Archivi categoria: Cronaca

CHIUNQUE SIA DI GENOVA

Domenica del Corriere, 1 marzo 1964.ponte.morandi

Domenica del Corriere, 1 marzo 1964  Ponte Morandi    

 

 

Chiunque sia di Genova …sa che li sotto di morti ce ne sono tanti, ma tanti.

 

Chiunque sia di Genova sa che cambierà tutto a Genova, che finiscono per sempre gli anni ’60 e le loro illusioni di futuro.

 

Chiunque sia di Genova sa che sarà un inferno spostarsi, viverci. Sarà impossibile raggiungere l’aeroporto, spostarsi un treno verso nord (la ferrovia passa li sotto), sarà impossibile andare a Ovest, in Francia.

 

Chiunque sia di Genova sa che bastava già prima un nonnulla per bloccare la città: uno sciopero dei trasportatori, un incidente sulla A10, il vento di tramontana che impedisce ai tir di scaricare il carico perchè le navi portacontainer con il vento di tramontana si mettono di traverso e non si possono gestire gli scarichi.

 

Chiunque sia di Genova sa che non si tratterà solo di code o rallentamenti, ma di cambiare abitudini di vita, di trasporto, di mobilità, di scambio di beni.

 

Chiunque sia di Genova sa che non parliamo di giorni o settimane o mesi, ma di anni (e non pochi).

 

Chiunque sia di Genova sa che, che chi non è di Genova non capisce che non riguarderà solo noi genovesi o liguri ma l’Italia, dal nord Ovest al mare e da est o ovest. Da oggi la Spagna (e la Francia) sono molto più lontane.

 

Continua a leggere

Annunci

COIMPO, UNA STORIA VENETA DI FANGHI TOSSICI SVERSATI NELLE CAMPAGNE

 

Veneti che tradiscono la loro terra. Un girone dell’inferno solo per loro.

 

coimpo.978

La trasformazione di una latteria sociale del Rodigino in un impianto di trattamento. La tragedia del settembre 2014: quattro morti, uccisi dalle esalazioni. I segreti della vasca D. La ricerca della verità e dei colpevoli di Gianni Belloni

 

 

La ricerca della verità e dei colpevoli di Gianni Belloni 

 

Gli inizi della storia

 

Era la latteria sociale di Cà Emoun pugno di case perse nella pianura sconfinata tra Adria e Rovigo. Mauro Luiseha il fiuto per gli affari e dal trasporto latte, a metà degli anni ’80, si converte alla gestione dei fanghi di depurazione. In questa operazione è aiutato da un nuovo socio con più esperienza e con le spalle più grosse: Gianni Pagnindi Noventa Padovana.

 

Il procedimento è semplice: dopo la stabilizzazione e il trattamento, i fanghi vengono distribuiti nei campi. Nasce così, nel 1984, la Coimpospecializzata nel trattamento nei fanghi da depurazione.

 

Gli affari vanno bene, i fanghi arrivano da tutta Italia e anche dall’estero stando alle dichiarazioni degli abitanti che annotano le targhe dei camion in arrivo. Ma gli odori sono forti e pungenti.

 

Le proteste e i malumori degli abitanti si concretizzano nella costituzione di un comitato e in una raccolta di firme. Qualcuno ricorda ancora gli appostamenti notturni presso i cancelli della Coimpo per scoprire che cosa succedesse all’interno e che cosa trasportassero i tanti camion in arrivo. Ma la mobilitazione dei cittadini ha vita breve. Luise appare come un uomo potente. La Coimpo sponsorizza diverse manifestazioni compresa la locale squadra di calcio. La gente si acquatta in silenzio.

 

Gli affari proseguono a gonfie vele. Nel 2006 la Coimpo ottiene di gestire 99mila tonnellate annue di rifiuti. Entrano in società anche le figlie dei due fondatori. Nel frattempo Mauro Luise acquista una tenuta in Romania, La Fazenda, e lì si trasferisce, ma continua ad esercitare un controllo ferreo sull’azienda.

 

Nel 2010 è costituita la Agribiofert, un’azienda gemella della Coimpo. Produce correttivo calcico con gli stessi fanghi in arrivo. La mossa è astuta: le legislazione e il controllo sui fanghi si è inasprita, mentre “i correttivi vanno dappertutto” come sottolinea Mauro Luise in un corso di una riunione.

 

Continua a leggere

L’EX BOSS DI CARLO: “TUTTA LA MIA VERITÀ SULLA FAMIGLIA MATTARELLA”

mattarella.1

Bernardo Mattarella coni il  figlio Sergio Mattarella

 

 

-Gea Ceccarelli- Stanno facendo molto discutere, in questi giorni, le dichiarazioni che il collaboratore di giustizia Franco Di Carlo ha rilasciato all’avvocato Fabio Repici riguardo la presunta affiliazione di Bernardo Mattarella, padre del Capo di Stato Sergio, a Cosa Nostra.

 

Tutto nasce dal processo -che si celebra in sede civile- nei confronti del giornalista Alfio Caruso che, nel suo libro “Da Cosa nasce cosa”, edito da Longanesi, aveva gettato ombre sulle parentele del Presidente della Repubblica, finendo così querelato da Sergio Mattarella e nipoti. L’accusa che Caruso deve fronteggiare è quella di aver “infangato” la figura di Mattarella padre e di aver raccontato in “maniera grossolana” i rapporti politici del fratello Piersanti, il presidente della Regione.

 

A difendere Caruso vi è appunto l’avvocato Repici, che ha deciso di ascoltare la testimonianza di Di Carlo, il 3 marzo scorso. Durante questo incontro, l’ex boss di Altofonte ha ribadito quanto aveva già sostenuto negli anni Novanta, ossia che Mattarella padre era mafioso.

 

Articolotre ha avuto modo di leggere i verbali integrali dell’incontro.

 

Di Carlo ha esordito ripercorrendo il suo ruolo all’interno dell’organizzazione. “Ho fatto parte di Cosa Nostra dal 1961”, ha infatti ricordato. “Ho militato nella famiglia di Altofonte e nel mandamento di San Giuseppe Jato. Prima sono stato soldato, poi capodecina, per un breve periodo consigliere, poi sottocapo e anche capo famiglia di Altofonte, dal 1975-76 al 1979. In quell’anno mi dimisi dalla carica di capo famiglia e venni messo alle dipendenze del capo mandamento Bernardo Brusca, che sostituiva Antonino Salamone. Dopo di ciò sono stato posto a disposizione della commissione provinciale e alle dipendenze di Michele Greco, per varie attività. Sostanzialmente, facevo il suo segretario per le relazioni con i vari mandamenti e le varie province. Alla fine del 1982 sono uscito da Cosa Nostra, in ragione del disaccordo mio nei confronti della guerra avviata dai corleonesi contro i gruppi a loro contrapposti. Ero già residente in Inghilterra e da Riina e Bernardo Brusca ottenni di poter rimanere lì ormai distaccato da Cosa Nostra”.

 

Continua a leggere

GIULIA TOFANA, LA DONNA CHE UCCISE OLTRE 600 MARITI

veleno

 

 

Costanze, la moglie di Mozart, ricordò che il compositore era ossessionato dall’idea che qualcuno lo avesse avvelenato con l’acqua tofana.

Dopo due secoli dall’invenzione, da parte di una donna e di una famiglia alquanto particolare, questo liquido riusciva ancora a penetrare nell’immaginario collettivo.

Per comprendere i motivi dell’agitazione mentale che l’acqua tofana insinuava negli uomini, soprattutto nella veste di mariti, dobbiamo fare un salto nel tempo.

 

Durante il XVII secolo, una cortigiana, fattucchiera, meretrice e quant’altro, di Palermo, elaborò la ricetta per una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna, e quella delle persone che con lei condividevano questo turpe intento.

La donna si chiamava Giulia Tofana, o Toffana, e grazie a questa invenzione divenne ricca e potente.

 

Perché una pozione velenosa riuscì a rendere ricca una donna di misere origini?

Giulia riuscì in breve tempo a far conoscere il suo veleno e a commercializzarlo fuori dalla sua zona d’origine. Il successo fu accelerato dalla volontà di molti coniugi, soprattutto o esclusivamente donne, che sentivano la necessità di divenire vedove, in un’epoca nella quale il divorzio non era riconosciuto.

 

Continua a leggere

FOLLA A TERRALBA PER L’ULTIMO SALUTO ALL’INDIPENDENTISTA DODDORE

doddore-terralba-372x221-SARDINIAPOST

 

 

Un lungo applauso e il grido di “Libertà” e “Indipendentzia” con le bandiere dei quattro Mori, di Malu Entu e anche quelle col Leone di San Marco della Serenissima che garrivano al vento per l’ultimo saluto a Doddore Meloni, l’indipendentista sardo morto il 5 luglio in stato di detenzione al’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari dopo 67 giorni di sciopero della fame e 35 della sete. I funerali si sono svolti questo pomeriggio a Terralba (Oristano), dove viveva con la famiglia, nella Cattedrale di San Pietro gremita di gente arrivata un po’ da tutta la Sardegna.
Doddore aveva espresso il desiderio di essere seppellito con il costume tradizionale di Ittiri, il paese in provincia di Sassari dove era nato 74 anni fa e che aveva lasciato da giovanissimo per trasferirsi a Terralba. In costume sardo, dietro la bara, anche la moglie Giovanna che stringeva al petto la fotografia di Doddore e le figlie, e dietro ancora il popolo di militanti della Repubblica indipendente di Malu Entu proclamata da Meloni nel 2008 – dopo l’occupazione dell’isola di Mal di Ventre – e decine e decine di indipendentisti con le loro bandiere.

 

Continua a leggere

Il GEOLOGO FRANCO GANDINI MUORE SUL CAREGA DURANTE L’ESCURSIONE

FRANCO GANDINI CAREGA

Il  luogo in cui è morto Franco Gandini

 

 

Si è sentito male a Giazza, sul sentiero 276 che da Ponte Revolto arriva al passo delle Tre Croci, e per lui non c’è stato niente da fare. L’uomo, Franco Gandini, geologo 69enne di Roverè veronese, è stato soccorso dagli operatori del 118 arrivati con l’elicottero intorno alle 12, ma è morto sul posto.

Individuato il punto esatto in cui si trovava l’uomo, l’eliambulanza ha sbarcato con un verricello il tecnico di elisoccorso e, trovato un punto agevole, il medico in «hovering». I soccorritori hanno raggiunto l’uomo e sono subentrati nelle manovre ai suoi compagni che stavano cercando di rianimarlo. Purtroppo a nulla sono valsi i tentativi ed è stato solo possibile constatarne il decesso.

Un operatore del 118 è rimasto con la salma e l’eliambulanza è dovuta decollare diretta al Vallone Osanna per l’altra emergenza. Completata la missione, l’elicottero è subito tornato e ha calato infermiere e tecnico del Soccorso alpino con un verricello. La salma è stata recuperata e portata fino al Rifugio Boschetto.

Pronta a intervenire in supporto alle operazioni una squadra del Soccorso alpino di Verona.

 

Continua a leggere

SILVIO BERLUSCONI, LA VILLA SAN MARTINO DI ARCORE E LA LEGGE DEL KARMA E DEL DOLORE

casati-fallarino-minorenti

I  protagonisti della tragica vicenda: il marchese Camillo Casata Stampa, Anna Fallarino e Massimo Minorenti (nel riquadro piccolo in basso).

 

 

Berlusconi si è portato il Karma del Marchese Casati Stampa avendo acquistato, o arraffato, la villa di Arcore, dall’infante erede tutelata (per modo di dire) proprio dall’avvocato Cesare  Previti.

Gli annessi e connessi di quella truce vicenda dell’omicidio e del suicidio di via Puccini operato dal marchese Casati Stampa verso la moglie e il presunto amante. – (Il delitto di via Puccini designa un evento di cronaca nera verificatosi a Roma il 30 agosto 1970.  Si tratta di un duplice omicidio seguito dal suicidio dell’assassino) – Dolore unito a dolore in una storia inimmaginabile per quei tempi dominati dall’ipocrisia cattolico democristiana.

 

La vicenda ebbe ampia risonanza all’epoca per via dei personaggi coinvolti: il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino (Roma, 1927), sua moglie, Anna Fallarino (Amorosi, 1929) e l’amante di questa, Massimo Minorenti, voluto dal marito per porre in essere un gioco legato alla impotenza morale e mentale o forse alla ricerca di una sacralità legata alla iera porneus arcaico Mediterranea. Personaggi significativi di un’epoca di transizione dove tutto è rottura con un passato di ipocrisia e perbenismo insulso.

 

Ecco che la Villa San Martino, oggi villa di Silvio Berlusconi lungo il Lambro ad Arcore, porta con se tutta una serie di risvolti negativi e degeneri di una storia truce e pesante. Quella dimora di Arcore comporta un coinvolgimento altamente occulto da paragonarsi al  “diamante maledetto Hope”.

Continua a leggere