Dominio potere e violenza, Economia e lavoro, Monolandia, Storia moderna e revisionismo

LA CINA COMUNISTA FALLÌ ANCHE NEL SEMPLICE COMPITO DI PRODURRE ACCIAIO.

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Quelle che vedete in foto sono “fornaci da cortile”. Si trattava di piccoli altiforni fatti costruire dal Partito in tutti i villaggi cinesi a partire dal 1958. 

Il Grande Balzo in Avanti prevedeva che ogni villaggio producesse una certa quantità di acciaio. Obiettivo: superare la produzione inglese di acciaio.

Cosa andò storto?

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Dominio potere e violenza, Monolandia, Società e politica internazionale

IL GRANDE GIOCO IN UCRAINA STA ANDANDO FUORI CONTROLLO

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Jeffrey D. Sachs

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Urge tornare sul progetto di accordo di pace tra Russia e Ucraina di fine marzo, basato sul non allargamento della Nato.

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Di Jonas E. Alexis, redattore capo – 5 ottobre 2022

Di Jeffrey Sachs

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski  ha notoriamente descritto  l’Ucraina come un “perno geopolitico” dell’Eurasia, centrale sia per il potere degli Stati Uniti che per quello russo. Poiché la Russia ritiene che i suoi interessi vitali di sicurezza siano in gioco nell’attuale conflitto, la guerra in Ucraina sta rapidamente degenerando in una resa dei conti nucleare. È urgente sia per gli Stati Uniti che per la Russia esercitare moderazione prima che il disastro colpisca.

Dalla metà del 19° secolo, l’Occidente ha gareggiato con la Russia sulla Crimea e, più specificamente, sulla potenza navale nel Mar Nero. Nella  guerra di Crimea  (1853-1856), Gran Bretagna e Francia conquistarono Sebastopoli e bandirono temporaneamente la marina russa dal Mar Nero. L’attuale conflitto è, in sostanza, la seconda guerra di Crimea. Questa volta, un’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti cerca di espandere la NATO in Ucraina e Georgia, in modo che cinque membri della NATO cerchino il Mar Nero.

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Monolandia, Natura e scienza, Salute e benessere

”IL DEPLOREVOLE INGANNO DELLE “MASCHERINE”

Dott-Coppolino

Dott. Massimo Coppolino, biologo. 

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“Usarle così non ha senso, creano solo danni!”

Parliamoci subito chiaro: portare le mascherine,  siano esse chirurgiche, FFP2 o FFP3 non importa, all’esterno, in ambiente non sterile e per ore, non è salubre e provoca a lungo termine gravi allergie e infezioni delle alte e basse vie respiratorie. E non ha senso il paragone fatto con i medici o i chirurghi che indossano la mascherina, “tutto il giorno”. 

Innanzitutto, il medico indossa, in corsia la mascherina solo quando necessario, cioè, se ritiene di poter essere influenzato o se è in presenza di un paziente immunodepresso; il chirurgo la indossa in sala operatoria. Ora, non so quanti siano medici specialisti, anestesisti, chirurghi o ferristi, ma credo che pochi conoscano l’ambiente di cui parlano, soprattutto, evidentemente, quei pseudomedici (il dubbio è lecito) che usano questo esempio come propaganda.

La sala operatoria è una stanza isolata dall’ambiente esterno, la cui aria viene filtrata da 6 ad 8 volte ogni ora con filtri antibatterici ed antimicrobici, che viene svuotata e sterilizzata subito dopo ogni intervento e che, durante la chiusura, è sterilizzata continuamente attraverso l’uso di lampade a raggi UV. Non contiene patogeni, altrimenti andrebbero ad infettare il paziente sottoposto ad intervento. 

Non solo: i sanitari che operano in sala operatoria, cambiano la mascherina, a seconda della durata dell’intervento, da 6 ad 8 volte (al massimo ogni mezz’ora) e non lo fanno solo per la salute del paziente, ma anche per la propria. Infatti, nell’espirato polmonare (l’aria che “buttiamo fuori”, per intenderci) sono contenuti tutta una serie di patogeni con cui siamo venuti in contatto attraverso l’aria esterna e che , normalmente, il nostro organismo ingloba ed elimina attraverso la respirazione. Sono batteri, muffe, funghi e anche residui cellulari che, se infetti, contengono virus. Il vapore acqueo ed il muco presenti nell’espirato, se presente una barriera come la mascherina, vi si depositano, formando un sottilissimo ma impenetrabile film, che ottura i pori del tessuto e cattura tutti quei patogeni che il nostro organismo tende ad eliminare. 

Al momento della inspirazione, addirittura, li ributtiamo dentro! Tra questi vi sono stafilococchi, streptococchi, muffe, candida, funghi, virus….soprattutto si tratta di patogeni che colonizzano le vie respiratorie superiori e inferiori, aumentando così a dismisura la concentrazione, e provocando, nel tempo, polmoniti, bronchiti, faringiti, laringiti anche di forte intensità. 

Inoltre, queste mascherine vengono indossate all’esterno e in ambienti non sterilizzati, dove vengono a contatto con il particolato atmosferico e lo “catturano” a causa dell’effetto elettrostatico tipico dei tessuti che le compongono e che, normalmente, servirebbe a bloccare il droplet emesso con la espirazione, aumentando a dismisura la presenza di patogeni, inclusi i metalli pesanti, presenti nell’aria della città, con ulteriori gravissime conseguenze per la salute, incluso l’accumulo di CO2, presente non solo nel nostro espirato, ma anche nell’aria cittadina. 

Per non parlare, poi, della insana abitudine di poggiare le mascherine dove capita o di metterle in tasca! Ci sono batteri, come quello della tubercolosi, per fare un esempio, che sopravvivono nelle polveri sottili fino anche a 5 anni e noi che facciamo? li coltiviamo sulla mascherina da cui, poi, li respiriamo! Ora, dico io, facciamoci quattro conti: indossiamo la mascherina per proteggerci da un possibile contagio del virus SARSC-COV-2 , contagio che statisticamente avviene nel 3,5% dei casi e che, anche se sviluppa la COVID, questa può essere curata a domicilio con il 96% di possibilità di guarigione totale e, facendolo, ci infettiamo, con una probabilità del 100% con i batteri e i virus che il nostro corpo, così saggiamente, ha cercato di eliminare! BRAVI NOI! Io non so come un governo, su suggerimento di un Comitato Tecnico Scientifico possa consigliare o, addirittura, ordinare, una corbelleria del genere, di sicuro so che è, e sarà, causa di un aumento esponenziale di patologie respiratorie che porteranno alla crescita vertiginosa dei ricoveri ospedalieri dove verrà fatto un “tampone” che, per cross-reattività con i virus ed i batteri che popolano il nostro organismo, ci farà classificare come “pazienti COVID” con una probabilità di errore non inferiore al 75%, andando così ad alimentare il numero dei “ricoveri per COVID” e, in caso di decesso, dei “morti per COVID”, quando la vera ragione dell’aumento dei ricoveri è, si attribuibile al virus SARS-COV-2, ma solo nel 25% dei casi: il restante 75% sono patologie respiratorie causate da batteri (non esiste, infatti il “virus della polmonite”) che noi stessi abbiamo fatto prolificare con le mascherine usate in modo inidoneo. 

Perchè tutto questo? I romani dell’epoca imperiale dicevano “qui prodest?”, cioè, chi ci guadagna? Produttori di mascherine, in primis e produttori di vaccini, la cui richiesta sale all’aumentare della paura e di una “falsa emergenza”, alimentata dai numeri “gonfiati ad arte” e da una catena illogica di provvedimenti legislativi (vedasi, ad esempio il lockdown che ha costretto a convivere persone sane con persone infette, anzichè isolarle in strutture protette, aumentando di centinaia di volte i malati e di decine di volte i morti per o con COVID,  o il divieto ai medici di recarsi a visitare i pazienti, impedendo una diagnosi precoce della COVID, con conseguente ricovero in condizioni critiche e, quindi, aumento dei numeri di ricovero e dei morti), provvedimenti che hanno favorito di sicuro le grandi multinazionali ma che, altrettanto sicuramente, non hanno favorito la salute pubblica, sia essa fisica che psicologica, oltre ad avere quasi annientato l’economia del Paese. 

Agli incapaci di ragionare o ignoranti totali in materia di prevenzione e cura: provate a chiedere a qualsiasi laboratorio di fare una coltura in capsula petri del tampone eseguito dopo una sola ora in cui portate la mascherina, e vedrete crescere tappeti di batteri e muffe e funghi patogeni che la mascherina vi ha impedito di eliminare. Poi chiedetevi se il governo Conte ha realmente pensato al bene vostro e dei vostri figli.

Ad maiora.”

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Fonte: srs di  Dott. Massimo Coppolino, Palermo:  da theunconditionalblog.com del  21 marzo 2021

Link:  https://www.theunconditionalblog.com/il-deplorevole-inganno-delle-mascherine/

Economia e lavoro, Monolandia, Società e politica

LA BUGIA TRUFFA DELL’EVASIONE IVA

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Come la bugia dell’evasione IVA, ripetuta cento, mille, un milione di volte diventa una vera truffa

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La tanto sbandierata evasione dell’IVA, che vedrebbe l’Italia al primo posto in Europa, viene calcolata come differenza tra il gettito previsto e quanto realmente incassato.

Questa è la definizione ufficiale che ne da la Commissione Europea: The VAT GAP is the overall difference between the expected VAT revenue and the amount actually collected ovvero il divario IVA è la differenza complessiva tra le entrate IVA previste e l’importo effettivamente riscosso.

Con questo metodo di rilevamento l’Italia è ampiamente al primo posto per evasione, nel 2017, con 33 mld che rappresentano il 25% di tutta l’IVA evasa in Europa. Vedi https://ec.europa.eu/…/…/files/vat-gap-factsheet-2019_en.pdf

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COME FUNZIONA IL SISTEMA FISCALE ITALIANO

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Immaginiamo 10 uomini che ogni giorno vanno a bersi una birra e che il conto sia SEMPRE 100 dollari. Se pagassero il conto nel modo in cui si pagano le tasse (aliquote progressive ndt) avremmo una cosa del genere:

I primi quattro (i più poveri) sono esentati dal pagare.
Il quinto paga 1 dollaro
Il sesto paga 3 dollari
Il settimo 7$
L’ottavo 12$
Il nono 18$
Il decimo (il più ricco) pagherebbe 59$

Quindi questo è il sistema che hanno deciso di adottare.

I dieci uomini vanno tutti i giorni al pub a bere birra e sembrano abbastanza soddisfatti dell’accordo trovato finchè un giorno il barista gli fa una proposta insolita. «Siccome siete clienti così affezionati, invece di 100$ vi faccio lo sconto di 20 e pagherete 80$».

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REPRESSIONE FISCALE. UNA PASTICCERIA IN TOSCANA: 759,00 € di stipendio al mese e 44.000,00€ di tasse da pagare!

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(di Alessio Bini)

 

Il vuoto massimalismo di chi non ha mai gestito neanche un chiosco vuole imporre una serie di norme restrittive a chi invece del proprio lavoro vive. Vi presentiamo un caso pratico di un’azienda, teoricamente in utile, che invece chiude lasciando a casa datori di lavoro e dipendenti. Si ringrazia il PdC  Conte ed il Ministro Bonafè per la loro assidua attività a favore dell’Italia. 

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E poi li chiamano evasori. I benpensanti chiedono come facciano i negozianti e gli artigiani a stare aperti, quando guadagnano meno dei loro stessi dipendenti. Dicono che per forza facciano nero.

Ma quando c’è di fronte un caso concreto, anche il più ottuso si deve rendere conto che le tasse sono davvero insostenibili e i piccoli imprenditori sono davvero degli eroi.

Una pasticceria toscana, nemmeno troppo piccola, ha messo a disposizione i suoi bilanci per capire come mai, nonostante il lavoro, abbia dovuto chiudere.

Aveva anche il reparto bar e 4 dipendenti più il titolare. 210mila euro di incassi. Niente male, in tempi di crisi.

Di questi 210mila euro, solo 118mila dalla pasticceria e dal bar, 79.756,00 dai servizi di catering e 8mila dai buoni pasto. E per arrivare ai 210mila euro di entrate, ci sono le rimanenze di magazzino: 5mila euro! Il primo problema, infatti, è che c’è uno scollamento tra il Bilancio contabile e la vita reale. Questa pasticceria se l’è cavata soltanto con 5.000,00 € di Rimanenze finali. Ma ci sono attività con utile reale pari a zero e un magazzino di 30.000,00 € o più, che le fa sembrare in utile. E’ dal 1992 che le Rimanenze sono considerate un guadagno. Prima di allora erano un costo, come è normale che sia. Per gli esperti e per gli amanti dei paroloni, si tratta della riclassificazione del Bilancio al valore della produzione, anziché al valore del venduto.

Al netto dei costi, alla fine l’utile risultante è di 26.149,00 €. Se fosse così, il titolare avrebbe lavorato per 2.149,00 €. Ma così non è. Togliamo i 5.000,00 € di rimanenze finali: 21.000,00 € di utile.

Poi bisogna pagare le tasse!

 

Irpef € 5.823,49 
Add.le regionale € 373,94
Add.le Comunale € 156,90
Irap € 3.531,01
Inps Titolare € 2.800,00
Totale  € 12.685,34

 

L’utile rimasto, alla fine, è di 9.114,44 €, ovvero 759,54 € al mese, senza tredicesima, senza TFR, senza malattia, né ferie. Questa è la vita di molti negozianti e artigiani.

Se fosse stato un investimento di capitale, la pasticceria avrebbe reso appena il 4,5% e sarebbe considerato un investimento ad alto rischio. Nessun investitore sano di mente avrebbe rischiato il proprio capitale per il 4,5%. Mentre il nostro pasticcere ha rischiato tutto il suo capitale e ci ha messo pure il lavoro e, alla fine, ha dato lavoro per anni a 4 dipendenti. Ecco perché i piccoli imprenditori sono degli eroi.

Le tasse però vanno pagate, sotto qualsiasi nome si presentino. Alle 12.685,34 € vanno aggiunti 21.000,00 € di Iva al 10% e poi 10.067,00 euro di contributi ai dipendenti: totale 44.098,50 €!

Molti diranno: ma l’Iva è una partita di giro. No, se l’incasso della pasticceria fosse diminuito di appena il 10%, il titolare si sarebbe trovato costretto a scegliere se pagare l’Iva o l’affitto, gli stipendi o i fornitori.

Molti altri diranno: ma i contributi ai dipendenti vanno pagati, se no lo Stato non può garantire loro la pensione e i servizi sociali. No, perché lo Stato non deve funzionare come una compagnia assicurativa privata che incassa e poi paga. Lo Stato deve essere il garante ultimo e prima della crisi funzionava così. In ogni caso, se gli incassi non fossero stati sufficienti, il nostro pasticcere come avrebbe potuto pagare i contributi dei dipendenti?

Riassumendo: 210.434,00 € ricavi totali, 797,10 € di incasso giornaliero, dei quali solo 34,50 € per lo stipendio del titolare per arrivare a totalizzare la fantasmagorica cifra di 759,00 € al mese. Ovvero sui 22 giorni aperti al mese, soltanto uno va al titolare. Ma attenzione: niente è sicuro. Se gli incassi scendono a 760,00 €, quel giorno niente stipendio per il titolare. Basta qualche caffè e qualche budino di riso in meno, per vedersi sfumare lo stipendio.

Se poi gli incassi scendono a 700,00 €, il titolare deve scegliere se rimettere in cassa 50,00 €, oppure se non pagare un fornitore, un dipendente o non pagare il Fisco. Ovviamente, sceglierà l’unica voce rimandabile, ovvero il Fisco.

Questo imprenditore, per l’attuale Governo, è un evasore che rischia il carcere, perché è facile in un’attività così accumulare più di 50mila euro di tasse non pagate. Basta andare in crisi un anno.

Poi ci pensa Equitalia (che oggi si chiama “Agenzia delle Entrate e Riscossione”) a raddoppiare la cifra, con interessi, aggi e more.

Per il Dizionario Treccani, un evasore è «chi si sottrae in tutto o in parte all’obbligo tributario, mediante l’occultamento di imponibili o di imposta». Non è evasore chi dichiara tutto e poi si trova nell’impossibilità di pagare, perché le tasse sono insostenibili. Questo è un caso concreto, verificabile e comune a moltissimi negozianti o artigiani.

Naturalmente, il nostro pasticcere si è dovuto barcamenare tra gli incassi che andavano su e giù e dopo 10 anni di crisi, non poteva continuare a vivere con 759,00 € mensili. Ha accumulato cartelle Equitalia ed è riuscito a vendere la propria pasticceria alla fine del 2018, sperando che vada meglio al nuovo proprietario. Molti altri hanno dovuto semplicemente chiudere, senza un’alternativa di lavoro.

 

Fonte: sms di Alessio Bini, da scenari economici.it  del 22 ottobre 2019

Link. https://scenarieconomici.it/repressione-fiscale-una-pasticceria-in-toscana-75900-e-di-stipendio-al-mese-e-44-00000e-di-tasse-da-pagare-di-alessio-bini/?fbclid=IwAR0U6AhpPbNeya3CjxGQVzPziX0Bj0PD11HWjOBvUugI3ts1sAJd-sM60-k

 

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LO STATO ITALIANO È BEN PEGGIO DELLA MAFIA: INDIPENDENZA!

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di GILBERTO ONETO

 

Un rapinatore punta la pistola o il coltello,  intima «La borsa o la vita!» e prende i soldi.

Se è proprio un bastardo tira un cazzotto, se lo è un po’ meno insulta, se è “normale”  se ne va in silenzio, se è un raro esemplare di “brigante galantuomo” ringrazia e chiede scusa per il fastidio.

Le organizzazioni criminali hanno inventato un più efficiente sistema di rapina continuata tramite il pizzo:  a fronte della tranquillità o di una protezione chiedono una percentuale sugli incassi o un tot fisso che è sicuramente pesante per chi lo deve pagare ma che è sempre misurato all’attenzione da parte dell’estortore a non esagerare, per non uccidere la sua fonte di “reddito”.

Le varie mafie si prendono perciò una parte “ragionevole” delle ricchezze o dei guadagni delle loro vittime ma poi garantiscono un servizio, stabiliscono una sorta di monopolio dell’estorsione, impedendo a chiunque altro di farlo e con ciò proteggendo la vittima-cliente da ogni altro malintenzionato. E quando qualche furbetto si presenta con armi o minacce, viene immediatamente punito con rapidità, efficienza e durezza. La recente vicenda del marocchino che aveva incautamente rapinato e ammazzato a Roma un “portavalute” cinese e che è stato trovato “suicidato” tre giorni dopo la dice lunga su come funzionino queste cose, e anche come l’ambaradan abbia assunto connotazioni multietniche che faranno felici il ministro Riccardi e Don Gallo.

 

Lo Stato italiano è un rapinatore ben peggiore, è molto peggio di tutte le mafie, camorre, ‘ndranghete pelasgiche, albanesi e cinesi messe assieme. É molto peggio del peggiore dei tagliagole e dei borseggiatori di strada.

 

É assai più infame per tre motivi.

 

Primo. É sadico: non si limita a rapinare le sue vittime ma lo fa con i sistemi più efferati, crudeli, complicati e vessatori. Deruba a rate, con scadenze demenziali, costringendo le sue vittime a operazioni complesse e micraniose: bollettini, conto correnti, bonifici, comunicazioni via Internet, bolli, pagamenti, compilazioni, sovratasse, dichiarazioni, moduli e via sadicheggiando. Non soddisfatto, costringe i rapinati a un supplemento di salasso a vantaggio di commercialisti, avvocati, tributaristi, patronati, sindacati e psicanalisti.

 

Secondo.  Non dosa i suoi furti in funzione della capacità delle vittime a sopportare la violenza evitando di uccidere la mucca da mungere, ma chiede cifre spropositate, elargizioni mostruose che più o meno rapidamente gettano sul lastrico le vittime precludendo ogni ulteriore possibilità di rapina. Nessuna mafia al mondo chiederebbe un pizzo del 60-70% dei redditi delle sue vittime: la Repubblica italiana lo fa e peggiora di giorno in giorno. Le sue vittime moriranno schiacciate dal peso del furto, e morirà anch’essa per mancanza di vittime da dissanguare: e questa è la sola notizia positiva.

 

Terzo. A fronte dei pagamenti, lo Stato italiano non garantisce nessuna protezione: non impedisce che altri taglieggino le sue vittime, non le libera da furfanti e ladri di ogni genere che si accaniscono su quello che resta, non assicura la tranquillità del quartiere come riesce a fare l’ultimo dei camorristi. Non solo: se una vittima si difende, lo Stato prende le parti dell’aggressore e punisce ogni tentativo di reazione. Non si è mai vista una organizzazione criminale “seria” che pretenda il pizzo per garantire la tranquillità e che, non solo non lo faccia, ma che punisca i propri “clienti” che abbiano cercato di reagire alla concorrenza che va a rapinarli. Solo lo Stato italiano ci riesce, e pretende anche di fare la morale, con le sue leggi, i suoi tribunali i suoi sapientoni che ripetono a macchinetta che questa è “la patria del diritto”.

 

In questi giorni, tanto per non lasciare dubbi, lo Stato apre le galere e slarga un bel po’ di mascalzoni che andranno – per prima cosa – a procurarsi soldi dai cittadini, per potersi “reinserire nella società”, per rifarsi della noia delle giornate passate in gattabuia. I cittadini non sono protetti dallo Stato e alla fine trovano la sola difesa nella totale miseria cui lo stesso li ha lasciati facendosi pagare una protezione che non è in grado di garantire e che forse non ha mai avuto intenzione di assicurare.

 

 

Insomma, lo Stato italiano è assai peggio della mafia. Indipendenza!

 

Fonte: srs di GILBERTO ONETO