderio di essere seppellito con il costume tradizionale di Ittiri, il paese in provincia di Sassari dove era nato 74 anni fa e che aveva lasciato da giovanissimo per trasferirsi a Terralba. In costume sardo, dietro la bara, anche la moglie Giovanna che stringeva al petto la fotografia di Doddore e le figlie, e dietro ancora il popolo di militanti della Repubblica indipendente di Malu Entu proclamata da Meloni nel 2008 – dopo l’occupazione dell’isola di Mal di Ventre – e decine e decine di indipendentisti con le loro bandiere.

 

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IN NOME DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO E DI STAMPA

Girava l’anno 2010 ma non è cambiato nulla

 

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In Francia, uno scrittore, Vincent Reynouard, padre di otto figli, è in carcere per le sue ricerche storiche.

E la stampa cosiddetta “libera” non ne parla!

 

Nato nel 1969, sposato e padre di otto figli, il Francese Vincent Reynouard è laureato in ingegneria chimica presso l’ISMRA (“Istituto delle scienze dei materiali e delle radiazioni atomiche”) a Caen in Normandia. Egli si presenta apertamente come un cattolico tradizionalista e non nasconde le proprie idee politiche ultra-conservatrici. Ma il fatto più rilevante è che egli contesta pubblicamente, per mezzo di DVD e scritti, la versione classica della storia della Seconda Guerra Mondiale. È uno di quei ricercatori che affermano di essere “revisionisti” e che sono qualificati come “negazionisti”, poiché non credono nell’esistenza delle camere a gas omicide nei campi di concentramento tedeschi.

 

Nel 2005 Reynouard ha scritto e inviato alle aziende autonome di turismo, ai musei e ai municipi un libretto di 16 pagine dal titolo “Olocausto? Ciò che se vi nasconde…”, in cui sostiene il contrario della storia accademica. La giustizia francese lo colpì immediatamente.

 

Nel 2007 al termine del processo istruito contro di lui dal tribunale penale di Saverne (Alsazia), fu condannato ad 1 anno di prigione senza condizionale, una multa di 10.000 euro e 3.000 euro di danni per la lega anti-razzista, “LICRA”. In appello, nel giugno 2008, la corte di Colmar confermò la condanna in prigione e lo condanna a pagare un totale di 60.000 euro (20.000 euro di multa + la pubblicazione forzata e spese legali). Cose mai viste!

 

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L’ARRINGA FINALE DI GEERT WILDERS DAVANTI ALL’INQUISIZIONE

 

Incriminato per le sue opinioni, per la sua incrollabile determinazione a difendere l’Olanda dal nazismo islamico, Wilders ha pronunciato un discorso memorabile davanti alla corte che lo deve giudicare.

 

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GEERT WILDERS  

 

 

 

 

Signor Presidente, Signori della Corte,

 

quando ho deciso di rivolgermi a voi qui, oggi, facendo una dichiarazione finale in questo processo contro la libertà di parola, molte persone hanno reagito dicendomi che è inutile. Che voi giudici avete già scritto il verdetto di condanna qualche tempo fa. Che tutto indica che mi avete già condannato. E forse è vero. Tuttavia io sono qui. Perché io non mollo mai. E ho un messaggio per voi e l’Olanda.

 

Da secoli l’Olanda è simbolo di libertà.

 

Quando si dice Olanda, si dice libertà. E questo è vero anche, forse soprattutto, per coloro che hanno un parere diverso da quello dell’establishment, l’opposizione. E la nostra libertà più importante è la libertà di parola.

 

Noi olandesi diciamo tutto ciò che è sentiamo nei nostri cuori. E questo è esattamente ciò che rende grande il nostro Paese. La libertà di parola è il nostro orgoglio.

 

E questo, proprio questo, è in gioco qui, oggi.

 

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CON UNA BEVUTA AL BAR SI SMONTA IL MITO DELLA “LA VOLONTÀ DELLA MAGGIORANZA”

 

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The Problem of Political Authority

 

“Sei andato a bere qualcosa con alcuni dei tuoi colleghi ed alcuni studenti.

Siete tutti impegnati a parlare di filosofia, quando qualcuno solleva la questione di chi pagherà il conto.

Vengono esaminate diverse opzioni.

Un collega suggerisce di dividere il conto in parti uguali tra tutte le persone al tavolo.

Tu suggerisci che ognuno paghi le proprie bevande.

Uno studente suggerisce che TU paghi per tutti.

Riluttante a spendere tanto denaro rifiuti.

Ma lo studente insiste: “Votiamo”.

Con tuo sgomento si procede con la votazione, che rivela che tutti al tavolo, tranne te, vogliono che tu paghi per tutti.

Bene, questo risolve la questione”, dichiara lo studente. “Paga”.

Adesso sei eticamente obbligato a pagare le bevande di tutti?

Gli altri possono prendere il tuo denaro con la forza?


La maggioranza delle persone risponderà NO ad entrambe le domande.

 

La sola volontà della maggioranza non genera il diritto di obbligare la minoranza, né genera l’obbligo di obbedienza della minoranza.

 

Più precisamente, la sola volontà della maggioranza non fornisce sufficiente sostegno a una proposta che prevale sui diritti di proprietà privata di un individuo (in questo esempio il diritto sul tuo denaro) o sul diritto a non essere sottoposto a coercizione lesiva”.

 

Dal Libro ” Il problema dell’autorità politica …del diritto di obbligare e del dovere di obbedire”
Michael Huemer –
liberilibri editore

 

Fonte: Miglioverde di giugno 2016

Link: http://www.miglioverde.eu

 

CECILIA CARRERI. «IO, LA GIUDICE VELISTA TRAMUTATA IN MOSTRO»

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Cecilia Carreri

 

Avete presente «la giudice malata» che «fa la velista» (Corriere della Sera), la «giudice in mutua condannata dal Csm» perché «aveva partecipato a una regata transoceanica» (La Stampa), la «toga fannullona» che «si fingeva malata ma girava il mondo in barca» (Il Giornale)? Ma sì che ve la ricordate, titoli come questi non si dimenticano facilmente.

Be’, le cose non sono andate affatto come le abbiamo sempre raccontate.

Primo: quando Cecilia Carreri partecipò alla regata Transat da Le Havre a Salvador de Bahia, citata da tutti i giornali, non era né «in mutua» né in malattia: godeva di un regolare periodo di ferie.

Secondo: a prescriverle l’attività fisica, compresa quella nautica, per alleviare il suo stato di sofferenza fisica e psichica furono i medici Leonardo Trentin (terapia antalgica, ospedale San Bortolo di Vicenza), Enrico Castaman (ortopedia, ospedale di Montecchio Maggiore) e Luigi Pavan (psichiatria, Università di Padova), che non sono mai stati né interrogati né tantomeno inquisiti.

Terzo: il Gip di Trento ha archiviato «perché il fatto non sussiste» il procedimento penale per truffa ai danni dello Stato; anzi, la perizia ordinata dal Pm ha accertato che la magistrata soffriva davvero di una grave patologia lombosacrale con discopatie multiple e di uno stato depressivo importante, dovuto alla morte dei genitori, come attestato da 68 certificati medici, da 7 Tac e dalla cartella clinica del reparto di terapia antalgica e come avvalorato da tutte le visite fiscali, tanto che non le fu mai revocata l’aspettativa per motivi di salute.

Quarto: non è stata condannata e neppure censurata quale assenteista, «per cui darmi della falsa malata costituisce a tutti gli effetti una calunnia».

Quinto: a stroncarle la carriera sono stati i suoi colleghi di sinistra dalla coscienza sporca. La giudice skipper s’era infatti macchiata di colpe inescusabili: lavorava più di loro (il fascicolo personale parla per lei); denunciava le gravi illegalità commesse a palazzo di giustizia; veniva celebrata dalla Gazzetta dello Sport e da Le Figaro come «il magistrato che sfida il mare verticale»; soprattutto non s’era mai iscritta ad alcuna corrente della magistratura e non aderiva agli scioperi di categoria.

 

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BANCA POPOLARE DI VICENZA. CECILIA CARRERI: «GIÀ NEL 2002 CERCAI DI FERMARE ZONIN»

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Cecilia Carreri

 

La ex giudice: «c’era una completa omissione di controllo sulla gestione padronale Zonin». E sulle sue dimissioni dalla magistratura: «accanimento giudiziario e diffamatorio»

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviatoci dalla ex magistrato Cecilia Carreri, in relazione alle vicende della Banca Popolare di Vicenza.

 

Il giudice Cecilia Carreri, nota per il suo rigore, la sua correttezza ed efficienza nei lunghi anni trascorsi nel Tribunale di Vicenza, ebbe a rigettare nel 2002 la pressante richiesta del Procuratore Antonio Fojadelli per l’archiviazione di un procedimento penale a carico del Presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin ed altri, fascicolo che, oltre ai reati contestati, conteneva fatti molto gravi che avrebbero richiesto nuove imputazioni e indagini, da estendere a più personaggi inseriti nel gruppo bancario, sopratto al collegio sindacale e al CDA. Come scrisse allora il giudice Carreri, in quanto emergeva da una perizia d’ufficio e da un’ispezione della Banca d’Italia, vi era una completa omissione di controllo sulla gestione padronale Zonin, in conflitto di interessi tra quelli delle sue aziende private e quelli della banca.

 

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GIANGRANCO MIGLIO. IL CITTADINO HA IL DIRITTO DI RIBELLARSI

 

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Giangranco Miglio

 

 

Giangranco Miglio spiega i fondamenti teorici dello sciopero fiscale contro i detentori del potere.

 

La ripulsa degli obblighi fiscali costituisce abitualmente insieme lo scopo e la modalità della “disobbedienza civile”. E non per caso.

 

L’appartenenza consapevole ad una qualsiasi convivenza civile e politica genera abitual mente l’impegno ad una contribuzione finanziaria (o a prestazioni in natura) finalizzata a remunerare i servizi offerti dalla convivenza medesi ma ai suoi membri.

 

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