Archivi categoria: Società e politica

MINISTRO LORENZIN, FIRMI QUI

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Lettera aperta al Ministro della Salute

 

Gentile Ministro Lorenzin,

 

Lei condivide, insieme a gran parte dell’accademia scientifica, la posizione che “i vaccini sono sicuri“, e che “non esiste correlazione fra vaccini pediatrici e gravi disordini di tipo neurologico, come ad esempio l’autismo o altre malattie dello sviluppo“.

 

E ora il suo governo vuole introdurre l’obbligatorietà vaccinale a livello nazionale, triplicando nel contempo il numero dei vaccini obbligatori. Poichè l’imposizione di un obbligo di questo tipo comporta anche delle responsabilità da parte di chi lo impone, la invitiamo a dimostrare con i fatti ciò che finora ha sostenuto a parole, firmando pubblicamente la dichiarazione che segue.

“Io sottoscritta Beatrice Lorenzin, in qualità di Ministro della Salute della Repubblica Italiana, mi assumo personalmente ogni responsabilità per eventuali danni di tipo neurologico, certificati da un tribunale della repubblica, che potessero derivare dall’inoculazione vaccinale obbligatoria ad un qualunque bambino italiano”.

 

In questo modo non solo potrà rassicurare tutte le mamme italiane che oggi si preoccupano per la salute dei propri figli, ma potrà anche fugare il diffuso sospetto che l’introduzione dell’obbligo vaccinale (con contemporanea triplicazione del numero minimo) non sia affatto una esigenza di tipo sanitario, ma piuttosto un grosso regalo fatto dal nostro governo alle case farmaceutiche.

 

(A proposito, ogni volta che ripete pubblicamente che “i vaccini saranno gratuiti“, si ricordi anche di specificare che saranno certamente gratuiti per chi effettua la vaccinazione, ma che il costo di tali vaccinazioni sarà comunque pagato alle case farmaceutiche dallo stato italiano, e quindi da tutti noi cittadini.

Da una parte quindi ci obbligate a vaccinarci, e dall’altra ci obbligate a pagare, con i soldi delle nostre tasse, il conto – triplicato – alle case farmaceutiche).

 

Massimo Mazzucco

 

Fonte: srs di Massimo Mazzucco, da Luogcomune.net del 20 maggio 2017

Link: https://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4678-ministro-lorenzin-firmi-qui

 

 

 

IUS SOLI? I ROMANI NON SAPEVANO COSA FOSSE. COSÌ SI DIVENTAVA CITTADINI NELL’URBE

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Foro Augusteo 

 

 

Di Adriano Scianca – 15 giugno 2017

 

Roma, 15 giugno – Non c’è marchetta all’immigrazione che non tiri in ballo Roma, la “aperta”, “tollerante”, “colorata” Roma, contrapposta alla chiusura delle polis greche.

 

È vero che, a differenza di queste ultime, l’Urbe non conobbe mai mito dell’autoctonia. Da qui a farne l’antesignana della società multirazziale ce ne passa.

 

Proprio il dibattito sullo ius soli è, a questo riguardo, interessante. Come si diventava cittadino, a Roma? Ha scritto Eva Cantarella (pur aggiungendo in seguito le frasi di prassi sui romani come campioni dell’assimilazione): “Back to the Romans, quindi, torniamo ai romani. Per i quali la soluzione era chiara: la cittadinanza si acquistava iure sanguinis.

 

Come scriveva il giurista Gaio, nel II secolo d. C., nel suo celebre manuale di Istituzioni, erano cittadini romani i figli legittimi di un cittadino, ovvero quelli naturali di una cittadina. La regola, infatti, voleva che i figli nati da un matrimonio legittimo seguissero la condizione del padre al momento del concepimento, e che quelli nati fuori del matrimonio seguissero la condizione della madre al momento della nascita”.

 

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SAN FRANCESCO IL REDDITO DI CITTADINANZA LO AVREBBE BOCCIATO

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Il professore Stefano Zamagni, 74 anni

 

 

ZAMAGNI «Per i francescani la cosa più importante è produrre lavoro», spiega l’economista, docente all’Università di Bologna e padre degli studi sul Terzo settore. Che boccia la proposta di Grillo e dei Cinque Stelle

  

Professor Zamagni ha visto Grillo alla Perugia-Assisi? Sostiene il reddito di cittadinanza per tutti nel nome di San Francesco

“Guardi, per mettere fine al dibattito basta una cosa sola: già nel 1300 i frati francescani girando per l’ Italia solevano dire che l’ elemosina serve a sopravvivere ma non a vivere, perché vivere significa produrre e l’ elemosina non aiuta a produrre”.

 

Dunque San Francesco la pensava diversamente?

“Quello che i francescani hanno sempre negato è l’ assistenzialismo. La dignità non si realizza nel mangiare, ma nel produrre. Quindi la missione era dare a tutti la possibilità di produrre, che significa lavorare. La divisione del lavoro, che è un’ idea forte dei francescani, serviva a dare a tutti, anche ai più deboli (i disabili, i poveri) la possibilità di produrre e dunque di lavorare, che è qualcosa di connaturato alla dignità dell’ uomo”.

 

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”CON IL SUO CURRICULUM NON VERREBBE ASSUNTO NEMMENO A SERVIR COLAZIONI”: GIULIANO POLETTI IL PARASSITA MASSACRATO DA UN GIOVANE AVVOCATO COSTRETTO AD EMIGRARE ALL’ESTERO.

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Giuliano Poletti 

 

 

di Paolo Binazzi Tiberi

 

Questa ė la lettera scritta da un ragazzo barese al ministro Poletti:

 

“Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/ in un Paese che richiede la laurea/ anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato.

 

Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato.

 

Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.

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BRUNO LEONI

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BRUNO LEONI (ANCONA, 26 APRILE 1913 – TORINO, 21 NOVEMBRE 1967)

 

Quest’anno ricorre il cinquantesimo della sua morte, di lui purtroppo ho letto poco, ma ricordo molto bene alcune  sue asserzioni  che ho archiviato e che mi sono  sempre rimaste bene in testa:

 

 

Gli uomini liberi sono governati dalle regole, gli schiavi sono governati dagli uomini.

 

Il diritto nasce dalla continua contrattazione tra privati e dovrebbe venire “scoperto” da esperti, non inventato da imbecilli. 

Pertanto un ordinamento consuetidinario è l’unico in grado di adeguarsi alle istanze della società in modo corretto e causando meno torti.

  

– Quando la regola di maggioranza sostituisce senza necessità la scelta individuale, la democrazia confligge con la libertà individuale. E’ questo particolare tipo di democrazia che dovrebbe essere tenuto al minimo allo scopo di conservare un massimo di democrazia compatibile con la libertà individuale.


Il diritto e le leggi si possono generare anche facendo riferimento alla collaborazione spontanea di tutte le persone interessate, senza ricorso alle decisioni di gruppo, senza ricorrere a decisioni imposte da maggioranze variabili e dispotiche. Tale sistema è in grado di garantire quella libertà individuale che nel mondo di oggi sembra sempre più destinata ad affievolirsi.

 

Il potere legislativo è il MALE. 

Andiamo a votare come dei pirla gente che poi legifererà per premiare e punire minoranze. 

I parlamenti democratici pensano di risolvere ogni problema con una nuova legge producendo, nel migliori dei casi, tonnellate di regolamenti che male omologano una realtà differente. 

L’inflazione legislativa, inoltre, causa una crescente insensibilità verso le leggi. 

 

Risulta chiaro come questi scritti evidenziano parte  dei problemi che affliggono le moderne democrazie, e in particolare quella italiana.

Il risultato è che per questi scritti, Leoni fu ed è ancora largamente ignorato.

 

 

 

SILVIO BERLUSCONI, LA VILLA SAN MARTINO DI ARCORE E LA LEGGE DEL KARMA E DEL DOLORE

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I  protagonisti della tragica vicenda: il marchese Camillo Casata Stampa, Anna Fallarino e Massimo Minorenti (nel riquadro piccolo in basso).

 

 

Berlusconi si è portato il Karma del Marchese Casati Stampa avendo acquistato, o arraffato, la villa di Arcore, dall’infante erede tutelata (per modo di dire) proprio dall’avvocato Cesare  Previti.

Gli annessi e connessi di quella truce vicenda dell’omicidio e del suicidio di via Puccini operato dal marchese Casati Stampa verso la moglie e il presunto amante. – (Il delitto di via Puccini designa un evento di cronaca nera verificatosi a Roma il 30 agosto 1970.  Si tratta di un duplice omicidio seguito dal suicidio dell’assassino) – Dolore unito a dolore in una storia inimmaginabile per quei tempi dominati dall’ipocrisia cattolico democristiana.

 

La vicenda ebbe ampia risonanza all’epoca per via dei personaggi coinvolti: il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino (Roma, 1927), sua moglie, Anna Fallarino (Amorosi, 1929) e l’amante di questa, Massimo Minorenti, voluto dal marito per porre in essere un gioco legato alla impotenza morale e mentale o forse alla ricerca di una sacralità legata alla iera porneus arcaico Mediterranea. Personaggi significativi di un’epoca di transizione dove tutto è rottura con un passato di ipocrisia e perbenismo insulso.

 

Ecco che la Villa San Martino, oggi villa di Silvio Berlusconi lungo il Lambro ad Arcore, porta con se tutta una serie di risvolti negativi e degeneri di una storia truce e pesante. Quella dimora di Arcore comporta un coinvolgimento altamente occulto da paragonarsi al  “diamante maledetto Hope”.

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LE PAROLE DI COSSIGA SU MARIO DRAGHI MAI SMENTITE

Girava l’anno 2008

 

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Il defunto Francesco Cossiga

 

Roma, 24 gennaio 2008 – “Sembra che Mario Draghi, già socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d’affari americana, oggi Governatore della Banca d’Italia sia il vero candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di un “Governo istituzionale”.

 

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Mario Draghi

 

“Mario Draghi? Impossibile immaginarlo a Palazzo Chigi. E’ un vile affarista che vendera’ l’economia italiana”’.

 

Lo ha detto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga durante la trasmissione Unomattina.

 

“E così avrà modo di svendere, come ha già fatto quando era Direttore Generale del Tesoro, quel che resta dell’industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d’affari”.