VACCINI…UN MEDICO SCRIVE:

 

Argomento trattato/approfondito anche dall’immunologo Dr. Prof. Giulio Tarro, ecco qui di seguito un estratto di un post del Dr. Flavio Bianchi:

 

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Meccanismo di azione degli antigeni sul sistema linfatico

 

“Mi scuso con il dottor Flavio Bianchi per il furto di questo suo post ma è talmente bello, e preciso che non è possibile ”non appropriarsene”!

 

Vaccini, un medico scrive un post su Facebook che spopola in tutta Italia. Ecco cosa ha scritto:

 

Che cos’è una vaccinazione?

 

Una stimolazione ripetuta ed intensa degli organi linfoidi.

 

Cosa accade?

 

Si introduce un antigene (proteina virale purificata), che provoca l’attivazione del sistema complementare. Sono una ventina di proteine circolanti e di membrana, essenziali nel meccanismo di difesa umorale contro gli agenti infettivi. Questo comporta il reclutamento di varie cellule immunocompetenti, monociti, macrofagi, polinucleati, linfociti B e T.

In seguito alla risposta immunitaria si formano anticorpi che si legano all’antigene relativo con formazione di immunocomplessi circolanti.

 

Nasce già la prima domanda: Dove vanno?

 

Seconda domanda? Conosco la codificazione genetica del sistema del complemento di quel bimbo?

 

Perché tutti dovrebbero sapere che le proteine del complemento C2 e C4 hanno a che fare con il Lupus, la C3 con infezioni fatali, la C5 è 6 con la meningite, la C1 con l’edema angioneurotico. Ovviamente non esiste nessun screening di cautela.

Secondo aspetto. Queste proteine purificate da sole sono scarsamente immunogeniche. Vuol dire che da sole non bastano ad indurre una risposta immunitaria.

 

Allora che si fa?

 

Si sporca il vaccino.

 

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SAN FIORENZO DA VELO – UN SANTO … TRAFUGATO

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Urna di San  Florenzo, Chiesa Parrocchiale  di  San Giovanni Battista,  Velo veronese

 

 

Quando vogliamo menzionare un santo, per comodità o per antica abitudine, ci riesce più facile farlo coincidere con la sua provenienza; così, per esempio, diciamo “Sant’Antonio da Padova”, “San Francesco d’Assisi”, “Santa Rita da Cascia”, “San Giorgio di Cappadocia”, “Santa Margherita da Cortona” e via dicendo.
Velo Veronese è forse l’unico centro della Lessinia “cimbra” che annovera un suo santo – “San Fiorenzo da Velo”.
È risaputo che nel Medioevo non erano proprio del tutto fortuiti i casi di spoliazioni, di ruberie di corpi interi o di reliquie piuttosto consistenti di santi che venivano fatte su commissione e dietro pagamento.

Esempio classico: la mattina del 23 giugno 1053, ricorda mons. G.P. Pighi, della chiesa di Santa Maria in Organo a Verona, un certo Gotschaldo, del monastero benedettino di Burn in Germania, rubò il corpo di Santa Anastasia, con la complicità del custode, lo infagottò nel pallio dell’altare e fuggì.
Le cronache storiche del passato narrano che il vescovo di Verona, Francesco Barbarigo, nel 1700 fece un giro di visite pastorali nelle parrocchie della Lessinia; giunto nella parrocchia di Velo si accorse che dietro l’altare maggiore c’era una porticina che custodiva all’interno la sacra reliquia del martire Fiorenzo, conservata in un decoroso reliquiario.

 

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LA LEGGENDA DELLA MARE DE SAN PIERO

La leggenda della mare de san Pietro è una storia veneta. Avendo compiuto molto peccati in vita viene mandata all’inferno

 

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Mia nonna quando ero piccola per farmi stare buona mi raccontava spesso la storia della “mare de San Piero” una leggenda popolare molto interessante.

 

Si narra che la madre di San Pietro era una vecchia cattiva e avara che nella sua vita aveva commesso molti peccati e per questo era finita all’inferno.
San Pietro volendo salvare la madre dalle terribili punizioni che le venivano inflitte supplicò il Signore di perdonarla. Mosso a compassione gli diede una corda in modo da poter portare sua madre in Paradiso.
Una volta aggrappata alla corda, però, la vecchia iniziò a farsi scherno delle altre anime che decisero allora di aggrapparsi a lei per andare anche loro in Paradiso. Cercando inutilmente di liberarsi e di salire in cielo lei sola la corda non resse e si spezzò.
E ora i dise che par tradission oto dì prima e oto dì dopo de San Piero i’a manda in libera ussita, el Signor la manda in tera oto giorni” ( Milani, Marisa, Streghe, morti ed esseri fantastici nel Veneto, p.318) nei quali le combina di tutti i colori portando temporali e danneggiando gli uomini.

 

Nella storia di mia nonna questa leggenda si coloriva di dettaglia, la veste bianca, il suo arrivo dal campo in cerca di bambini da portare con sè all’inferno.

Una leggenda popolare che ormai non viene più raccontata ma che è importante ricordare.

 

Fonte: da La cultura online del 5 febbraio 2015

Link: http://laculturaonline.altervista.org/la-leggenda-della-mare-de-san-piero/

 

DALLA LESSINIA, LA SCARPA PER LO SPAZIO.

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Si chiama Grigua e viene prodotta a mano dal calzaturificio Gaibana di Corbiolo.

 

Inventata nel 1998 dai fratelli Vinco di Bosco Chiesanuova per il torrentismo, da sei anni questa particolare calzatura è la scarpa ufficiale dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea della NASA. Viene utilizzata per gli addestramenti nelle cavità più profonde della terra. La indossano gli astronauti di tutto il mondo.

 

Sono lì, posizionate all’interno di una teca verticale multipiano in vetro trasparente, assieme alle immagini autografate del canadese Jeremi Hassen, degli italiani Paolo Nespoli e Luca Parmitano, o della statunitense Jessica Meir. Stiamo parlando delle scarpe tecniche artigianali Grigua, prodotte a mano, una a una, dai fratelli Daniele, Pierangelo e Roberto Vinco del calzaturificio Gaibana di Corbiolo, e utilizzate dal 2013 dai più noti astronauti dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea della NASA.

 

Calzature speciali, dicevamo, nate nel 1998 per il torrentismo e scoperte dall’ESA circa sei anni fa grazie allo speleologo veronese di fama mondiale Francesco Sauro, che le ha mostrate agli astronauti per la prima volta, indossandole, durante una delle sue frequenti esplorazioni nelle cavità più nascoste della Terra.

 

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LA GRASPIA, EL VIN PICOLO DEI PITOCHI

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In passato anche sui nostri monti Lessini quasi tutti i proprietari terrieri che utilizzavano la manovalanza (“i laorenti a jornàda”) per i lavori nei campi, quali ad esempio i “segàti”, usavano somministrare a ciascun operaio circa un litro di vino al giorno; per questo uso erano soliti produrre e/o acquistare una certa quantità di vino “annacquato” e acidulo.

Questa bevanda, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, in passato era conosciuta con varie denominazioni, nel veronese ed in Lessinia in particolare era noto come “graspìa o vìn piccolo”; si otteneva dall’acqua pura versata nella vinaccia e lasciata per più giorni in fermentazione nel tino.

 

Essa generalmente difettava di grado alcolico e tendeva con facilità ad alterarsi, ma ciò dipendeva esclusivamente dalla mancata conoscenza dell’epoca di saper ottimizzare il processo per poter ottenere buoni risultati.

 

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OGNI PERSONA COLTA SU QUESTA TERRA HA DUE PATRIE: LA PROPRIA E LA SIRIA.

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Delle tre religioni mondiali, che venerano un solo Dio, l’ebraica e la cristiana sono nate in Siria.

 

L’Islam ha raggiunto in Siria il suo rigoglio maggiore.

 

I fedeli di tre religioni guardano da ogni parte del mondo verso i santuari disseminati in tutta la Siria.

 

Fu in Siria che, per la prima volta nella storia, fu fondato un regno dello spirito, e per la prima volta un’idea fondò il proprio dominio su tutta la potenza e lo splendore della terra. Fu l’idea che il mondo è stato creato da Dio e che l’uomo è un’immagine di Dio.

 

Fu in Siria dove fu annunciato per la prima volta che l’uomo è fratello dell’uomo.

 

La Siria è stata maestra di morale a tutta l’umanità.

 

A ragione Philip K. Hitti, storico di questi luoghi, dice che ogni persona colta su questa terra ha due patrie: la propria e la Siria.

 

(Peter Bamm)

 

 

DA DOVE DERIVA IL TERMINE CRUCCO?

Joseph Goebbels, Rudolf Hess and Adolf Hitler attending Hitlerjugend

 

 

Il termine “crucco” è un adattamento italiano del serbocroato “kruch”, che significa pane.

 

La parola risale alla seconda guerra mondiale, quando i soldati italiani la utilizzarono per soprannominare gli abitanti della Iugoslavia meridionale con cui venivano in contatto. Per questo motivo, quella regione veniva chiamata anche “terra crucca”.

 

In un secondo tempo il termine, anche nella forma “cruco”, venne applicato dai soldati che combattevano in Russia e poi dai partigiani ai soldati tedeschi (nella foto, un gruppo di ufficiali dell’esercito della Germania posa con Adolf Hitler).

 

Come aggettivo, “crucco” fu riferito, in senso dispregiativo, a tutto ciò che era tedesco. Ora è sinonimo anche di persona testarda.

 

Fonte: da Focus del 11 ottobre 2002