Archivi categoria: Religione Chiesa Cattolica

IL PRIMO CAPITOLO DEL VANGELO PERDUTO: MATTEO EBRAICO

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La moderna esegesi dà ormai per scontata la inesistenza di quello che fino al 19mo sec. era ritenuto il più antico dei Vangeli: il testo ebraico del Vangelo di Matteo, tanto che quell’antico e perduto documento è ritenuto, oggi, poco meno di una legenda.

 

Il problema é in gran parte connesso alla comparazione filologica e linguistica, tra i Vangeli di Matteo e Marco che, a giudizio degli studiosi, non lascia dubbi sulla dipendenza del primo dal secondo e non viceversa. Abbiamo avuto occasione di mostrare, con uno studio comparativo puntuale e controcorrente, la discutibilità di questa tesi illustrando svariati elementi che portano a pensare esattamente il contrario.

 

In questo articolo affronteremo il problema da un diverso punto di vista: quali sono gli elementi documentali a sostegno della vetustità del Vangelo di Matteo e soprattutto della esistenza di un antico testo di questo Vangelo in ebraico? Esistono elementi che ci consentono di ricostruire qualche parte di questo perduto Vangelo?

 

Avremo occasione di mostrare che le prove documentali a sostegno della esistenza di questo testo sono talmente limpide e numerose che non si può non restare allibiti di fronte alla unanimità dello scetticismo dei moderni studiosi.

 

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SAN FRANCESCO IL REDDITO DI CITTADINANZA LO AVREBBE BOCCIATO

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Il professore Stefano Zamagni, 74 anni

 

 

ZAMAGNI «Per i francescani la cosa più importante è produrre lavoro», spiega l’economista, docente all’Università di Bologna e padre degli studi sul Terzo settore. Che boccia la proposta di Grillo e dei Cinque Stelle

  

Professor Zamagni ha visto Grillo alla Perugia-Assisi? Sostiene il reddito di cittadinanza per tutti nel nome di San Francesco

“Guardi, per mettere fine al dibattito basta una cosa sola: già nel 1300 i frati francescani girando per l’ Italia solevano dire che l’ elemosina serve a sopravvivere ma non a vivere, perché vivere significa produrre e l’ elemosina non aiuta a produrre”.

 

Dunque San Francesco la pensava diversamente?

“Quello che i francescani hanno sempre negato è l’ assistenzialismo. La dignità non si realizza nel mangiare, ma nel produrre. Quindi la missione era dare a tutti la possibilità di produrre, che significa lavorare. La divisione del lavoro, che è un’ idea forte dei francescani, serviva a dare a tutti, anche ai più deboli (i disabili, i poveri) la possibilità di produrre e dunque di lavorare, che è qualcosa di connaturato alla dignità dell’ uomo”.

 

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SAN GIOVANNI BOSCO E L’ISLAM

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San Giovanni Bosco demolisce l’Islam

 

“Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore (…).

La religione di Maometto consiste in un mostruoso mescolamento di giudaismo, di paganesimo e di cristianesimo.

Maometto propagò la sua religione, non con miracoli o con la persuasione delle parole, bensì con la forza delle armi.

Religione che, favorendo ogni sorta di libertinaggio, in breve tempo fece diventare Maometto capo di una truppa di briganti. Insieme con costoro scorreva i paesi dell’Oriente guadagnandosi i popoli, non con l’insinuare la Verità, non con miracoli o profezie, ma per unico argomento egli alzava la spada sul capo dei vinti gridando: o credere o morire”

 

San Giovanni Bosco

 

FRA PAOLO SARPI E LA CONTESA PER L’INTERDETTO: GIUSNATURALISMO CONTRO INQUISIZIONE

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Paolo Sarpi 

 

 

di SANDRINO SPERI

 

La contesa per l’Interdetto, sostanzialmente  una scomunica erga omnes a tutto il territorio della Serenissima, fu una contesa diplomatica, ma si andò assai vicini allo scontro armato fra Venezia e Papato: correva l’anno 1606.

 

Due i principali antagonisti: il papato, che sarebbe forse più opportuno chiamare Curia Romana (curarum genitrix a cruore nata) e la Serenissima Repubblica che scelse come teologo e consultore di stato fra Paolo Sarpi eruditissimo veneto, amico di Galilei, in tutte le consulte  sempre pronto a trovare le argomentazioni giuridiche, spesso sottilissime e i precedenti storici.

Bisogna ricordare che si viveva in un periodo piuttosto tormentato  della storia europea: il Concilio di Trento non aveva risolto, ma piuttosto accentuato le rivalità fra cattolici e protestanti, anzi la nascita dell’Inquisizione, dell’indice dei libri proibiti, e della compagnia di Gesù avevano alzato il livello di scontro che scoppierà puntuale pochi anni più tardi e per trent’anni, dal 1618 al 1648 infiammerà tutta l’Europa.

 

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SAN MARCO, L’EVANGELISTA CHE NON MISE MAI PIEDE A ROMA

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di Giuseppe Gullino

 

San Marco, si badi, fu l’unico Evangelista che non mise mai piede a Roma: quando i Veneti si scelsero un protettore, lo vollero Santo sì, ma che tra il Tevere e le acque salse avesse preferito queste ultime.

 

Tra S. Pietro e S. Marco, i Veneti -peraltro cattolicissimi, come testimoniano le chiese e i campanili che abbelliscono il paesaggio – scelsero sempre San Marco, che a Venezia fu sempre più popolare di Gesù Cristo: Nualtri prima semo venexiani, e dopo cristiani, rispose nel 1580 il Doge Nicolò da Ponte al Nunzio apostolico.

E la dimostrazione sarebbe giunta pochi anni dopo, quando i gesuiti furono espulsi per 50 anni (1606-1657) da tutti i dominii veneti, per aver disobbedito agli ordini del Senato, durante l’interdetto sarpiano.

 

Furono radunati pressappoco dove ora sorge la stazione ferroviaria e imbarcati su un Burchio; quando la barca si staccò dalla riva, il padre provinciale fece il segno della croce per benedire la folla che assisteva silenziosa, dalla quale si alzò allora un grido: Andé in malora!

 

Fonte: dal Veneto al mondo del 17 maggio 2017

Link: https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.it/2017/05/san-marcolevangelista-che-non-mise-mai.html?spref=fb

 

IL VERO NOME DI GESÙ

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È probabilmente la persona più conosciuta al mondo. Parliamo di Gesù. Ma chi era davvero Gesù? Su di lui si pensa di sapere molto. Ma qual era la sua vera identità? Era un visionario?, un personaggio mitico non esistito veramente?, solo un uomo?, un profeta?, un rivoluzionario?, era Dio fattosi uomo?, era una potente creatura spirituale con una esistenza preumana?

 

La Bibbia ci dice chi fu veramente questo “Gesù”. C’è molto da scoprire, ma occorre mettere da parte le nozioni religiose date per certe e indagare invece le Sacre Scritture. Si faranno allora scoperte sorprendenti. Si scoprirà – tanto per cominciare – che “Gesù” non è il suo vero nome.

 

Il nome Gesù è la traslitterazione in italiano del nome greco Ỉησοῦς [Iesùs]. Il cosiddetto Nuovo Testamento fu scritto in greco (meglio sarebbe chiamare questa parte della Bibbia Scritture Greche). Il nome Iesùs è quindi la traduzione greca del suo vero nome ebraico, dato che egli era un ebreo. Sappiamo il suo nome ebraico? Sì.

 

Abbiamo, per così dire, un eccezionale dizionario biblico ebraico-greco. Si tratta della versione greca del cosiddetto Vecchio testamento (meglio sarebbe chiamarlo Scritture Ebraiche) chiamata Settanta (LXX). Questa traduzione delle Scritture Ebraiche fu iniziata nel terzo secolo prima della nostra èra da una settantina di dotti ebrei; fu terminata nel secondo secolo prima della nostra èra, forse verso il 150 a. E .V.. Le citazioni che le Scritture Greche fanno delle Scritture Ebraiche sono tratte proprio da questa versione della Settanta. Gli apostoli e i discepoli del primo secolo usarono questa versione della Bibbia.

 

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LA MADRE DI DIO E L’ISLAM

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Nostra Signora Madonna del Libano

 

 

Un vescovo libanese critica l’islan.  E la segreteria di stato lo purga

Qui sotto è riprodotto il testo integrale dell’intervento al sinodo per il Medio Oriente consegnato per iscritto dal vescovo libanese di Antiochia dei siri  Raboula Antoine Beylouni, così come è apparso sul bollettino italiano n. 21 del 21 ottobre. L’originale è in francese e si trova nel bollettino in questa lingua.

Il 22 ottobre, anche “L’Osservatore Romano” ha stampato l’intervento del vescovo. Ma con notevoli tagli, ordinati dalla segreteria di stato.

Le parti tagliate sono quelle evidenziate in neretto. Il titolo è quello del giornale della Santa Sede.

 

LA MADRE DI DIO E L’ISLAM

 

di Monsignor  Raboula Antoine Beylouni

 

In Libano abbiamo un comitato nazionale per il dialogo islamo-cristiano da diversi anni. Esisteva anche una commissione episcopale, istituita in seguito all’assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano, incaricata del dialogo islamo-cristiano. È stata soppressa ultimamente per conferire maggiore importanza all’altro comitato; per di più non aveva ottenuto risultati tangibili.

 

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