OPPEANO DI VERONA: I RESTI DI UN’ESECUZIONE DI 2600 ANNI FA

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Lo scheletro risalente al VI secolo a.C. ritrovato nell’area dell’ex fornace di Oppeano

 

Lo scheletro di un uomo a faccia in giù: fu gettato in una fossa per punizione o giustiziato. La Bassa è un paradiso archeologico. Gli scavi nell’area dell’ex fornace di Oppeano restituiscono reperti di valore assoluto

 

Oppeano. Un’esecuzione avvenuta forse sei secoli prima della nascita di Cristo.

A «raccontarla» c’è oggi lo scheletro della vittima, ritrovato in una grande fossa di scarico durante la campagna di scavi nell’area dell’ex Fornace condotta dall’equipe di Alessandro Guidi, dell’università di Verona.

Si tratta di un uomo di non più di trent’anni, alto 1,60 circa. «È un caso del tutto eccezionale trovare resti di un morto a faccia in giù», spiega Guidi. L’ipotesi, quindi, è che le cause della sua morte vadano ricercate in una vendetta od un’esecuzione: il poveretto ha dovuto pagare con la vita per aver commesso qualcosa e, perciò, è stato buttato nella grande fossa dei rifiuti ricavata da quella che un secolo prima era una cisterna per raccogliere l’acqua.

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Uno dei vasi emersi dagli scavi archeologici in corso ad Oppeano

 

Ipotesi a parte resta la soddisfazione per il ritrovamento che si aggiunge agli altri: una coppa «zonata» (cioè dipinta a fasce alterne di colore rosso e nero), dei frammenti di vaso, rocchetti per tessere, fibule. Soprattutto la coppa è un reperto assai importante: nella fascia di colore rosso arancio reca incisa una papera riconducibile al culto religioso della «barca» solare.

I due frammenti di vaso, invece, riportano iscrizioni (una incisa prima, l’altra dopo la cottura) di poche lettere in antico alfabeto venetico (detto «princeps») del VI sec.

Il tutto a testimoniare come Oppeano fosse un centro veneto di grande importanza, ribadendo quindi una considerazione emersa già dopo il ritrovamento dell’elmo esposto a Firenze e risalente al V secolo.

Il sito archeologico oppeanese, insomma, non cessa di regalare sorprese.

Dagli anni Ottanta la sovrintendenza di Verona diretta da Luciano Salzani esegue scavi di emergenza sia nelle necropoli che nell’abitato.

Dal 2000, in base a una convenzione con l’università di Verona e la supervisione di Alessandro Guidi, le ricerche hanno centrato la loro attenzione sulla ricostruzione della nascita e dello sviluppo dell’abitato, con una serie di ricognizioni di superficie che hanno permesso di recuperare più di 10 mila frammenti ceramici.

«Oppeano era un abitato che, nella prima età del ferro, era esteso per più di 80 ettari – spiega – Vi erano nuclei di capanne alternati a spazi vuoti e possiamo definirlo un grande centro protourbano, poi trasformatosi in una vera e propria città. Ma a differenza di altri noti centri veneti come Este e Padova non prosegue in età romana.

Il centro moderno del paese occupa solo una superficie molto limitata della parte antica: quindi si è potuto scavare tranquillamente e ci siamo concentrati soprattutto su un campo occupato nell’ultimo dopoguerra da una fornace poi dismessa».

Dal 2003 l’università di Verona esegue scavi in quest’area.

«Qui abbiamo trovato tutto un palinsesto di testimonianze archeologiche, dall’abitato più antico, risalente al X secolo, a quello del VI-IV secolo a.C.: strutture abitative e artigianali, resti della lavorazione del ferro, vasi della cultura veneta, oggetti di uso comune come alari per gli spiedi, ma anche oggetti in osso e corno. Qui appunto c’è la grande cisterna, poi fossa di riempimento, dove abbiamo trovato il morto prono. Abbiamo dimostrato, scavando che il dosso era stato occupato almeno dagli inizi dell’età del bronzo, se non prima. Abbiamo inoltre rinvenuto un vaso in ceramica pieno di lamine di bronzo ripiegate, che sono state viste grazie a metodiche aggiornate, in collaborazione con altre facoltà come quella di medicina».

 

Negli ultimi anni hanno seguito gli scavi soprattutto Massimo Saracino e Federica Candelato, per citarne solo alcuni dei collaboratori, con la partecipazione di molti studenti del corso di laurea in scienze dei beni culturali dell’università di Verona e, da quest’anno, anche studenti dell’università di Roma 3.

Gli scavi sono stati possibili grazie ai finanziamenti dell’università, della Regione, della Fondazione Cariverona e del Comune di Oppeano che ha messo a disposizione dei locali per l’ospitalità degli studenti.

Le prospettive future? «L’area è ancora promettente per ricostruire la meccanica della formazione di una città veneta – conclude Guidi – Si ribadisce l’importanza di Oppeano per la sua posizione di frontiera e controllo dei traffici tra le aree etrusca e veneta. A testimonianza di questo ruolo, il dosso su cui sorgeva la città riporta tracce di opere difensive, anche queste messe in luce dalle nostre ricerche».

 

 

Fonte: srs di Giancarla Gallo da L’Arena di Verona di Giovedì 26 Ottobre 2006; PROVINCIA, pagina 33

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